Foggia, affaire alloggi ex Gozzini: la storia esemplare di via Bonante

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Il problema casa è sempre stato uno dei talloni d’Achille del capoluogo dauno, fin da tempi non sospetti. Procedure di assegnazione, abusivismo e diritti di abitazione hanno generato negli ultimi decenni un tale caos da cui è oggi difficile venirne a capo. Una cosa è certa: a rimetterci, come sempre, sono le famiglie che devono pagare il prezzo più salato di una situazione di cui non si trova il bandolo della matassa. Anzi. Quello che fino a qualche settimana fa era un piccolo fuoco di paglia, si è presto trasformato in fiamma viva capace di ardere e divorare cittadini e istituzioni. Sul fronte dei recenti sfratti infatti - che continueranno anche nei prossimi giorni - delle famiglie abusive negli alloggi ex Gozzini, destinanti per legge alle forze di polizia, l’Ufficio territoriale del governo starebbe procedendo con celerità alla riassegnazione (agli aventi diritto in graduatoria) delle case appena liberate.

A rimetterci, oltre agli abusivi ovviamente, anche gli stessi operatori delle forze dell’ordine, cioè quegli stessi assegnatari a cui vennero dati gli alloggi circa un ventennio fa e che oggi – sempre secondo le istituzioni – non godrebbero più del diritto di restare in quelle stesse case. Insomma immaginate poliziotti che tolgono le case ad ex poliziotti. Sembra una barzelletta ma tant’è.  In questo guazzabuglio, ricordiamo che gli alloggi ex Legge Gozzini sono sparsi per tutta la città, da via Forcella a via Bonante, da via Balestrucci a via Colicchio, c’è chi giura che Foggia disponga anche di tante unità abitative ancora libere e pronte per essere assegnate.

Il quotidiano l’Attacco sta girando per le strade in questi giorni ascoltando i pareri e le ragioni di tutte le parti in questione. Com’era facile immaginare, la situazione è parecchio ingarbugliata, ma proveremo in queste pagine a fornire ai lettori un altro spunto su cui riflettere. 

Ciò che si temeva è accaduto, forse qualcuno lo sapeva già, ma nessuno ha fatto niente per evitarlo. La bomba sociale è esplosa in città e sta coinvolgendo centinaia di famiglie occupanti gli alloggi ex Legge Gozzini. Da via Lucera alla Macchia Gialla, passando anche per le vie centrali. Tantissime famiglie che in questi giorni sono state raggiunte da avvisi di sfratto, anche le stesse Forze dell’Ordine in pensione, i quali non sarebbero ritenuti più aventi diritto. E’ ciò che sta accadendo su via Bonante dove insistono palazzine ex Legge Gozzini, destinate cioè agli uomini delle forze dell’ordine e a tutto il personale del Ministero dell’Interno e di Grazia e Giustizia. Persone che, nel corso di questi vent’anni, hanno speso fior fiore di soldi pur di ripristinare degli alloggi che cadevano quasi a pezzi.

“Trasferito da Roma a Foggia, circa un ventennio fa mi venne assegnata la casa in via Bonante, a due passi dall’Ipercoop di Foggia - spiega a l’Attacco Luigi Rendine, ex finanziere – entrai in quella casa che mancavano perfino le porte, la rubinetteria ed altro materiale rubato in quanto l’alloggio era stato già sfondato. Nel corso degli anni ho speso molti soldi affinché quell’appartamento potesse accogliere la mia famiglia. In inverno colava acqua da sopra e da sotto: ricordo che quando chiesi spiegazioni c’era un rimpallo di responsabilità tra Caroprese e la Prefettura. Poi misi in mezzo un ingegnere di pace di San Ferdinando che fece una verifica degli alloggi ex Legge Gozzini. Secondo l’esperto le case presentavano dei vizi. Fondamenta a contatto con l’acqua, fili elettrici bagnati e non solo. Denunciammo tutto.

Il Tribunale, in quegli anni, ci fece – a noi di via Bonante – custodi giudiziari degli alloggi. Dopo vent’anni di silenzi, qualche giorno fa mi arriva una telefonata da parte di un finanziere, membro della commissione della Legge Gozzini, secondo cui dovrò lasciare casa per scadenza di contratto. Ma quale contratto? Peccato che non abbiamo mai ricevuto niente. Su 63 famiglie, nessuno ha il contratto.

Siamo tutti custodi giudiziari. Ma su che base mi sfrattano? Sarei disposto a lasciare casa qualora mi risarcissero di tutti i danni che ho avuto, a cominciare dalla porta blindata, dai bagni e dalla permeabilizzazione del tetto. In tutto questo tempo, mai nessuno è venuto a capire in che pessime situazioni ci ritrovassimo”. Ma i guai, per i residenti di via Bonante, non terminano qui.

Secondo i beninformati quella stessa area, retrostante il Centro Commerciale Mongolfiera di Foggia, era paludosa, dedita all’agricoltura quindi non edificabile. “Gli alloggi vuoti ci sono, ecco perché murano le case – conclude Luigi Rendine – ho lavorato 40 anni per l’amministrazione. Perché non mi hanno buttato via quando ero giovane? A 70 anni dove vado?”. Intanto proprio ieri mattina l’Attacco ha incontrato alcuni residenti degli alloggi ex Legge Gozzini di via Bonante.

“Viviamo qui da oltre vent’anni - raccontano – in tutto questo tempo, né la Prefettura né Caroprese hanno mai mosso un dito nonostante ci fossero dietro fatti concreti che hanno dimostrato l’impellente necessità di intervenire su queste strutture”.  Secondo i residenti la Prefettura avrebbe in carico delle somme al Piano Integrato mai utilizzate su queste strutture. Soldi che dovevano essere impiegati per rendere agibili e vivibili questi alloggi.

“Queste case – ribadiscono – ci sono state assegnate con un verbale della Prefettura per evitare ulteriori situazioni di danneggiamento, perché alcune erano già state occupate. Così in via del tutto provvisoria ci vennero affidate con verbale a cui, pensavamo, seguisse un adeguamento contrattuale mai arrivato nonostante l’avessimo anche preteso. Viviamo in una situazione drammatica: secondo alcune situazioni non avremmo più i requisiti per abitarci.

La Legge Gozzini - è inoltre bene chiarire -  ha però in auge la gestione degli immobili che l’ex istituto autonomo Case Popolari ha preso in carico regolarmente, contrattualizzando gli inquilini. Ma a noi mai nessuno si è degnato di alzare un dito per fare qualcosa”. Alcuni di loro, ex dipendenti delle forze dell’ordine, sono arrivati a spendere anche 50 mila euro per ridare dignità alle case, prive di porte, con tubatura fognaria fuori posto, elettricità non in regola e caldaia dentro casa. “In vent’anni ho cambiato tre volte i mobili; a casa nostra ci ammaliamo in media sette volte all’anno per problemi respiratori. Ma si può andare avanti così?

Noi istituzioni siamo state abbandonate dalle altre istituzioni. È una cosa inverosimile”. Nelle strutture portanti manca addirittura l’isolamento. “Qualche giorno fa è scoppiata la rete fognaria, viviamo sul letame – aggiungono i residenti – quando piove l’acqua finisce sotto la struttura e non essendoci un deflusso naturale, tutto si concentra sotto la struttura che sistematicamente cede. Qui non si poteva costruire, era un campo agricolo. Queste case vennero sequestrate e dissequestrate dalla Guardia di Finanza di Foggia.

Questo perché la Procura ritenne opportuno farci restare dentro. Fu in quel momento che ci nominarono custodi, senza mai farci un contratto. Ora aspettiamo e soffriamo. Se le istituzioni non fanno rispettare una normativa di legge, dobbiamo cominciare a pensare che quelle stesse istituzioni non ci vogliono tutelare. A noi non è ancora arrivata alcuna chiamata. Ma l’attendiamo. È solo questione di tempo”. 

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 



Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet