L’esito dell’iter di accesso presso il Comune di Bari ha rinfocolato le polemiche a Foggia, dove nel 2021 ci fu lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, a pochi mesi dalle dimissioni del sindaco Franco Landella, oggi a processo con altri nell’ambito dell’inchiesta della Procura daunia su diverse ipotesi di tentata concussione, corruzione, peculato, tentata induzione indebita ed istigazione alla corruzione. Il direttore de l’Attacco Piero Paciello ha intervistato Landella.
In Consiglio dei ministri ci sarebbe stato uno scontro tra i ministri Lollobrigida e Piantedosi sul mancato scioglimento del consiglio comunale di Bari. Che ne pensa?
Io ho sempre sostenuto che l’attuale articolo 143 del Tuel sia antidemocratico perché basato su sospetti e discrezionalità. Se è vero che si è verificato questo duro confronto tra i due ministri e se è vero che Piantedosi, così come altri, hanno espresso in passato perplessità sulla normativa, quello che io chiedo loro è di essere consequenziali dopo il no allo scioglimento di Bari, presentando proposte di riforma della legge. Se ciò non avverrà allora non sarà credibile quanto da loro affermato e sarà ulteriormente chiaro che a incidere sono alla fine altre logiche. Il ministro Piantedosi faccia chiarezza e la facciano anche gli altri, come Marti che a Bari dopo l’arrivo della commissione di accesso disse di voler essere uno dei proponenti della riforma. Si facciano azioni concrete che pongano fine a questa barbarie istituzionale sulla pelle dei cittadini. C’è stata una disparità di trattamento evidentissima tra Foggia e Bari, lo dicono le carte. A Foggia non c’è stata alcuna inchiesta giudiziaria sul rapporto tra mafia e politica, anzi l’unica fu quella sulle infiltrazioni mafiose in Amica spa ai tempi dell’amministrazione Ciliberti. Era allora che si doveva intervenire, in via preventiva.
Bari e Foggia hanno visto due esiti diversi. A Bari si è registrata una significativa coesione di gran parte del ceto politico e dell'opinione pubblica a sostegno poi dell'ex sindaco. È il dato oggettivo. A Foggia ciò non è accaduto e lei si è ritrovato da solo, tra quanti tifavano per lo scioglimento e chi remava contro nello stesso centrodestra. Come se lo spiega?
Me lo spiego anche dal punto di vista culturale e sociale, la differenza fra Foggia e Bari è notevole. A Bari c'è stata una reazione immediata, di pancia e ragionata, della società civile. Purtroppo Foggia ha nelle sue corde un virus, e lo diceva anche la buonanima di Pasquale Casillo, che è l'invidia, che purtroppo in questa cultura molto provinciale prevale anche sull'interesse collettivo. “Abbattiamo Landella, abbiamo constatato che non lo possiamo battere né elettoralmente né politicamente e allora ben venga lo scioglimento così Landella sparisce definitivamente”. Questo è avvenuto senza riflettere sugli effetti che poi ha prodotto lo scioglimento, non solo per questa macchia infamante sull'intera comunità. Sono contento per Decaro e per i baresi. Il governo ha tracciato una linea su quella che è un'impostazione ideologica garantista, perché non si può pensare di sostenere un provvedimento basato sul principio del sospetto e del “più probabile che non” senza avere nessuno straccio di atti concreti di infiltrazione mafiosa. Il tentativo, anche maldestro, di coniugare questa figura imprenditoriale di Trisciuoglio, oggetto di interdittiva per la parentela diretta con uno dei boss di Foggia, dopo due anni non ha retto perché è stato dimostrato che non c'era nessuna influenza di tale parente nell'impresa storica familiare. Quindi automaticamente anche il Comune, indirettamente, non ha subìto quella presunta influenza. Però poi resta il fatto che Landella è incandidabile e invece la situazione si è risolta per Trisciuoglio, che non si aggiudicò nel mio mandato di 7 anni nessun appalto pubblico nonostante avesse partecipato alle gare. Ricordo pure che i commissari chiamati per bonificare l'amministrazione comunale non hanno revocato un atto di 7 anni di amministrazione Landella, non hanno aperto nessuna inchiesta e non c'era neanche prima - a differenza di Bari - un'inchiesta fra collegamento fra mafia e politica. Alla fine il risultato è questo, se tiri le somme rispetto agli atti e fai un confronto fra quello che è successo a Bari e quello che è successo a Foggia è evidente che c'è stata la volontà politica. All'epoca il ministro dell’interno era Lamorgese, di emanazione del M5S, che si volle levare il sassolino dalla scarpa nei confronti di Salvini e nei confronti di Landella, che era passato nella Lega. Quindi diciamo tutto ha un sapore politico.
