Desideriamo intervenire nelle discussioni sul Piano Urbanistico Generale (Pug) del Comune di Foggia che tiene banco in questi giorni, roba grossa che perciò merita un certo approfondimento e pertanto dichiariamo subito la nostra opinione al riguardo in modo da poter essere compresi nel seguito del ragionamento. La nostra opinione è che il vecchio progetto dell’architetto Karrer (in foto), risalente a un incarico conferitogli nel lontano anno 2005, è del tutto inattuale e va cestinato senza avere né rimpianti né incertezze, e anzi prima si procede all’archiviazione e meglio sarebbe, in modo da non perdere altro tempo. Nell’anno di grazia 2005 Foggia aveva 155mila residenti, oggi ne ha 145mila. Ciò significa che il progettista di allora impostò una visione urbanistica riferibile a una comunità cittadina non solo più numerosa per 10mila unità, ma anche più giovane di venti anni. Nel quasi ventennio trascorso da allora intanto v’è stato un invecchiamento della popolazione residente il quale ha ristretto in modo radicale l’accesso economico alla casa nuova in proprietà per motivi di impoverimento reddituale complessivo dei residenti più giovani; e, per converso, ha impresso una torsione verso la fruizione di spazi liberi e servizi pubblici più conformi alla “anzianizzazione” degli altri residenti. Pertanto, insistere nel tentativo di rabberciare un progetto di Pug pensato in un certo modo - case e volumi edificati in quantità - sperando di adattarlo a una realtà socioeconomica del tutto diversa, corrisponde alla classica immagine del sarto che vuole trasformare un cappotto in una vestaglia invernale a colpi di sforbiciate e rammendi: cioè un pasticcio assicurato.
La seconda ragione - a sua volta connessa alla prima e ne rappresenta l’aggravamento sotto certi aspetti - sta nel fatto che nel ventennio trascorso sono intervenuti alcuni fattori di alterazione massiccia del Pug impostato inizialmente nell’ anno 2005. Fra tali fattori spiccano il programma di housing sociale (centinaia di alloggi) e il programma Erp (altri 370 alloggi), oltre al contorno rappresentato da circa altri 350 alloggi di edilizia privata sparsa ancora in corso di gestazione. Come un migliaio di nuove unità immobiliari potrebbero essere infilate nel Pug Karrer resta ancor oggi un mistero glorioso che infatti nessuno si spinge a spiegare: evidentemente perché tutti sanno benissimo che si tratterebbe di operare la quadratura del cerchio, per cui il problema della compatibilità impossibile viene accantonato. La terza ragione, che in un certo senso fa da cornice a tutto il resto, è la tentazione del ceto decisore amministrativo di buttarla in “convegnite permanente”, cioè il segnale più concludente che il Pug Karrer resta un libro delle favole che, scomparso l’autore (oggi ottantaduenne), sarà mandato per sempre negli archivi comunali.
Intendiamo dire che quando i personaggi politici al governo di questa città e quelli più rappresentativi delle professioni dichiarano che il loro intento primario non è quello di dare un’accelerazione decisiva al progetto Karrer - della serie o dentro o fuori - ma piuttosto quella di “fare una serie di incontri periodici sui temi che riguardano le necessità della nostra città (e) coinvolgere tutte le forze politiche, imprenditoriali, gli ordini e tutti gli stakeholder” (così si espresso il presidente provinciale di Ance, l’associazione dei costruttori), allora si capisce al volo dove va a parare tutto questo scrupolo fintamente democratico di voler “coinvolgere” non si sa quale vattelappesca di soggetti per il prossimo paio d’anni a ciurlare nel manico, mentre l’ottantaduenne architetto dovrebbe continuare a restare alla finestra in attesa di non si sa cosa di preciso.
A queste tre ragioni che a nostro avviso militano inderogabilmente per l’abbandono del progetto Karrer, per parte nostra ne aggiungiamo una quarta della quale nessuno, a nostra notizia, ha finora parlato con la dovuta attenzione: si tratta del problema della zona Salice, il quale dovrà essere pur affrontato una buona volta mentre il progetto Karrer non se ne occupa. Il territorio ricompreso nella località Salice è una zona qualificata come agricola, sulla quale tuttavia nel corso di circa un cinquantennio si è sovrapposta una fitta rete di edificazioni abusive fino a concretizzare una situazione “paraurbana” dovuta alla presenza di oltre 400 villette e costruzioni di vario genere e dimensioni, con strade, palificazioni di illuminazione e condutture idriche. Stato dei luoghi che nel complesso rende del tutto sterile e ipotetica una regressione allo stato di contrada agricola destinabile alle colture. A questa situazione generale si è poi intrecciata la diversa vicenda rappresentata dalla confisca di alcune decine di villette edificate su suoli lottizzati abusivamente e quindi confiscate e devolute al patrimonio (disponibile) del Comune di Foggia.
Negli anni scorsi il Comune cercò di attuare un piano di recupero di quella zona, il quale tuttavia aveva a oggetto non tutte le 400 villette e palazzine, bensì solo la trentina di unità dislocate in maniera sparsa su sei porzioni territoriali a macchia di leopardo divenute di proprietà del Comune di Foggia a seguito della confisca penale. Questa soluzione - peraltro assolutamente limitata rispetto alla enorme superficie territoriale della intera zona Salice - non venne approvata dalla Regione Puglia con delibera dell’agosto 2019 e tale rigetto è stato poi confermato anche dal TAR Puglia nel novembre 2021.
In definitiva a tutt’oggi nella zona Salice esiste una situazione bloccata e senza soluzioni pratiche che potrebbe durare per un tempo tendenzialmente illimitato, concernente sia la trentina di villette divenute di proprietà comunale sia le altre circa 400 unità immobiliari restate di proprietà di privati. E’ ovvio quindi che periodicamente si sollevino sollecitazioni da parte dei proprietari di tali immobili a che venga attuato appunto un “recupero” urbanistico di quel territorio agricolo, in modo da rendere possibile la sanatoria edilizia delle rispettive costruzioni che insistono sui loro suoli, poiché nella massima parte dei casi esse evidentemente non rispettano i parametri costruttivi consentiti dall’indice fondiario per i terreni agricoli e quindi allo stato del regime urbanistico attuale non sono né condonabili né accatastabili, né trasferibili.
La nostra opinione su tale problema è che esso non è risolvibile allo stato della legislazione regionale attuale, per cui l’unica soluzione consisterebbe nel rendere la zona Salice un territorio “urbanizzato” autonomo da Foggia. A questo riguardo, poiché la semplice visione della cartografia generale dell’agro di Foggia ci mostra come l’estensione della zona Salice è obiettivamente pari (e forse superiore) a quella dell’intero abitato cittadino di Foggia, bisognerebbe entrare nell’ottica di separare la urbanizzazione di quella zona dalla sorte del Pug riguardante la città. Infatti, un mutamento di regime urbanistico di tutta quella enorme area sarebbe impossibile se le volumetrie edificabili nella zona Salice dovessero rispettare il fabbisogno abitativo complessivo previsto dal Pug per il territorio comunale di Foggia; e altrettanto dicasi per tutti gli altri parametri urbanistici (assetti stradali, servizi vari, e così via) i quali, se dovessero coordinarsi rigidamente con quelli della città, comporterebbero uno stravolgimento complessivo del Pug di tale portata da rendere impossibile ogni progettazione urbanistica contemporaneamente e unitariamente sia per la zona Salice sia per la stessa città di Foggia.
In sostanza, se si vuole realmente intervenire sulla zona Salice, l’unico modo consiste nello scollegare il Pug di Foggia rispetto a un piano di urbanizzazione del Salice in modo da rendere autonomi e non reciprocamente condizionati e condizionanti i rispettivi parametri urbanistici. In termini assai generali, si dovrebbe impostare un intervento che più che “recuperare” gli immobili di quella zona, configurasse un piano di urbanizzazione del Salice attraverso la realizzazione di un continuum tra campagna e città, secondo la nuova corrente di pensiero green peraltro fortemente raccomandata dall’Unione Europea e aperta ai finanziamenti comunitari del Pnrr.
L’ipotesi più plausibile probabilmente sarebbe quella di tipizzare la zona Salice come un insediamento grosso modo affine alle aree turistiche, poiché tale caratterizzazione consente di proiettare verso i territori fuori della cinta urbana tradizionale gli insediamenti edilizi destinati a uso essenzialmente saltuario, pur mantenendoli in continuità geografica con l’abitato cittadino di riferimento. In tal modo, avendo uno statuto urbanistico a sé stante particolare, tale area “turistica” per un verso non risentirebbe delle limitazioni di calcolo del fabbisogno abitativo e per altro verso a sua volta non inciderebbe su quello da prendere in considerazione nel redigere il futuro Pug di Foggia, né condizionerebbe i vari parametri urbanistici da applicare in ciascuno di quei due ambiti territoriali.
Per raggiungere questo risultato la soluzione più corretta parrebbe l’approvazione di una legge regionale ad hoc che determinasse parametri urbanistici speciali per la zona Salice, nel cui ambito stabilire nuovi indici fondiari di fabbricabilità: in questo modo si genererebbe una regolarizzazione automatica (diversa dal condono edilizio previsto dalla legge del 1985) dei fabbricati esistenti - o comunque, di molti di essi - per il fatto stesso che le costruzioni non insisterebbero più in aree agricole, ma urbanizzate.
In definitiva un’impresa di urbanizzazione generalizzata dell’intera zona Salice, come quella descritta, si giustificherebbe economicamente e urbanisticamente solo in base a una decisione caratterizzata in senso fortemente politico e impostata come una operazione-pilota - o se si preferisce: da effetto-cartolina per l’intera regione Puglia - nel dare attuazione concreta alla svolta green raccomandata dall’Unione Europea. Il che comporterebbe non solo un collegamento costruttivo fra il Comune di Foggia e i tradizionali uffici degli affari urbanistici della Regione Puglia, ma soprattutto - diciamo addirittura come precondizione di fattibilità - un raccordo strettissimo fra il Comune e il Nucleo Stato-Regioni per l’attuazione del Pnrr (D.l. 6/11/21 n.152 e D.l. 16/2/23) il quale in sostanza sovraintende alla valutazione dei progetti regionali da attuare con i fondi europei.
In conclusione, noi riteniamo che il problema della zona Salice debba entrare a pieno titolo nella più complessiva discussione sul nuovo Pug di Foggia per la semplice ragione che se un piano di urbanizzazione “gemellare” per il Salice rispetto al Pug di Foggia non venisse formulato in questa occasione, non lo sarà mai più. E riteniamo che non può essere l’architetto Karrer a occuparsene nei prossimi 10-15 anni.
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