Dai controlli interni alle azioni giudiziarie. Sarebbero notevoli gli ammanchi di denaro emersi in Cassa edile, l’ente bilaterale foggiano che da maggio scorso ha una nuova governance guidata dal presidente Michele Gengari, uomo di Ance, dopo gli anni a guida dell’attuale numero uno di Confindustria Eliseo Zanasi. Un ente che gestisce oltre 70 milioni di euro di massa salariale in un anno, una cifra aumentata dopo i tanti cantieri finanziati dai fondi PNRR.
Più cantieri e più iscrizioni, visto che le imprese arrivate in Capitanata per realizzare gli appalti del Piano nazionale di ripresa e resilienza versano a Cassa edile Foggia. Ieri l’Attacco ha rivelato come le bocche siano cucite ma, stando ai beninformati, sarebbe ormai di dominio pubblico che sia in atto una verifica dei conti condotta da Gengari col comitato di gestione interno, composto da dodici membri: sei sono espressione della parte datoriale nominati dalla sezione costruttori edili (oltre a Gengari, i consiglieri Gerardo Biancofiore presidente di Ance Puglia, Luciano Buono, Pasquale Cassitti, Domenico De Vita e Paolo Lops), gli altri sei nominati dai sindacati territoriali dei lavoratori (il vicepresidente Severino Minischetti, Graziano Gorla, Vincenzo Pecoriello, Cristina Raghitta, Savino Tango e Giuseppe Villani). Gli approfondimenti amministrativi sono stati effettuati rispetto al periodo compreso tra ottobre 2023 ed oggi, un arco temporale che riguarda prevalentemente la precedente governance. Il bilancio da approvare vedrebbe nei capitoli di spesa cifre gonfiate e incongrue rispetto ad esempio alle forniture che era realmente necessario acquistare o ad altre spese effettuate. Una situazione da cui potrebbero derivare responsabilità in sede civile e penale. L’ipotesi è di mala gestio e potrebbe configurare persino ipotesi di reato per via dei (presunti) considerevoli ammanchi.
“Facendo tali approfondimenti sono emerse criticità amministrative. Al momento non si sta sollevando la questione contro niente e contro nessuno”, dice una fonte interna. E’ stato affidato ad un consulente esterno l’incarico di seguire l’ente, che non ha un direttore. “Dopo la prima relazione effettuata dal consulente, inerente ad esempio alle forniture, sono venute alla luce somme esagerate e sproporzionate”. Tutto è stato portato nel comitato di gestione, che affianca il presidente come da norme statutarie. La seconda relazione di approfondimenti sarà il risultato di un ulteriore controllo, ad esempio sulle imprese cui l’ente si affidava. C’è da capire se siano state sempre le stesse o vi sia stata una rotazione”.
Più netta una seconda fonte interna a Cassa edile: “Si è deciso di intraprendere alcune azioni, dopo la verifica effettuata su un determinato periodo temporale. Le cose sono andate oltre quello che immaginavamo. E’ emersa una situazione che non può essere sanata né dalla stessa Cassa edile né da Ance. Si dovranno accertare le responsabilità. A quanto ammontano gli ammanchi finora emersi? Diciamo che è una cifra che lei in tutta la sua vita non vedrà mai…”. La Cassa edile di Capitanata di mutualità e di assistenza fu costituita il 5 dicembre 1961, con accordo sindacale sottoscritto dai legali rappresentanti dell’epoca dell’Associazione degli industriali, della sezione dei costruttori edili, delle organizzazioni sindacali confederali CGIL CISL e UIL e delle federazioni sindacali di categoria FENEAL, FILCA e FILLEA. Il 19 dicembre 1961 fu insediato il primo consiglio di amministrazione dell’ente, costituito pariteticamente dai rappresentanti della sezione costruttori edili dell’Assindustria e delle organizzazioni sindacali FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA-CGIL. Nella primavera del 2000, la sede della Cassa fu trasferita in Viale Ofanto - angolo Corso del Mezzogiorno, maggiormente idonea a soddisfare le accresciute esigenze delle imprese e dei lavoratori. Intanto continua a far discutere quanto avvenuto giovedì scorso in Confindustria, con la mancata convocazione lamentata da molte imprese associate rispetto all’assemblea che ha eletto il nuovo consiglio generale. Stando a fonti interne, Zanasi ha dichiarato di aver esternalizzato ad una società la gestione dell’invio delle pec con l’invito a partecipare alla seduta assembleare. Parecchi iscritti di Ance, con cui è in rotta, sostengono di non aver ricevuto alcuna mail. Lo stesso numero uno di Camera di commercio Pino di Carlo ha ricevuto il sollecito di pagamento ma nessuna convocazione. Una questione non secondaria, perché in caso di accertata violazione dello statuto la conseguenza sarebbe l’invalidazione dell’assemblea. “L’onere della prova ricade su di loro, se non dimostreranno che gli inviti sono stati effettivamente inviati a tutti gli associati il caso arriverebbe ai probiviri, cui verrebbe chiesto dagli esclusi di invalidare tutto”, dice un iscritto a l’Attacco. “Certo è un iter che porterà via mesi, specie considerando le prossime feste natalizie. Il rischio è che si arrivi a marzo”. Come dire che quando Tito Salatto sarà eletto presidente dell’associazione dell’aquila, prendendo il posto di Zanasi, potrebbe trovarsi su un cavallo azzoppato e un consiglio generale da rieleggere, rispetto a quello attuale varato dal presidente uscente proprio per mettere in sicurezza l’avvicendamento col patron della sanità privata.
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