Però anche il centrodestra ebbe una linea totalmente scombinata, non fu unito.
Questo io non lo nego, tant'è che rimproverai - anche durante la fase elettorale delle ultime amministrative - quella timidezza del centrodestra che, invece di rivendicare le azioni e i progetti che ancora oggi l'amministrazione Episcopo sta realizzando ed è frutto di una nostra programmazione, non mostrò alcuna forza per dimostrare che non c'era nulla, ma solamente una serie di forzature. Anzi, io ho invitato qualche amministratore ad aprire un focus sulle pagine numerose relative allo scioglimento, dove si evinceva che tutto quello che si raccontava era stato fatto nelle precedenti amministrazioni. Rispetto allo stesso Trisciuoglio, l'affidamento relativo al cimitero non fu un'azione messa in campo da noi, fu dato dall'ex sindaco Mongelli. Al contrario, noi ne contestammo all'epoca l’illegittimità perché il progetto di finanza non poteva bypassare il consiglio comunale. Andammo anche dal prefetto e dal procuratore per dire che avrebbe dovuto essere discusso in consiglio comunale.
Ci fu un'inerzia della Procura secondo lei?
Beh, in quel caso ed anche rispetto ad altre situazioni. Io portai in Procura pure i debiti fuori bilancio. All'epoca dell'assessore Pontone, gli stessi dirigenti ammisero che quei debiti fuori bilancio erano illegittimi. Il dirigente Affatato disse che non c'erano i requisiti per definirle somme urgenze perché non erano lavori che potevano esser definiti tali. Mentre il dirigente Dicesare dichiarò che furono certi lavori erano stati affidati senza copertura finanziaria. Quindi un illecito amministrativo così evidente che se ne parlò anche durante la campagna elettorale. La Corte dei conti ci invitava come consiglio comunale a pronunciarci a favore o contro, io presi quegli atti e li consegnai alla Procura. Ma di quella vicenda non c'è traccia e parliamo di quasi 7 milioni di debiti fuori bilancio. Poi c’è quanto successo nell'ambito della zona 167, dove ci furono varianti sostanziali che qualcuno fece passare per varianti ordinarie.
Quindi secondo lei c'è stata inerzia della Procura?
Beh, su alcune situazioni sì, anche perché è sotto gli occhi di tutti. Un’inerzia frutto di un'attività anche di poche prove a sostegno perché, come diceva anche molte volte l'ex procuratore Russo, si è ragionato per la serie “sappiamo le situazioni e i fatti, ma la Procura non si muove se non ha poi gli atti concreti”. Quindi probabilmente questa carenza di atti non ha non ha portato la Procura ad essere consequenziale rispetto ad una serie di indagini. Ci furono fatti avvenuti sotto gli occhi di tutti e che portarono al dissesto finanziario. Alla fine ha pagato solamente la città e ho pagato io che non ho potuto molte volte garantire i servizi minimi indispensabili per portare avanti un piano di riequilibrio finanziario molto farlocco, dove i debiti fuori bilancio erano stati sottostimati e i beni da alienare erano stati invece sovrastimati, non trovando allocazione nelle varie aste pubbliche.
