Problema: in un Comune sciolto per mafia tre commissari, di cui uno dimissionario, hanno affidato o rinnovato tre servizi pubblici a una cooperativa che per anni ha operato senza problemi, per poi essere interdetta dal Prefetto per contiguità alla mafia. Considerando che la cooperativa continuerà a operare per i suddetti servizi pubblici di cui sopra tramite altri tre commissari, a quanti commissari bisogna oggi fare riferimento in questo Comune per la potatura di un albero pericolante che poi cadrà e sfascerà una macchina parcheggiata sotto, rischiando di uccidere un pedone?
La risposta non è facile e l’ironico quesito tra la matematica ed il diritto amministrativo espone tutta l’assurdità di un istituto giuridico che ha iniziato a contorcersi su sé stesso. Anzi paradossalmente più vengono criticati i commissariamenti nelle modalità, tempi, incoerenza ed effetti collaterali (riguardo le interdittive alle aziende si pensi in primis alle ricadute su occupazione ed appalti pubblici), più si insiste con questa misura. Vale per i Comuni quanto per le aziende.
Il tilt sta proprio nell’incoerenza nonché nella diversità di approccio al fenomeno che è passato dall’inclusione ed istituzionalizzazione dei contesti criminali, il famoso “patto sociale”, all’attuale pugno duro un po’ isterico, un po’ schizofrenico. Un episodio non giuridicamente rilevante o perseguibile viene lasciato a sé da due Prefetti consecutivi, per poi divenire motivo di smantellamento totale per il terzo Prefetto succeduto in pochi anni. Non si contesta il merito della singola misura, di per sé fortemente discrezionale, non sanzionatoria, bensì cautelare di carattere straordinario.
Quello che disorienta e rischia di creare danni irreparabili sono gli stravolgimenti continui e senza visione delle politiche legalitarie. Che le interdittive ed i commissariamenti producano più danni che benefici ormai è una certezza acquisita nella storia di questo Paese, anche per diretta ammissione istituzionale. La Commissione Parlamentare Antimafia nella “Relazione sulla prevenzione della corruzione e sulla trasparenza nei Comuni sciolti per mafia” del 2022 ha stigmatizzato pesantemente l’operato in generale dei commissari straordinari e l’istituto giuridico stesso.
Le disposizioni normative risultano “ampiamente trascurate se non addirittura obliterate”. Il commissariamento è definito come fallace, inefficace nella bonifica amministrativa e colpevole di paralizzare le città senza neanche riuscire ad implementare le disposizioni su obblighi di trasparenza e prevenzione della corruzione. L’esperienza diretta su Foggia, che a novembre raggiungerà 29 mesi di sospensione della democrazia, ha dimostrato da parte dei commissari una totale mancanza di conoscenza della città e delle sue problematiche (ad esempio scuole comunali e centri per anziani chiusi senza criterio), l’incapacità di fare persino le cose basilari richieste ad un commissariamento (trasparenza, concorsi pubblici, affidamenti ineccepibili e rotazione della tecnostruttura), l’insipienza su situazioni tanto semplici quanto clamorose (2 anni per togliere una recinzione abusiva a Parco San Felice, procedura portata a termine solo dopo il titolone su l’Attacco), e scelte politiche così azzardate da diventare anche giuridicamente pericolose (l’affidamento per 9 anni ad Amiu con tutto quello che bolle in pentola tra esposti, indagine presso la GdF ed interrogazioni parlamentari).
Un disastro generalizzato che dopo 7 anni di landellismo ed i 5 precedenti del centrosinistra di dissesto finanziario rischiano di aver incancrenito la situazione ad un livello tale da essere insanabile. Per alcuni era la medicina amara ma necessaria, la realtà oggi mostra che per eliminare la patologia si è ucciso il paziente. E’ notizia di pochi giorni fa che lo scioglimento per infiltrazioni mafiose a Sant’Eufemia d’Aspromonte, in Calabria, è stato totalmente ingiustificato. Il Tribunale di Palmi ha smontato l’inchiesta Eyphemos, in seguito alla quale erano scattati gli arresti anche per l’allora Sindaco Domenico Creazzo, oggi assolto "perché il fatto non sussiste", insieme a 29 indagati. Sono crollati in un colpo tutti i teoremi di un'inchiesta che portò allo scioglimento del Comune calabrese, rilevando errori madornali nelle contestazioni fatte dalla commissione d’accesso, tra incredibili scambi di persona e fatti che non sussistono. Ormai però la storia è segnata ed il Comune sciolto ed in seguito commissariato.
A proposito di approccio al fenomeno, chiudiamo con un’analisi storica molto emblematica. Nell’ultima puntata di Atlantide, programma di approfondimento storico e politico di La7, si è ricostruita la storia dello storico capo di Cosa Nostra statunitense, Lucky Luciano, e del primo “patto Stato-mafia”, dietrologia accertata da diversi storici e dimostrabile dagli avvenimenti. Luciano, Il boss originario di Palermo ed emigrato agli inizi del 900’ a New York con la sua famiglia, divenne il creatore del “Sindacato nazionale del crimine” per il controllo del contrabbando di alcolici e stupefacenti, prostituzione, gioco d'azzardo, e del porto di New York.
E’ considerato il padre moderno del crimine organizzato ed il Time Magazine lo ha inserito tra i 20 uomini più influenti del XX secolo. Dopo una lunga caccia all’uomo, la Procura speciale di New York riuscì ad incastrare Luciano nel febbraio 1936 per sfruttamento della prostituzione, grazie alle testimonianze delle prostitute, e a condannarlo ad oltre 30 anni di carcere. Tutto però venne stravolto nel 1943 durante l’organizzazione dello sbarco degli Alleati in Sicilia, l'Operazione Husky, che liberò l'isola dal nazi-fascismo, al prezzo di una lunga serie di crimini di guerra e di commistioni mafiose.
Prima di procedere allo sbarco era però necessario preparare il terreno e a tale scopo furono intavolate trattative con boss del calibro di Frank Costello, Lucky Luciano, ed i loro agganci in Sicilia. Vent'anni prima la mafia siciliana era stata colpita sul piano militare con le misure eccezionali attuate dal "Prefetto di ferro" Cesare Mori. Molti criminali preferirono fare le valigie per gli Usa.
Luciano nel 1943 venne avvicinato dalla CIA per ottenere "contatti utili" sull'isola con la promessa di un aiuto per la gestione del territorio una volta occupata l'isola. In cambio, nel 1946, il boss verrà addirittura scarcerato "per i grandi servigi resi". Tra i "consulenti" chiamati in causa dagli Usa si contarono anche i fratelli Camardos e don Calogero Vizzini, che attivarono la loro rete di amicizie per promuovere azioni di boicottaggio contro i fascisti e operazioni di spionaggio.
Dopo lo sbarco degli Alleati, Calogero Vizzini fu imposto come Sindaco di Villalba. Lo stesso accadde con tantissime nomine di Sindaci e Prefetti, tutti di estrazione squisitamente mafiosa. A Palermo fu nominato dagli Alleati come primo Sindaco di Palermo del dopo fascismo un certo Tasca Bordonaro, definito da Nick Gentile (boss della mafia americana) come un “membro dell’onorata società”.
I mafiosi potevano inoltre garantire che non fossero le forze di sinistra dell'isola a prendere il potere dopo la liberazione dal fascismo. Si è passati dal pugno duro all’infiltrazione istituzionalizzata, dalla trattativa (prima e seconda) all’epoca dei commissariamenti selvaggi su presunzioni non sempre dimostrabili. E’ tutta una questione di umori politici.
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