Di Carlo: “Sede via Protano non si svende, meglio alienare l’altra. Farò campagna all’estero per l’incoming”

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Prime settimane da presidente di Camera di commercio, a Foggia, per l’edile Pino di Carlo. A trent’anni divenne il numero uno di Cassa edile, poi il presidente di Confindustria. Adesso la nuova esperienza alla guida della casa delle imprese. Il direttore de l’Attacco Piero Paciello lo ha intervistato. 

Che situazione ha ereditato, anche rispetto alla percezione di una perdita di ruolo dell’ente camerale negli ultimi anni? 
Il ruolo in realtà si è ampliato di recente, perché le Camera di commercio sono passate in Italia da 106 a 60. Sono il riferimento dell’economia del Paese, passa tutto attraverso gli enti camerali. Quella di Foggia è una delle più antiche coi suoi 200 anni. E’ un ente che ha, che dovrebbe avere, un ruolo importante. L’ho trovata in ottima salute, devo riconoscere a Damiano (Gelsomino, ndr) di aver svolto un lavoro notevole, perché l’ente non ha problemi economici. 

E ne aveva al punto tale da aver rischiato, forse per investimenti eccessivi come l’ambizione della Cittadella dell’economia, di essere accorpati, come avvenuto per Brindisi e Taranto. 
C’era bisogno di due requisiti per evitare l’accorpamento: le 75mila imprese iscritte come minimo e l’equilibrio di bilancio. Noi avevamo 84mila imprese ma qualche problema rispetto al bilancio. Damiano si è dovuto concentrare su salvare l’ente e ha dovuto, necessariamente, sorvolare su altro. Detto questo, non posso dimenticare che se oggi ho l’onore di presiedere la Camera di commercio è perché Confcommercio ha creduto in me, sono stati Metauro e Gelsomino a ritenere che fosse la soluzione migliore, non per CCIAA ma per il territorio. 

A che punto è l’iter per la vendita della Cittadella dell’economia? Da tempo si lavora per il ritorno nella vecchia sede di via Dante.
Io non posso decidere da solo, assolutamente. Faremo valutazioni, ma oggi ci sono alcuni elementi da considerare. ASL FG, che si era proposta per rilevare l’immobile di via Protano, non è più convinta. E comunque, a fronte di un investimento di CCIAA per oltre 30 milioni di euro, avremmo recuperato 19 milioni di euro. Sarebbe stata una perdita secca. Inoltre dai 19 milioni avremmo dovuto estinguere un po’ di mutuo, fare lavori per ristrutturare la sede in centro. Alla fine ci saremmo trovati senza sede e senza soldi. Il mio ragionamento è che comunque abbiamo entrate dalle locazioni all’ASL, che ci dà mezzo milione di euro l’anno. E’ vero, certamente, che l’immobile ha costi di manutenzione rilevanti. Per me o si vende l’una o si vende l’altra sede, non possiamo tenerle entrambe. Se devo svendere la sede di via Protano - dove abbiamo anche un terreno edificatorio e la fascia davanti all’ingresso, un valore aggiunto – allora meglio vendere l’altra di via Dante.  

E’ un orientamento condiviso?
Non abbiamo ancora affrontato questo tema, è una valutazione che dovremo fare serenamente nell’esclusivo interesse di CCIAA, senza preconcetti.

E’ un cambio di schema radicale rispetto al recentissimo passato dell’ente.
Non è un cambio di schema voluto da me, dipende dal fatto che il potenziale acquirente non vuole più rilevare l’immobile di via Protano. Non c’è nessuno che voglia comprarlo. 