Sulla sua solitudine ha pesato molto di più il fuoco amico del centrodestra o l’azione giustizialista dei Cavaliere e dei Pellegrini? Cosa ha inciso di più rispetto allo scioglimento?
Il senatore M5S Pellegrini tuonò all'indomani dell'arresto di un dipendente comunale sulla vicenda del caro estinto e che poi fu prosciolto. Diffamando molte volte tutta l'amministrazione, Pellegrini non perse l'occasione di invocare lo scioglimento. Lui con un altro personaggio barese, mi pare che anche di recente coinvolto in un'indagine sui finanziamenti regionali. Parlo del sociologo Palmisano. Quei due fecero un attacco spietato. Tutta una rete fra informazione, politica e istituzioni che spingeva in quella direzione. Lo stesso Pippo Cavaliere, quando fu audito dalla Commissione parlamentare antimafia, descrisse un quadro non dicendo con esattezza che proveniva da lontano, ma quasi alludendo al fatto che le case occupate da certi personaggi fossero state concesse dall'ultima amministrazione comunale. Dunque sicuramente ci furono atteggiamenti che fomentavano un clima di sospetto. Cavaliere fu molto allusivo, mai chiaro a definire i tempi, tant'è che io poi in un articolo ricordai cosa avveniva nella prima Repubblica, quando lui era vicesindaco e sapeva che immobili popolari erano stati assegnati allora, in zone come Candelaro e CEP. Cavaliere omise anche di dire che la delibera che aveva consentito la sanatoria delle case occupate da tali soggetti era stata frutta del governo di Emiliano, tant'è che noi ci ritrovammo ingolfati da migliaia di domande di sanatoria dopo quella legge regionale di Emiliano. Quindi andare a raccontare una favoletta penso che non sia stato, dal punto di vista istituzionale, una bella pagina di correttezza e di trasparenza perché lasciò quell’alone di sospetto che incrementò ancora di più la convinzione che Foggia fosse meglio scioglierla. Forse anche l'inchiesta penale in corso che mi riguarda intimorì qualcuno, facendo pensare che quell’inchiesta non era così solida e sufficiente alla causa e che probabilmente se Landella fosse sceso anche in campo avrebbe rischiato di vincere.
Ma le ha fatto più male il fuoco amico del centrodestra o questi settori, gli avversari politici?
Mi ha fatto più male paradossalmente il fuoco amico, parlo anche di coloro con cui durante le mie amministrazioni si ruppero i rapporti politici. Insomma coloro che poi passarono ad essere i miei più grandi oppositori. E vedere questa gente che si riuniva al bar, nei pressi dell'abitazione di Vaccaro, una strana coincidenza…Probabilmente raccontavano sciocchezze, il venticello della diffamazione prende piede e diventa diventa verità. Questo è stato quello che a mio avviso è successo.
Se la sente di fare qualche nome adesso, a distanza di anni?
Siccome ho una vocazione cattolica non voglio fare nomi e non voglio aprire più polemiche. Spero che il buon Dio mi dia la forza di perdonare questa gente che ha fatto male a me e all'intera comunità foggiana. Spero che possano rivedere le proprie coscienze perché io posso capire la lotta politica ma arrivare a certi livelli che coinvolgono la vita personale delle persone è stato un atto di una violenza atroce. Quello che paradossalmente mi fa più male è lo scioglimento di un'amministrazione che aveva dato tutte le dimostrazioni di aver saputo tagliare nettamente alcuni cordoni, tra cui le stesse cooperative dei parcheggi o del verde citate nella relazione, cooperative in cui la criminalità aveva presenze. Beh, dopo il mio insediamento non diedi più continuità né alle cooperative del verde né a quelle dei parcheggi. Feci due gare pubbliche. La decisione di costituirci nei processi di mafia era un segnale chiaro di distanza da certi ambienti, ma non fu presa in considerazione perché molte volte si guardò all'obiettivo che bisognava raggiungere.
Ma cosa mancò allora? Un suo collegamento istituzionale con Questura, Prefettura, Procura? Una copertura nazionale da parte della stessa Lega?
La Lega all'epoca era totalmente in minoranza. Io penso che ci sia stata questa suggestione, quando si legge che è stato attinto da misure ristrettive il sindaco con la moglie questa azione suggestiva anche a distanza intimorì. Ecco perché, rispetto al centrodestra, io capisco che in un clima di sospetto qualcuno si sia guardato bene dall’intervenire, sebbene qualcuno come Salvini avesse detto che Landella non c'entrava nulla con la mafia. Il clima era molto avvelenato, gli stessi amici avevano persino il timore di telefonarmi. Ciò portò molta gente a non intervenire pubblicamente. Oggi quella società civile, a distanza di anni, ha capito. Ho letto la presa di posizione dell'avvocato Cerisano, presidente dei Rotary, che su questo tema ha detto che probabilmente si doveva essere più incisivi come società civile, perché è una cosa erano le situazioni di coinvolgimento personale in ipotesi di reato e un'altra cosa era lo scioglimento che ha danneggiato l'immagine di un'intera città penalizzandola sul piano economico, sociale e politico.
I suoi collegamenti sembrarono però fragili.
Ci furono varie fasi. La Squadra Stato fece un lavoro eccelso con il prefetto Mariani, col comandante dei Carabinieri Aquilio, col comandante della Finanza Gazzani, col questore Della Cioppa. Con loro si lavorò in maniera egregia. Poi ci furono governi e prefetti che cambiarono, nonché una accelerazione dopo la strage di San Marco in Lamis del 2017. C’era stata in precedenza, più che l'assenza dello Stato, una valutazione superficiale. Dopo la strage furono fatte attività che io chiamo di marketing istituzionale, qualcuno la buttò in politica con un marketing di facciata, sciogliendo alcuni Comuni, tra cui il capoluogo di provincia che era quello più significativo. Quindi l’eco mediatica per dimostrare lo Stato c'era, ho avuto la sfortuna di trovarmi in un periodo sbagliato.
Oggi lei si difende in giudizio.
Continuo come sempre a rispettare la magistratura.
Altri ex amministratori hanno fatto scelte più forti a livello di opinione pubblica. Penso all’associazione di ex amministratori di Comuni sciolti per mafia presieduta da Angelo Riccardi.
Io sono presente, fu anche presente alla costituzione di tale associazione a Roma. Abbiamo una chat in cui ci aggiorniamo. Anche sulla questione di Bari è stato prodotto un comunicato sulla necessità di modificare questa legge incostituzionale basata sulla discrezionalità. Ma già in precedenza, prima di Bari, c’era stata la vicenda del mancato scioglimento di Roma Capitale. Fu salvata Roma, ma non può esistere una legge che si basa sull'entità di un Comune. Non esistono cittadini di serie A e cittadini serie B, non esiste una comunità di Bari più importante di quella di Foggia. In presenza dei fatti è giusto che si sciolga Foggia e si sciolga Bari. La questione non può essere giocata sulla discrezionalità del ministro e del prefetto. Io penso che al tavolo istituzionale siano state commesse leggerezze e superficialità che hanno inciso notevolmente sull’immagine di questo territorio che invece avrebbe dovuto essere accompagnato e aiutato dopo tanti anni di distrazione di superficialità dello Stato. uno Stato che, al contrario, qui ha preferito fare operazioni di marketing territoriale per dare la testimonianza della propria presenza. Parlo non solo delle istituzioni comunali ma anche delle stesse imprese, che oggi sono nel mirino sia della mafia che delle istituzioni. Si trovano schiacciate nel mezzo e questo non favorisce un clima di serenità ed investimenti, perché l’imprenditore che si deve guardare alle spalle, da una parte e dall'altra, fa fatica a interessarsi di come portare avanti la propria impresa. Questo è quanto è successo e sta ancora continuando. Io spero che la stagione dei sospetti possa al più presto terminare con una selezione fra le persone perbene, che vogliono continuare a investire, e quelli che continuano a delinquere tranquillamente.
Perché si fa a Foggia così fatica a ragionare di scioglimenti e interdittive? Poche settimane fa partecipai ad un incontro pubblico a Benevento su tali temi con un pm, un docente universitario di Napoli, presidenti di Camera penale e dell’Ordine degli avvocati, il sindaco Mastella. Qui invece è sembrato che anche il solo fatto di volerne discutere fosse sintomo di negazionismo.
Per il clima del sospetto e della paura. Chi ha qualcosa da rimetterci, una propria impresa, con l’attuale normativa ha avuto il timore di poter essere attinto da provvedimenti abnormi. C’è stato il timore di una categoria di esporsi e di dire che parecchi imprenditori sono stati vittime di un sistema in cui lo Stato li aveva letteralmente abbandonati. E se ci sono stati dei contatti non è avvenuto perché quelle imprese fossero predisposte a cedere al ricatto, ma probabilmente perché non si erano sentite tutelate da chi avrebbe dovuto controllare e vigilare. Oggi far passare questa gente dall'altra parte della staccionata penso che è un'azione un po’ troppo eccessiva e violenta di uno Stato in passato poco presente e che oggi vuole recuperare facendola pagare a quelli che erano e sono vittime, facendoli diventare collaboratori o fiancheggiatori degli ambienti malavitosi. Secondo me questo è sbagliato e bisogna essere molto cauti a valutare tutte le dinamiche di questo territorio. È il clima che si è generato il motivo per cui la società civile probabilmente ha avuto paura di esporsi. Ha avuto paura per il timore di tanti di essere travolti o attenzionati da un'interdittiva antimafia da parte del prefetto. Da qui il silenzio e il mettersi al riparo, come se quello che stava succedendo al Comune di Foggia fosse stata una questione esclusivamente politica e che non avrebbe travolto l'intero settore economico e sociale. Quando si crea un clima di sospetto e terrore avvengono anche questi silenzi imbarazzanti.
Che ne pensa della vicenda che ha colpito Michele d’Alba? Se si afferma che qui c'è una mafia degli affari e dei colletti bianchi, ovvero una mafia imprenditoriale, lo si deve dimostrare. I dati forniti dal colonnello Iannucci della DIA parlano del 2% di imprese considerate infiltrate. In questo 2% i pesci grossi sono sostanzialmente considerati d’Alba e Rotice, che ha avuto la sospensiva rispetto all’interdittiva. E se qui in provincia di Foggia la ricchezza prodotta dalle imprese vale uno scarso 9% sul totale del Pil, che è reddito da pubblico impiego e da pensioni, dov'è la mafia degli affari?
Condivido in pieno la sua analisi. Io di Michele d'Alba posso parlare solamente bene, uno perché lo conosco da quando eravamo ragazzi. Ricordo che fu attenzionato da una serie di azioni violente, gli fu anche incendiato il portone dell’abitazione. Ricordo di aver appreso che lui stesso denunciò i tentativi di estorsione. La cosa strana di questa situazione di d’Alba, che emerge anche nelle mie carte processuali, è che c'è la preoccupazione di un mondo imprenditoriale rispetto a un d’Alba che si stava allargando anche alle costruzioni come per il programma Tonti cui era interessato all'acquisizione. Non so se l’abbia fatto, l’ho letto nelle intercettazioni sul programma Tonti. Strana coincidenza? Non lo so, però io penso di conoscere bene il territorio: ritenere che Rotice e d’Alba siano condizionati dalla mafia è per me una cosa forzata nella lettura ed anche nelle azioni che sono state messe in campo. Giusto fare le opportune verifiche, ma se un’impresa esiste da tanti anni non si può con una interdittiva farla fallire. Dove c’è il sospetto, si può scegliere la formula di un affiancamento della presenza dello Stato, per far capire anche all'esterno che nessuno si può avvicinare a queste imprese con tentativi di condizionamento e infiltrazione. E poi vedo anche un'altra cosa: abbiamo letto di elenchi di imprese che avrebbero pagato il pizzo. Se l’accusa per d'Alba è aver ceduto ai tentativi di estorsione e non aver denunciato, allora questa stessa ipotesi deve valere anche per le altre imprese. O devono essere interdette tutte le imprese che hanno pagato il pizzo fino ad oggi oppure non si può fare l’interdittiva per d’Alba e non per le altre imprese. Anche per questa ragione andrebbe posto un rimedio ad una legge abnorme e incostituzionale, perché io penso che la giustizia si debba reggere sui fatti, non sui sospetti e sui pregiudizi. E noi viviamo in un Paese la cui Costituzione dice che c'è fino al terzo grado di giudizio la presunzione di non colpevolezza, poi alla fine si adottano provvedimenti discrezionali che fanno più male di una condanna di primo grado rispetto alla quale ti puoi difendere in un vero contraddittorio. L’altra cosa che io ho lamentato è che Decaro ha avuto l'opportunità di un contraddittorio, mentre io lo chiesi più volte e non mi fu mai concesso. Nel confronto uno può chiarire alcune situazioni. Prendiamo il caso in cui non sono stati chiesti da dirigenti e funzionari i certificati antimafia, atti tecnici rispetto ai quali sindaco e assessori non possono entrare. Alla fine si accusano i sindaci di omessa vigilanza di non so che cosa, quando in realtà sono azioni forzate volte ad eliminare un sindaco o un’impresa, obiettivo che con l’attuale normativa è un gioco da ragazzi. Ecco perché faccio appello al Parlamento e al Governo, visto che ha fatto questo provvedimento su Bari.
Pensa che il caso barese provocherà una accelerazione rispetto ai propositi di riformare la normativa?
Me lo auguro, non posso dirlo finchè non avremo visto le proposte concrete del Governo. Però se dovesse esserci una conseguenza, dopo il caso Bari, dovrebbe portare alla modifica sia dell’articolo 143 del Tuel sia delle interdittive prefettizie, perché eccessi di discrezionalità che non collimano con i principi su cui si reggono la nostra democrazia e il nostro diritto. Bisognerebbe, invece, verificare realmente i fatti relativi alle infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni e nelle imprese.
Quanto le manca la politica?
Mi manca parecchio, anche perché ho investito tanto abbandonando la mia professione e abbandonato anche situazioni familiari per la politica. E’ come se si precludesse persino l’ingresso allo stadio e il divieto di guardare le partite ad un calciatore abituato a segnare i gol. E’ una sofferenza continua e il dolore maggiore è la sensazione che qualcuno abbia brindato nel centrodestra alla mia espulsione politica pensando che il posto mio potesse essere preso facilmente. Quindi c'era la corsa a chi avrebbe indossato la fascia tricolore o avrebbe conquistato un posto in Parlamento. Invece questo non è avvenuto e parecchi sono rimasti con la bocca asciutta. Oggi probabilmente non aver difeso, non aver arginato questa infamia, ha danneggiato anche chi pensava di trarne benefici personali.
Pensa che ci siano le condizioni per un suo ritorno oppure che possano maturare scelte all'interno della sua famiglia?
Sto cercando di scongiurarlo rispetto alla mia famiglia. Abbiamo la priorità di dimostrare in giudizio la nostra totale estraneità ai fatti contestati, basati per noi su chiacchiericci e accuse infondate. Oggi, nel pieno rispetto della magistratura, siamo concentrati su questo. Un domani, se dovessi essere assolto…Vuoi augurare il male a qualcuno? Auguragli di fare il sindaco a Foggia, per il clima e per tutta una serie di situazioni. Quindi, se oggi mi dovessero chiedere di rientrare a fare politica direttamente mettendoci la faccia, io direi io. Anche se è bello, questo è un gioco troppo alto e il dolore che poi subisci cancella tutto quello che di positivo la politica mi ha dato. E’ un rischio che non voglio più correre.
Rispetto ad Amiu, specie alla luce di cosa è emerso da ultimo, cosa si rimprovera? La accusano delle continue proroghe contrattuali e di non aver contestato gli utili distratti in favore di Bari.
In primis io non aumentai mai la Tari, inoltre il nostro controllo fu molto efficace. Una volta insediati, eravamo contrari all'operazione portata avanti da Mongelli. Eravamo contrari al far fallire Amica spa, qualcuno faceva una similitudine con la Federico II Airways. Disse a Mongelli che era difficile non portarsi quelle perdite un domani nel bilancio, cioè che alla fine quel conto salato lo avrebbe pagato e con gli interessi. E ora sta succedendo questo. Non potendo rompere un contratto in essere, fui costretto a sorbirmi Amiu, nonostante le contestazioni e tutta una serie di azioni. Ci furono le proroghe frutto di una negligenza di Amiu, io invocavo questo contratto per portarlo al vaglio del consiglio comunale invitando la mia maggioranza a ragionare e a pronunciarsi sulla questione sul futuro di Amiu o su un bando per affidare ad altri il servizio. C’era l'allerta dei sindacati, che non volevano neanche che si ponesse tale quesito in consiglio comunale. Nel frattempo Amiu ci portava bozze di contratto dove era contemplata anche la pulizia delle spiagge, quindi un copia incolla che ogni volta veniva da noi rigettato. C’era una frizione fra l'ufficio ambiente e la dirigenza barese di Amiu, che cercava sempre di ottenere ulteriori proroghe. Ma in ogni caso la questione doveva sbarcare in consiglio comunale. Fare una scelta del genere non è facile, ci sono tutta una serie di valutazioni da fare. Il problema è che io non ho falsato i conti, a differenza di quello che ho fatto i commissari, e non mi sarei mai sognato di dare una proroga o rinnovare un contratto per 9 anni se non ci fosse stato il consiglio comunale a stabilirlo.
Rispetto ai 40 milioni di utili spostati su Bari?
Questa situazione noi la facemmo notare sin dall'inizio, nei vari incontri e anche in consiglio comunale. Ci sono atti che dimostrano che con la quota del 20% gli utili derivanti dall'impianto di biostabilizzazione in automatico vanno 80 a Bari e 20 a Foggia. C'è qualcuno che oggi lo dice, scoprendo l’acqua calda. Quando lo sostenemmo noi nessuno ci diede peso. Si ipotizzava anche un eventuale ribilanciamento sugli investimenti fatti a Bari sull’impianto di compostaggio. Oggi sulla raccolta differenziata si continuano a dare numeri falsi, non corrispondenti alla veridicità della situazione. La scelta di continuare a stare con Bari si fondava su un'attenzione maggiore sul territorio rispetto alla realizzazione degli impianti. Amiu avrebbe fatto il suo impianto di compostaggio che avrebbe prodotto gli utili, Foggia avrebbe avuto dalla Regione il finanziamento per realizzare l'altro impianto di compostaggio, quindi diciamo che la situazione avrebbe trovato una compensazione. Poi, se Bari non ha completato l'impianto di compostaggio e a Foggia non lo hanno realizzato, è normale che anziché ad un bilanciamento si è arrivati ad una situazione negativa.
Da ex sindaco, che giudizio ha dell’amministrazione Episcopo?
Pensavo che sarebbero stati più incisivi, sono fortemente deluso. Non lo dico io soltanto, lo dice la gente per strada che li ha anche votati e sostenuti. Sono principianti, questa è la sensazione, sembrano principianti allo sbaraglio. Questo non va bene perché bisogna avere le idee chiare di cosa si vuole fare e di dove si vuole andare, partendo dai grandi temi come il PUG. Si registra, soprattutto, una incapacità politica e amministrativa, nonché una scarsa conoscenza della storia amministrativa di questa città. Questo si ripercuote anche su una certa paralisi, a danno del territorio.
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