L’assessora Alice Amatore: “Presidi culturali comunali in periferie e borgate. Va ripensata mappa cittadina”

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Ha stupito molti ma non tutti la nomina della 26enne Alice Amatore, appassionata di pianoforte e fotografia, ad assessora alla Cultura, Beni culturali e Museo Civico, Turismo, Politiche giovanili, comunitarie e internazionali, Marketing territoriale, Grandi eventi. Un traguardo che la accredita tra i più giovani amministratori comunali della storia del capoluogo dauno. Seconda degli eletti con 861 preferenze nella lista del Partito democratico e enfant prodige della politica foggiana, Amatore - anima della prima ora di Parcocittà, presidio di cultura e legalità tra i più importanti del territorio – annovera nella sua formazione una laurea triennale in Consulenza del lavoro all’Unifg ed è in procinto di conseguire, dopo 2 stage a Bruxelles, la specialistica in Diritto europeo presso l’Università di Torino. E’ allieva politica, sin dai primi passi mossi a Parcocittà, di Peppino D’Urso, ex presidente del Teatro pubblico pugliese ed esponente dem tra i più rilevanti del territorio. A sostegno di Amatore, alle urne di ottobre, è andato anche Orazio Montinaro, altro storico nome del Pd di Capitanata. Del favore di simili big ha potuto godere pure il più giovane in assoluto della nuova assise consiliare (eletto con 721 preferenze). Ovvero Mario Cagiano, classe ‘2000, presentatosi in ticket con Amatore, con la quale ha condotto un’interessante campagna elettorale praticamente in simbiosi. L’intesa politica tra i due ragazzi nasce nel 2019, quando fondano Ottavia per creare un nuovo canale di attivismo giovanile nella vita sociale della città.

Amatore, che effetto le fa essere tra i più giovani assessori comunali della storia di Foggia (e forse anche d’Italia)?  
E’ una grossa responsabilità. Percepisco tanta aspettativa dalla città, non solo su di me ma su tutta l’amministrazione. Veniamo da due anni di commissariamento e dal periodo precedente (l’ex amministrazione Landella, ndr) che ha condotto a quel provvedimento. Io ho la sensazione di poter fare molto. Ci vuole impegno e dedizione, una sensazione bella e stimolante. Sento che in questo nuovo corso ci sono molte strade nuove e positive da percorrere, anche per mantener fede agli impegni assunti con la città in campagna elettorale. 

Come definirebbe il percorso politico che l’ha portata così giovane fin qui? 
In primis un percorso di attivismo politico e socio-culturale che viene da lontano: credo che il mio attuale ruolo ne sia il frutto. Chi conosce bene il mio percorso ha detto di non essere stato sorpreso del mio incarico assessorile. Ovviamente mi fa piacere e mi carica di responsabilità. Il mio impegno politico nasce negli anni della scuola, quando fui baby assessore comunale alle elementari, e poi in quinto superiore rappresentante della Consulta provinciale degli studenti; in seguito la politica studentesca universitaria, da iscritta all’Unifg, prima di trasferirmi all’Università di Torino. Infine, prossima alla laurea specialistica, per varie coincidenze sono tornata a Foggia e ho scelto di impegnarmi nuovamente in politica. 

Si era già, però, candidata con i dem nel 2019, con un buon risultato che però non le consentì l’ingresso in consiglio.
Candidatura del 2019 e annessa prima esperienza di campagna elettorale sono state fondamentali per dire ciò che sono oggi. Quell'esperienza mi ha incoraggiato a continuare il mio percorso politico. Anche alla luce del buon risultato ottenuto, tra l’altro inaspettato. Un tassello fondamentale della mia formazione, con cui ho strutturato meglio il mio impegno politico, e che ha funto da volàno per il recente successo elettorale accordatomi dalla città.    

Lei è stata anche animatrice di realtà giovanili e socio-culturali importanti per il territorio, come  Ottavia e Parcocittà. Quanto hanno contato nel suo percorso? 
Parcocittà è tra le esperienze più importanti della mia vita. E’ stata una palestra di sensibilità civile, di vicinanza a realtà che si impegnano quotidianamente per il bene della comunità. Lì, con diversi altri ragazzi, ho avuto tanto margine per costruire percorsi per minori e adolescenti, con una serie di progetti ed eventi che hanno trasformato quel pezzo periferico di città in qualcosa di diverso dalla piazza di spaccio che era. Ciò mi ha restituito fiducia nel credere che i processi di cambiamento sono possibili anche a Foggia. Ottavia, invece, è nata subito dopo le amministrative ‘19, e aveva una chiave più politica. L'obiettivo era creare aggregazione giovanile attorno ai temi della città: ricordo il flash-mob per tenere alta l’attenzione sul degrado di uno storico luogo simbolo come Masseria Pantano, ma abbiamo parlato anche del fenomeno mafioso, delle necessità della comunità e in particolare dei ragazzi, focalizzandoci ad esempio sulla carenza in città di spazi per i giovani. Con Ottavia ho capito che il bello di Foggia è che a volte questa città ha dato così tanto poco in termini di impegno istituzionale da generare dal basso tantissima voglia di fare ed esperienze di rottura col passato. Dopo Ottavia a Foggia sono tante forme di attivismo civico e giovanile, alcune delle quali poi anche premiate da queste elezioni, come per la vice sindaca Aprile e per il consigliere Strippoli, ex animatori de La Società civile. Infine un'altra esperienza per me importantissima è il volontariato prestato alla Casa del Giovane, a contatto con le fasce più fragili, da cui ho appreso tanto. 