Da imprenditore lei è naturalmente ottimista. Dove riposa il suo ottimismo per questo territorio?
Il mio ottimismo non è irrazionale, da folle. Scaturisce da dati oggettivi legati al potenziale di questa nostra terra. Ho attraversato il mondo, l’Italia e la Puglia. Ho visto gli altri cosa hanno fatto. Se il National Geographic dice che la Puglia è la più bella regione del mondo, noi potenzialmente siamo la provincia più bella del mondo perché in Puglia non abbiamo nulla meno delle altre province. Abbiamo qualcosa in meno rispetto a comunicazione, trasporti, ma sono tutti gap che stiamo lentamente colmando. Il nostro neo è la lentezza. Ieri era pieno anche il volo Foggia-Torino. Il territorio aveva un problema legato alla quarta mafia, che oggi si sta attenuando grazie all’intervento pesante dello Stato, che ha determinato alcuni processi come il moltiplicarsi dei pentiti. Abbiamo un Ateneo che celebra i 25 anni di vita. Se il mondo agricolo capisce che le produzioni vanno trasformate qui, se il turismo capisce che bisogna alzare l’asticella e far venire investitori importanti sul territorio come ha fatto Valtur, allora il potenziale può concretizzarsi. Aggiungiamoci che oggi la Camera di commercio, non avendo più problemi economici, può incidere a livello comunicativo sul piano nazionale ed internazionale per far conoscere questa terra e ridurre il gap rispetto al Salento. Investiremo cifre importanti per promuovere il brand Gargano e Daunia, che è riconosciuto dalla Regione Puglia. 

Ci sono altri ascensori sociali in questo momento in Capitanata, oltre Unifg?
Per me sì, c’è un mondo silente di imprenditori. Ad esempio l’agroindustria sta crescendo, in particolare le imprese della zona di Cerignola che producono sottoli per il mercato internazionale. Fanno valori aggiunti importanti, ci sono multinazionali entrate in società con loro. Poi c’è tutto il settore dell’energia, del biogas, delle energie alternative. Oggi noi abbiamo il petrolio del sole e del vento. Intorno a questi fattori per cui siamo eccellenza bisogna fare in modo che si sviluppino gli indotti. Questo è ciò che vedo per il futuro. Ci sono imprenditori trentenni che si stanno dando da fare. La nuova frontiera è il riciclo dei rifiuti, la loro trasformazione e valorizzazione. Ci sono pezzi di imprenditoria che stanno seguendo queste nuove linee di sviluppo.

Quanto manca, in questa nuova visione, la centralità del ceto decisore della città capoluogo?
Vedo della buona volontà, non solo nel capoluogo ma anche nella cosiddetta Pentapoli. Ma sono realtà slegate, non c’è un progetto d’insieme. Non puoi amministrare una città come Foggia senza interagire con gli altri amministratori. 

Cosa pensa rispetto al PNRR?
Credo ci sia stato un errore di base. In Italia, al contrario della Spagna per esempio, i fondi PNRR sono stati dedicati alle pubbliche amministrazioni. Tutto è stato affidato al pubblico. La Spagna, invece, ha affidato i fondi al privato, che è più veloce. Oggi il PNRR lo sentiamo lontano e incompiuto, lo viviamo con un certo distacco, perché non riguarda noi direttamente, ma le imprese che partecipano ai bandi pubblici. Secondo me si poteva dare ai privati la possibilità di gestire il PNRR. 

Una decina di anni fa c’era il dibattito sui fondi del Patto per la Puglia, con la divergenza tra chi sollecitava ad investire nella piattaforma logistica di Foggia Incoronata e chi, invece, spingeva per il secondo invaso, la seconda diga di cui si parla da mezzo secolo. Oggi la piattaforma deve ancora nascere e il problema della siccità resta irrisolto e drammatico. Una lentezza assurda.
E’ così. Sono occasioni perdute. Come CCIAA credo sia il nostro ruolo stimolare lo sviluppo e le azioni che ne creano le condizioni, queste infrastrutture sono fondamentali e non si può parlare di agricoltura intensiva se non abbiamo l’acqua. Il problema è enorme quest’anno, non sappiamo fino a quando riusciremo ad irrigare le nostre campagne. Arrivati a 6 milioni di mc bisogna fermarsi. Non so come faranno per le coltivazioni. Su questo tema bisogna essere molti attenti.

