Amiu, l’analisi dei bilanci 2013-2024 affidata a studio esterno e il fantasma della Corte dei conti

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Una luce abbagliante sta per accendersi sulla questione Amiu a Foggia, o come l’abbiamo sempre definita su l’Attacco: “la Madre di tutte le battaglie” oppure “il più grande scandalo di Foggia dal dopoguerra”. La Giunta comunale ha deliberato: “L’affidamento del servizio di verifica legale, anche afferente agli aspetti finanziari correlati, in ambito di controllo analogo congiunto di Amiu Puglia S.p.a. relativi alle annualità 2013 – 2024 e supporto per l’efficientamento del controllo analogo e patti parasociali ad un autorevole professionista, specializzato in diritto societario e di comprovata esperienza accademica e forense, appartenente ad un Foro estraneo all’ambito regionale nel perseguimento della massima imparzialità e buon andamento nelle verifiche a rendersi a tutela degli interessi del Comune di Foggia”. Su queste colonne lo avevamo anticipato nelle settimane scorse come una richiesta molto forte che arrivava in particolar modo dal Movimento 5 Stelle, i quali avevano anche una mozione pronta. In parole semplici verrà affidato ad uno studio esterno ed autorevole l’attività di analisi legale e contabile sui bilanci passati di Amiu Puglia S.p.A. allo scopo di verificare e quantificare se vi siano state indebite distribuzioni di utili di esercizio a danno del socio Comune di Foggia. Finalmente dopo 10 anni di negligenze e storture si decide di uscire dall’oscurità e abbracciare la luce della verità, anche se dovesse risultare sconvolgente.

La vicenda è una perfetta applicazione del mito della caverna, raccontato da Platone nel libro VII della Repubblica, una delle metafore più celebri della filosofia occidentale. In esso si narra di un gruppo di persone incatenate sin dalla nascita nelle profondità di una caverna, con il volto rivolto verso una parete. Dietro di loro arde un fuoco, e tra il fuoco e i prigionieri si trova un muro lungo il quale passano figure che proiettano ombre sulla parete. Quei prigionieri, non avendo mai visto altro, credono che le ombre siano la realtà. Un giorno, uno di loro riesce a liberarsi e si volta verso il fuoco. Inizialmente la luce lo acceca, il dolore lo spaventa, e fatica a credere che ciò che vede sia più vero delle ombre. Allo stesso modo il malcapitato uscendo dalla caverna vede finalmente il sole e ne rimane accecato gravemente. Il disagio sarebbe un vero e proprio trauma, fisico e psicologico. Alla fine però superati disagi e diffidenze riuscirà a vedere la natura, gli esseri viventi e il mondo circostante, capendo finalmente la verità: ciò che aveva sempre creduto reale era solo un'illusione. 

Resosi conto della situazione egli vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i suoi compagni, essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di pietà: il problema, però, sarebbe proprio quello di convincere gli altri prigionieri a essere liberati. Infatti, dovendo riabituare gli occhi all'ombra si muoverebbe in maniera confusa e durante questo periodo, molto probabilmente egli sarebbe oggetto di derisione da parte dei prigionieri, in quanto sarebbe tornato dall'ascesa con "gli occhi rovinati". Inoltre questa sua temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento e, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri a ucciderlo se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell'accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte, frutto apparentemente della follia. Platone usa questo mito per spiegare il rapporto tra ignoranza e conoscenza, tra apparenza e verità, tra conformismo e pensiero critico. La caverna rappresenta il mondo delle illusioni e delle false certezze di comodo, mentre il sole simboleggia la conoscenza autentica, faticosa ma necessaria. 

Tornando a noi, è evidente che in questa città, relativamente allo scandalo Amiu, i “prigionieri liberati” si possano contare sulle dita, tra questi ci sono i lettori attenti di questo giornale. Parlarne con le altre persone, ancora incatenate, risulta difficoltoso quanto sconveniente. Oggi però, dopo che la Procura della Repubblica ha trasformato in inchiesta giudiziaria le inchieste giornalistiche de l’Attacco, si rende doloroso quanto necessario stabilire con certezza matematica quanti soldi della Tari foggiana siano stati sottratti al servizio negli anni, quanti di questi siano stati pagata in tasse su dei cospicui utili (tutti foggiani) che per definizione non dovrebbero esistere per una società in-house, e quanti di quei soldi dei poveri contribuenti foggiani siano addirittura finiti nelle casse di Bari, spesi per il suo evidente e riconosciuto sviluppo urbano di questi anni. 

Ma come si spiega questo slancio di coraggio? Come detto indubbiamente c’è una parte di politica consapevole e determinata che ne ha fatta una battaglia di giustizia e principio sin dal primo momento, come la vice-sindaca Lucia Aprile ed il consigliere Francesco Strippoli. Non ascoltarli ed emarginarli vorrebbe dire rendere molto precaria la tenuta nonché la vita della maggioranza di governo, che si trova solo al suo secondo anno. Non meno fondamentale è stato l’enorme movimento mediatico e di opinione che si è sollevato. Un fuoco incrociato dirompente tra esposti, articoli pesanti, comunicati al vetriolo, ammissioni clamorose (il precedente consigliere di amministrazione di Amiu Raphael Rossi nel suo lasciare il ruolo ha parlato proprio degli utili di Foggia e le perdite di Bari, purtroppo però intestandoseli come un merito e non come un errore), inaspettati ritorni (l’ex candidato sindaco e consigliere regionale Leonardo Di Gioia ha di certo contribuito ad innescare la detonazione). Lo stesso Dirigente ai servizi finanziari Carlo Dicesare di fronte al quadro delineato ha dovuto inviare la ormai famigerata “nota” di allarme, che parrebbe però limitarsi solo alla richiesta di approfondimenti. E’ evidente come il Controllo Analogo sulla società non sia mai stato fatto in questi 10 anni, e questo ha creato agitazioni e la necessità di pararsi in caso di… In caso di cosa? Qual è quella cosa che può davvero generare il terrore necessario ad uscire dalla caverna oscura ed agire? Quella cosa che è in grado di smuovere anche chi di solito assume la posizione attendista e composta per “far passare la tempesta” e lasciare sempre tutto com’è.

Si chiama Corte dei Conti. Ormai è ufficiale. Il fascicolo è aperto. Qualcuno lo sta analizzando. Quindi riteniamo sia iniziata una corsa contro il tempo: bisogna anticipare la Corte dei Conti perché quando arriverà chiederà conto certamente dei negligenti 7 anni landelliani, certamente dei 2 sciagurati anni commissariali con tanto di contratto definitivo basato su falsi clamorosi, ma non potrà che chiedere anche quali misure correttive abbia adottato questa amministrazione. Esistono i cosiddetti Obblighi di denuncia anche per danni pregressi. Un amministratore pubblico, nel momento in cui assume il proprio incarico, ha la responsabilità di vigilare sulla gestione delle risorse pubbliche e segnalare irregolarità o danni erariali, indipendentemente dal periodo in cui si sono verificati. Non denunciare potrebbe essere interpretato come un tentativo di occultare il danno o, peggio, di tollerare l’illegalità. E da qui potrebbero emergere responsabilità amministrative per omissione nonché responsabilità contabili per ritardo nella denuncia. La sabbia della clessidra ha iniziato a cadere.

Il Ghibellino

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