C’è sconcerto tra quanti hanno preso parte alla procedura del Comune di Foggia per la selezione del giornalista che curerà la comunicazione istituzionale e i rapporti coi media per i prossimi 18 mesi. Il concorso è stato vinto dal cerignolano Natale Labia, firma de Il Mattino di Foggia e altre testate, ex portavoce del Comune di Cerignola, delegato al Consiglio dell’Ordine dei giornalisti e, dulcis in fundo, compagno della ex parlamentare Pd Colomba Mongiello, che lo portò a Roma quale proprio assistente. Labia è inoltre fondatore di Italialab srl, socio di maggioranza (all’80%) con sua sorella Angelica.
Si è trattato di uno degli ultimi atti della dirigente al personale Maria Concetta Valentino, cerignolana anch’ella, che ha curato la questione come presidente della commissione prima di far ritorno al Comune ofantino al termine degli anni trascorsi nell’ente del capoluogo. Alla graduatoria finale si è arrivati senza alcuna prova scritta, ma solo con la valutazione dei titoli e un colloquio orale durato pochi minuti. E’ stato quest’ultimo ad assicurare a Labia l’assunzione a 2.900 euro lordi mensili, grazie ad un punteggio clamorosamente maggiore rispetto agli altri candidati.
Il tutto con la presenza di una consigliera dell’Ordine dei giornalisti pugliesi in commissione, Francesca Sozzo. Il terzo componente della commissione è stato il funzionario comunale Giovanni Muscillo.
Labia aveva ottenuto 3,50/10 per i titoli ma ce l’ha fatta coi 28 punti dell’orale, per un punteggio totali di 31,50 col quale ha beffato il ben più titolato Claudio Gabaldi (4,45/10 per i titoli, 27/30 per l’orale, punteggio totale pari a 31,45). Terzo Fabio Prencipe con 29,25 (3,25/10 e 26/30), quarto Luca Carofiglio con 28 punti (3/10 e 25/30), quinta Francesca Lombardi con 25,50 punti (3,5/10 e 22/30), sesto Claudio Botta con 24,40 punti (3,4/10 e 21/30).
Labia è dunque assunto nel profilo professionale di “specialista della comunicazione istituzionale e nei rapporti con i media”, categoria D, a tempo determinato e pieno a decorrere dal 31/12/2022 e sino al 29/06/2024 (dunque ben oltre la fine del mandato dei commissari, che andranno via da Palazzo di città entro l’autunno 2023). Con buona pace di quanti avevano criticato già in precedenza la presunta vicinanza politica al Pd da parte commissariale.
A l’Attacco Claudio Botta ha voluto raccontare la propria esperienza, sintetizzata nella ironica frase “due domande posson bastare (per entrare al Comune)”.
“Ordinamento degli Enti locali; diritti e doveri dei pubblici dipendenti; normativa in materia di protezione dei dati personali, trasparenza, accesso agli atti, anticorruzione, per la parte amministrativa. Teorie, tecniche, strumenti e semiotica del linguaggio/testo televisivo; normativa sulla stampa e sul sistema radiotelevisivo; informazione pubblica e social media; etica e deontologia professionale – Testo unico dei doveri del giornalista e relativi allegati; par condicio in periodo elettorale; normativa relativa ai reati di diffamazione e calunnia a mezzo stampa, per la parte giornalistica. E ancora, “elementi fondamentali del contesto sociale, economico e politico della città di Foggia”. Erano queste le materie di riferimento – oltre alle prove preselettive di inglese ed informatica – del concorso indetto dal Comune di Foggia per uno “Specialista della Comunicazione Istituzionale e nei rapporti con i media”, da noi addetti ai lavori atteso da decenni, abituati come siamo agli incarichi intuitu personae, assegnati da politici e amministratori a persone di loro fiducia o appartenenti alla loro parrocchia”, racconta Botta.
“Un concorso con un grave deficit in partenza, per chi si deve occupare di comunicazione in rappresentanza di un ente: la mancanza di una prova scritta, perché la capacità di scrittura, di analisi, di sintesi, la differenza di stili per passare – per fare solo un esempio – da un comunicato a un post su un social network, il lancio di una campagna di comunicazione su piattaforme differenti non si possono giudicare soltanto attraverso una laurea e un curriculum. Ma anche i recenti concorsi banditi dopo decenni dalla Regione Puglia si sono svolti unicamente attraverso un quiz di 40 domande, che hanno portato nell’ente persone che oltre a postare comunicati, dovranno seguire lavori di commissioni, sedute consiliari, con graduatorie di idoneità valide da qui all’eternità (intesa in senso professionale). E chissà se i vincitori saranno davvero all’altezza, alla luce della versatilità e della professionalità richiesta. Ma il nostro Ordine di appartenenza non ha fiatato, ovviamente, e quindi così è, se vi pare”, continua il giornalista foggiano.
“Ho quindi partecipato immaginando (e sperando in) una selezione vera, un esame approfondito, soprattutto dopo aver letto il numero di iscritti, che in sede d’esame si era dimezzato perché alcuni colleghi iscritti hanno disertato la convocazione. Io ho studiato alla facoltà di Scienze politiche a Roma, ho sostenuto 21 sessioni di esame, che duravano dalla mattina al pomeriggio inoltrato, e nessun esame è durato meno di tre quarti d’ora (alcuni hanno superato l’ora abbondante) con almeno 4-5 domande. Un lavoro da dirigente in una pubblica amministrazione credo meritasse quantomeno la stessa attenzione, nella mia visione idealista di un figlio di un ferroviere in pensione e di una casalinga, che sedeva a lezione sugli stessi banchi condivisi da figli di diplomatici. Nella sala consiliare di Palazzo di Città, si è adottata invece una selezione ‘slim’: due domandine da estrarre a sorte, una per la parte giornalistica, una per quella amministrativa. Abbastanza semplici, al punto che tutti i partecipanti, me compreso, hanno risposto, e ogni colloquio è durato pochissimi minuti, e quello del vincitore è stato il più breve in assoluto”, prosegue.
“Avendo partecipato la mia opinione è di parte, ma mi permetto di esprimerla: lo scarto tra il più bravo e il peggiore, in base a quel tipo di selezione, poteva essere contenuto in una forbice di 3-4 punti, per la commissione la forbice è stata di 7 punti. Era presente una rappresentante dell’Ordine, che ha certificato la bontà di quanto accaduto: così è, se vi pare, anche in questo caso. Ognuno risponde alla propria coscienza, non mi permetto di aggiungere altro”, conclude con amarezza Botta.
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