Dibattito sul PUG a Foggia. Secondo Bankitalia, la Commissione europea e il MEF, o noi nei prossimi 10 anni bisogna riuscire ad attrarre flussi migratori importanti per contrastare l’inverno demografico. Come si sta ragionando al riguardo da noi? Ci sarà un fabbisogno abitativo diverso?
Sono convinto fortemente che immaginare una società senza i flussi migratori sia un’utopia. E’ un fenomeno che non puoi fermare, ma che puoi regolamentare. Il futuro sarà una società multietnica e i nuovi italiani saranno anche gli extracomunitari. Credo che, dunque, la programmazione intelligente in una città come Foggia, debba prevedere anche questo tipo di incremento nella popolazione. Ma non dobbiamo fare il grande errore fatto dai francesi, bisogna favorire la maggiore integrazione possibile.

Questa legislazione antimafia non ha anche il rischio di criminalizzare pezzi di economia di questo territorio, con le interdittive? Il TAR Puglia ha parlato della necessità di evitare che si tramuti in un “diritto della paura”, nella recente sentenza a favore dell’impresa Aleasya e ai danni della Prefettura di Foggia. Cosa ne pensa?
Capisco la ratio della norma. In un territorio impregnato di criminalità organizzata devi tagliare tutti i contatti e i fili che, in qualche maniera, collegano degli imprenditori a quel malaffare. Ma la ratio dovrebbe considerare che quegli imprenditori sarebbero da salvare, non da criminalizzare. L’utilizzo dello strumento dell’interdittiva antimafia dovrebbe essere molto attento, invece è molto discrezionale e basato sul “più probabile che non”. Una leggerezza, un errore, un’interpretazione eccessiva, possono portare a grossi danni per l’economia, perché un tessuto economico terrorizzato non spinge sull’acceleratore, cosa di cui abbiamo bisogno. E’ come quando attacchi le cellule tumorali con la radioterapia: sei consapevole che bruci anche tante cellule sane ma l’obiettivo principe è bruciare quelle malate. Così mi pare sia per l’interdittiva, che vuole recidere certi cordoni ombelicali ma ha un prezzo alto da pagare. Ci sono tanti imprenditori che hanno subìto e sembra abbiano aperto un dialogo, ma è il dialogo di chi ha paura ed è stato costretto. E’ uno strumento estremamente delicato, per cui serve molta responsabilità. Siamo uno Stato di diritto, la tutela dei diritti viene al primo posto. Premesso che l’interdittiva è uno strumento per me indispensabile, l’attenzione deve essere massima per capire quando davvero serve utilizzarlo. 

Tutto il sistema della rappresentanza è in crisi. Come può ripartire, secondo lei?
Tutte le organizzazioni sono un po’ in crisi in Italia. L’unico modo per rilanciarle è la credibilità, come per tutte le cose. Servono veri rappresentanti, a tutti gli effetti. Credo molto nella serietà degli uomini, fa tanto.

Quanto lei è cambiato rispetto a 30 anni fa? E ritiene che la presidenza camerale sia anche un trampolino di lancio per un’ambizione più politica?
Rispetto a 30 anni fa sono invecchiato molto, ho meno energia ma sono più sereno e saggio. Ho imparato tanto, ho tanta esperienza. Dal 1994 al 2004 sono stato presidente di qualcosa, vent’anni. Ho quindi avuto il piacere di conoscere le imprese. Un’esperienza che vorrei mettere a disposizione della mia terra, non ho secondi fini rispetto a CCIAA. Le mie imprese sono arrivate a un buon livello, ho diversificato e reinvestito in questa terra. Oggi il mio obiettivo è dare una mano. Non ho mai pensato ad ambizioni politiche, seguo le mie imprese. E poi cosa dovrei fare? Mi godo il piacere di essere arrivato in CCIAA nel suo momento migliore, devo spingere perché non si parli sempre tra di noi. Farò una campagna di comunicazione all’estero in lingua straniera, dobbiamo lavorare per l’incoming. Ho letto le classifiche del Sole 24 ore, che tra le altre cose ci attribuiscono un primato positivo: siamo la provincia che consuma meno antidepressivi in Italia. Serve crescere economicamente: non più una decrescita felice, ma una crescita felice. 

(a cura di Lucia Piemontese)

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 



Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet