Monsignor Giorgio Ferretti, Arcivescovo di Foggia-Bovino, si è rapidamente guadagnato il cuore della comunità locale. Viene riconosciuto da tutti come un vescovo che sorride e il suo approccio accogliente, unito ad una forte capacità di ascoltare, lo hanno reso una figura amata e rispettata. Il percorso formativo di quest'uomo di chiesa, parte da Genova, dove ha ricevuto una solida formazione filosofica e teologica. Ciò che maggiormente cattura l'attenzione però, è la sua capacità di mettere in pratica gli insegnamenti religiosi, infatti, ha alle spalle un'esperienza missionaria significativa, maturata in Mozambico come sacerdote fidei donum e collaboratore della Comunità di Sant’Egidio. Non a caso, “Testimoniare è qualcosa che va oltre la lettura”, è una delle frasi che maggiormente esprime rivolgendosi alla comunità. Monsignor Ferretti non si limita a guidare spiritualmente la diocesi, ma sta già imprimendo alla città, un segno di rinnovamento. Ha avviato progetti per rendere la Chiesa più vicina ai giovani e alle periferie, promuovendo il dialogo e il sostegno alle fasce più fragili della società. La sua visione pastorale punta ad una comunità religiosa più aperta ed inclusiva, capace di rispondere alle sfide del presente. Le aspettative nei suoi confronti sono dunque alte, la sua guida è vista come un'opportunità per rilanciare l'azione religiosa e rafforzare il senso di appartenenza della comunità.
Monsignor Giorgio Ferretti, nuovo arcivescovo della diocesi di Foggia-Bovino, sta ridefinendo il ruolo del vescovo nella comunità locale, affrontando le sfide pastorali e sociali con un approccio innovativo. Tuttavia, delineare un quadro completo del suo operato si è rivelato complesso, molti sacerdoti della diocesi hanno preferito non esprimersi, temendo conseguenze o fraintendimenti. Questo atteggiamento potrebbe essere interpretato preoccupante, poiché evidenzia quanto sia difficile oggi confrontarsi apertamente con le questioni della Chiesa. Fortunatamente, alcune voci hanno rotto il silenzio, offrendo spunti preziosi per analizzare sia l’eredità lasciata da Mons. Pelvi, sia le trasformazioni introdotte da Mons. Ferretti. Antonio Mendolicchio, priore della chiesa del Carmine Vecchio, ha sottolineato l’importanza del percorso pastorale intrapreso dalla nuova gestione.
"Non dobbiamo confondere il ruolo del vescovo con quello di un amministratore politico. La sua missione è guidare spiritualmente la comunità - ha dichiarato con fermezza per l'Attacco -, e Ferretti, con il suo bagaglio maturato nella Comunità di Sant’Egidio, sta portando un modo diverso di rivolgersi ai fedeli. È abituato a parlare ai laici e a chi non frequenta le dinamiche della Chiesa, senza giudizi e senza imposizioni. Questo lo rende più vicino alle persone - Mendolicchio ha anche riflettuto sulla figura di Pelvi -. Non è stato un cattivo vescovo, anzi. Ha affrontato un periodo difficile, prendendo decisioni necessarie come la riorganizzazione economica della Curia e come la chiusura di alcune gestioni che potevano creare dei danni a livello economico. Ma queste scelte hanno reso complicato il rapporto con la comunità. Non dimentichiamo, però, il suo impegno con le confraternite, realtà spesso distanti dalle parrocchie, a cui ha dato sostegno e attenzione. Spesso le confraternite vengono considerate delle Chiese Chiuse e non vengono prese in considerazione sul serio".
Un’analisi sociologica è arrivata dal professor Lelio Costantino Pagliara, che ha messo in luce il contrasto tra le due figure. “Pelvi era più severo, figlio della sua formazione militare, e questo lo ha reso meno accessibile per molti. Ferretti, invece, grazie alla sua esperienza missionaria, ha una visione pastorale più diretta e concreta. È attento ai bisogni delle persone, alla povertà, al disagio giovanile - ha affermato -. Ha già dimostrato la sua capacità di rispondere alle sfide contemporanee, riaprendo realtà importanti come la Caritas e affidandone la guida ad una giovane donna africana, Khady Sene. Questa scelta non è solo simbolica, ma rappresenta un cambio di passo verso una Chiesa più inclusiva e vicina ai bisogni reali della gente. Nella situazione attuale, non è semplice per la chiesa coltivare i rapporti con i fedeli, soprattutto perché questa società corre veloce ed esige giustamente delle risposte, che spesso la chiesa trascura o non riesce a fornire per uno scontro evidente di valori. Ferretti è capace di comunicare anche con le persone più distanti, conosce per davvero la parola Inclusione”.
Il consigliere Raffaele Di Mauro ha ricordato un episodio significativo che riflette il rapporto diretto di Ferretti con i fedeli: "Pochi giorni dopo il suo insediamento, l’ho visto mescolarsi tra la folla durante una celebrazione. Questo dimostra quanto sia vicino alla gente. Ferretti è un sacerdote che vive tra le persone, capisce le dinamiche della comunità e agisce di conseguenza. La Chiesa ha spesso il ruolo di supplire ai servizi sociali, e lui lo fa con attenzione ed impegno civile, promuovendo attività socio-culturali che fanno la differenza". Anche il consigliere Antonio De Sabato, ha tracciato un confronto tra i due vescovi, evidenziando le differenze di stile e di approccio. “Pelvi, con il suo passato militare, era sempre sull’attenti, con una rigidità che lo ha reso distante agli occhi dei fedeli. Non dimenticherò mai il giorno in cui lo salutai alla fine del suo mandato, ricordo che era malinconico, finalmente rilassato, ero riuscito a percepire la sua vera natura - ha dichiarato -. Ma durante il suo servizio, ha assunto spesso un tono di ammonimento verso la comunità, senza però entrare veramente nei problemi delle persone, senza mai veramente conoscere da vicino le identità della sua chiesa. Ferretti, invece, ha saputo subito costruire un dialogo con le istituzioni, esortando la sindaca Episcopo a collaborare per affrontare insieme le sfide del territorio”.
De Sabato ha poi sottolineato l’impegno di Ferretti per l’integrazione della comunità rom: “Vivono ai margini, e spesso la povertà li spinge a comportamenti che creano conflitti con il resto della società. Il nuovo vescovo questo lo sa, e vuole offrire loro nuove opportunità per integrarsi e uscire dall’emarginazione. L'attenzione a queste tematiche, testimoniano quanto la chiesa debba ricoprire una funzione di aggregazione sociale, quanto sia fondamentale stare attenti alle esigenze di tutti, senza escludere alcuna realtà”.
Ogni dichiarazione ha testimoniato il profondo impatto che Ferretti sta avendo su una diocesi in cerca di rinnovamento. La sua capacità di dialogare con i giovani con freschezza, di lavorare per l’inclusione e di rispondere alle esigenze di un territorio segnato da molte incertezze; lo ha già reso una figura centrale per la comunità religiosa e civile, anche dopo appena un anno dal suo mandato. Il confronto con il passato, pur necessario, serve soprattutto ad evidenziare quanto sia importante oggi una Chiesa che sappia ascoltare, accogliere e agire con concretezza.
Debora Cicconetti
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