Nel suo ruolo assessorile, sarà più voce di partito o rivendicherà sempre libertà e autonomia di azione?
Il Partito democratico è la mia casa, nei cui ideali mi riconosco appieno. Dal partito cittadino mi è stata data una fiducia non scontata. In tanti dicevano che ero troppo giovane per esercitare delicati ruoli amministrativi ma il partito ha creduto in me e ora, insieme all’assessore al Bilancio (nonché segretario cittadino dei dem, ndr), Davide Emanuele, proviamo a portare in giunta la  visione di città del Pd. Devo dire che nell’esecutivo c'è totale comunione di intenti rispetto alle direzioni da seguire. 

Quali saranno invece le direttrici su cui lavorerà lei? 
In primis ascolto della comunità. Uno dei primi step sarà riattivare organismi di partecipazione che in città esistono già ma che negli ultimi tempi si sono spenti, anche in ragione di un commissariamento che ha evitato il confronto con la città. Sarà dunque mia cura ridare vita alla Consulta della cultura, al Forum dei giovani, al Consiglio comunale dei ragazzi, strumenti essenziali specie in questo momento storico. Lavoreremo poi sui ‘luoghi della cultura’, altra parola chiave. E’ necessario ripensare la mappa territoriale dei contenitori culturali. In una città di 150mila abitanti che, eccezion fatta per le biblioteche universitarie, annovera una sola biblioteca pubblica, ‘La Magna Capitana’, tra l'altro temporaneamente chiusa, ragion per cui cerchiamo di mettere a disposizione spazi di studio e lettura alternativi. Penso inoltre al Museo civico, in condizioni di assoluto degrado, per ora c’è uno stanziamento per la riqualificazione. Come penso alla mancanza di spazi comunali per i giovani e all’assenza di presidi istituzionali della cultura, teatri, biblioteche, luoghi espositivi, nelle periferie e nelle borgate di Foggia. E’ essenziale colmare simili gap pensando alla cultura come strumento inclusivo per veicolare messaggi positivi alle nuove generazioni e abbattere le distanze sociali con interventi a favore delle fasce più fragili, che vanno riconnesse al tessuto sociale attraverso una fruizione reale delle politiche culturali di un’amministrazione. Infine cultura come volàno di economia: i grandi eventi del mio assessorato saranno pensati per una promozione, anche a livello nazionale, del nostro territorio in chiave positiva, provando a invertire il trend della narrazione da ultimi in classifica, per reinserire il capoluogo dauno in circuiti di marketing territoriale più rilevanti, dai quali Foggia attualmente è esclusa. Vogliamo rendere questa città più attrattiva anche per i turisti, creando occasioni perché si visiti il nostro territorio e si torni a casa con bei ricordi. In questo senso è utile dar spazio anche ai grandi eventi, compatibilmente con le esigenze di Bilancio: in una città che necessità di molteplici interventi in vari settori bisogna utilizzare le risorse, lo dice spesso la Sindaca, ‘come un buon padre di famiglia’, stabilendo le priorità. 

Al netto  del suo giudizio sull'ex amministrazione Landella, ci sono esperienze di successo di quella programmazione culturale, penso al Giordano in Jazz, che si possono recuperare? 
Ciò che di positivo è stato fatto potrà essere riproposto, magari rivisto e ricondiviso con la città. Credo che Giordano in Jazz sia un'esperienza che inseriva Foggia in un circuito di rilevanza nazionale e internazionale. Una rassegna che dovrà assolutamente tornare a vivere, obiettivo tra l’altro già presente nella mia agenda programmatica. 

Coinvolgerà la Filiera culturale che chiede protagonismo nella co-progettazione delle politiche culturali in città? 
Sì, ho già avviato il dialogo. Perché è una realtà che, a partire dal periodo di pandemia, ha svolto un lavoro eccellente, portando alla ribalta nazionale le vertenze per la riabilitazione del comparto cultura, così come pure ottenendo dai commissari che fosse realtà il censimento comunale degli operatori locali del settore, azione che va promossa per dare rappresentatività a un pezzo importante della città. Nella Filiera esistono professionalità eccellenti, con cui poter costruire percorsi di co-programmazione, perché calare visioni dall’alto, il più delle volte, non porta a nulla. Lo si è visto con la Pinacoteca ‘900, da tre anni sottoutilizzata. 

Torniamo a Parcocittà, per provare a sciogliere un nodo-politico amministrativo. Sua zia, Rita Amatore, è alla guida  gestionale dello spazio comunale, in proroga ormai da qualche anno. Ci sarà il bando per la riassegnazione?
Premetto che non collaboro più con Parcocittà da almeno due anni, da quando volai a Torino all’università. So che la questione è all’attenzione, specie dell’opposizione consiliare. Ricordo anche che questa vicenda ha riguardato l’Ufficio cultura ben prima che io mi insediassi. L’affidamento all’ats che gestisce Parcocittà è scaduto nel 2020 e per quanto ne sappia poco dopo doveva essere pronto un nuovo bando, perché quell’iter si sia arenato non ne ho idea. La necessità di un nuovo bando è chiara, anche perché posso testimoniare come questa situazione di precarietà amministrativa non ha neppure giovato alla realtà associativa che tuttora presiede in proroga Parcocittà, perché l’assenza di un pieno rinnovo del mandato gestionale, per il quale si sarebbe potuta ricandidare, attraverso un nuovo bando, anche la suddetta ats, non ha consentito, da un certo momento, alle associazioni che animano quel contenitore di concorrere a nuove misure di finanziamento nazionali ed europee sulle quali si è sempre retta la programmazione di Parcocittà. Suppongo che questa amministrazione provvederà ad emettere un nuovo bando, ma voglio chiarire che non sarà redatto dall’Ufficio cultura, bensì da altro settore comunale, l’ho chiesto espressamente per una questione di opportunità e per allontanare da me qualsiasi ombra di ingerenza o di conflitti d’interesse familiare. Quanto al ruolo di mia zia, rivendico con orgoglio il lavoro da lei profuso in quel contesto, che tanto bene ha fatto a un pezzo di città spesso al margine.  

Che ruolo avrà, se lo avrà, una figura come il vicepresidente regionale e dominus territoriale dem Raffaele Piemontese nelle politiche culturali foggiane?
Ritengo che, data la sua carica istituzionale e non ultimo la  sua origine foggiana, abbia pieno titolo ad interessarsi delle politiche amministrative del capoluogo dauno, cultura compresa. Non so quale potrà essere il suo approccio in materia ma sono certa di un dialogo proficuo tra il mio assessorato e le agenzie culturali della Regione Puglia, penso a Puglia Promozione e al Teatro pubblico pugliese, che mi hanno manifestato entusiasmo per la riattivazione di un rapporto sereno con il Comune di Foggia, che negli scorsi anni è un po’ mancato. Con il Tpp siamo al lavoro per avviare iniziative teatrali nelle scuole e nei quartieri di Foggia. Sono convinta che una più intensa sinergia con la Regione potrà portare al territorio nuove idee e risorse per la nostra programmazione.

Cercherà sinergie anche con l’Unifg?
E’ un punto del mio programma. Martedì ho incontrato alcuni rappresentanti degli uffici d’ateneo. L’intenzione è instaurare rapporti anche formali di collaborazione, in una rete più ampia di agenzie formative che potrà supportare e orientare l’attività culturale per la crescita della città. L’Unifg ha un ruolo chiave, anche grazie alla sua apprezzabile vocazione in materia di Terza missione, l’Unifg. La delega comunale all’Università è in mano alla Sindaca, ma in tema di politiche giovanili, cultura e relazioni internazionali il mio assessorato avvierà una fitta interlocuzione con l’Ateneo. Sono già in piedi idee progettuali in collaborazione: serve unire forze per raggiungere obiettivi. 

Quali le politiche culturali di comuni a noi vicini da guardare con interesse?
A quelle dell’amministrazione Bonito a Cerignola, che usciva da un commissariamento analogo al nostro. Apprezzo il lavoro moderno e capillare eseguito nel post scioglimento. Il sindaco Bonito e la sua giunta hanno ripensato la città, anche in termini culturali nonché quanto a nuovo coinvolgimento dei giovani in politica e nelle istituzioni. Anche il modello Vieste è vincente in termini di marketing d’impatto e qualificata offerta culturale messi in campo dall’amministrazione Nobiletti, specie durante l’estate. Un brand amministrativo cui ispirarsi, anche se Foggia è territorio diverso, con un tessuto sociale in parte differente e in cui è prioritario un lavoro più capillare per riammagliare il tessuto della comunità. Infine, ma non per importanza, Bari e l’amministrazione Decaro, che seguo con interesse. Una città (con alla Cultura Ines Pierucci, storica animatrice dei Presidi del Libro baresi, ndr) in cui apre una biblioteca a settimana, tutto dire sulla direzione in cui vanno simili politiche. Lì, già da anni,c’è il lavoro capillare di cui parlo, oltre che un operato più complessivo che ha trasformato il volto della città. Una città in cui ci sono diversi grandi eventi ogni anno e che quindi diventa esempio virtuoso di come conciliare i vari aspetti della cultura, quello più sotterraneo e quello più eventistico: il tutto a vantaggio della crescita della comunità. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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