“Chiedo pubblicamente un incontro al prefetto e al procuratore, scriverò una lettera aperta. Sono una donna onesta, non ci sto più a finire nel tritacarne. E’ ormai chiaro che ogni cosa rappresenta un pretesto per colpirmi. Basta giochi al massacro”. A parlare a l’Attacco è la commercialista mattinatese ed ex segretaria cittadina Pd Libera Scirpoli, che intende andare fino in fondo dopo l’improvviso licenziamento comunicatole dal DARe Puglia, il Distretto agroalimentare regionale partecipato dagli Atenei pugliesi, Unifg in testa, e da numerosi enti e soci privati. Era impiegata di II livello responsabile amministrativa e della contabilità. Un licenziamento “per giustificato motivo oggettivo” e connesso alla riorganizzazione interna e alla riduzione delle attività aziendali, arrivato a pochi giorni di distanza dalle dimissioni dal cda del compagno Gianni Rotice, ex sindaco di Manfredonia, colpito da interdittiva antimafia rispetto alla sua impresa edile Gianni Rotice srl. Nell’interdittiva, i cui effetti sono stati sospesi da TAR e Consiglio di Stato, l’ex prefetto di Foggia Valiante ha fatto riferimento non solo all’accusa di voto di scambio – per cui si attende la decisione sul rinvio a giudizio – ma anche al ruolo di Francesco Scirpoli, boss mafioso del clan ex Romito in carcere dopo una condanna definitiva e attualmente imputato nel processo di mafia Omnia nostra.
“Il licenziamento mi è stato comunicato via mail lunedì scorso, a firma della presidente, e solo ieri (martedì, ndr) è arrivato via raccomandata, dopo che la notizia era già uscita sul solito giornale online. Vi si parla di giustificato motivo in quanto il DARe ha chiuso i progetti collegati alla misura 16.2 del PSR”, spiega a l’Attacco Scirpoli, che è stata l'unica dipendente a ricevere tale comunicazione dei cinque presenti. Dunque adesso ne restano quattro in servizio. “Adesso devo comprendere cosa è accaduto. Io ero la dipendente che da più tempo lavorava presso il DARe, essendo stata assunta – a tempo indeterminato - a ottobre 2018. Non mi occupavo soltanto dei progetti 16.2, bensì di tutta la parte amministrativa”, continua la commercialista mattinatese, che presumibilmente valuterà un ricorso al giudice del lavoro. “Non posso credere sia stata un'idea della presidente Sinigaglia, con cui abbiamo lavorato benissimo in questi anni e che fino a pochi giorni fa sentivo svariate volte al giorno. Con lei esiste una stima reciproca. Sto soffrendo per quello che è avvenuto e non penso che l'abbia voluto lei”.
La quarantenne parla con grande amarezza: “Rotice si era autosospeso mesi fa dal cda dopo l'interdittiva antimafia per poter affrontare più serenamente la propria situazione, poi il 16 gennaio scorso il cda ne ha deliberato le dimissioni non essendo contemplata l’ipotesi della autosospensione. Peraltro, quello stesso giorno gli arrivò la notizia della sospensiva concessa dal TAR Puglia rispetto all'interdittiva antimafia”.
Una decisione a cui è seguita la scorsa settimana analoga pronuncia da parte del Consiglio di Stato, che ha rigettato l'appello cautelare della Prefettura di Foggia. “Secondo me c'è stato un disegno costruito ad arte ai danni di Rotice, che in questi anni si è esposto politicamente e ha assunto varie azioni che hanno rotto parecchi equilibri. Un disegno nel quale hanno coinvolto anche me, utilizzando la storia di mio fratello, che era già nota quando fui assunta. Sono finita nello stesso calderone”, lamenta Libera Scirpoli. “Temevo proprio questo epilogo, ovvero che mi sarebbero stati creati problemi sul lavoro e danni alla mia credibilità. Ho dovuto presentare varie denunce contro il solito giornale online che da anni mi denigra compromettendo la mia vita sociale e professionale, oltre che la mia reputazione. Si è fatto di tutto per arrivare a questo epilogo. Qualcuno, una persona che sta dietro quel giornale, si è preso uno sfizio personale contro di me. Stavo coordinando vari progetti all'interno del DARe e recentemente mi era stavo chiesto di partecipare ad un convegno pubblico proprio in rappresentanza del Distretto agroalimentare”.
Stupisce, in effetti, che appena pochi giorni prima del licenziamento, lo scorso 14 febbraio, Scirpoli abbia rappresentato il DARe in Camera di commercio. “Penso che abbia dato molto fastidio, così come ha dato fastidio a qualcuno la decisione assunta dal Consiglio di Stato la scorsa settimana”, commenta la donna, che ancora una volta dice di non avere nulla a che fare con la vita criminale del fratello Francesco.
“Gianni Rotice neanche conosce mio fratello, che dal 2019 manca da casa. Mio fratello non c’è da molti anni, nemmeno sapeva che frequentassi Rotice, lo avrà appreso dei giornali. Credo che questo licenziamento faccia parte di un disegno contro Rotice e secondo me. Vengo accusata di non aver mai preso le distanze da mio fratello, ma io prendo le distanze dalla mafia tutti i giorni, come dimostra anche ciò che scrivo nei miei articoli. Se vogliono che reciti una formula specifica sono pronta a farlo. Ogni cosa viene usata come pretesto contro di me: quando lo scorso anno fui a Manfredonia la coordinatrice della lista civica Strada facendo, a poche ore dal comizio sul palco, fui messa per l’ennesima volta alla berlina dal solito giornale online, che segue ogni mia iniziativa per attaccarmi. Mi sono laureata col massimo dei voti presso l'Università La Sapienza di Roma e ho sempre lavorato da allora, dal maggio 2009. Facevo parte del Pd, che non mi ha mai cacciato. Anzi, pur dopo i primi articoli contro di me per via di mio fratello, il Pd mi volle nella direzione provinciale e regionale. Fui io a scegliere di farmi da parte. La mia famiglia è rispettabilissima, tutti conoscono e stimano mio padre. Il problema di mio fratello è isolato e non c'entra nulla con la mia famiglia e con me. Peraltro non capisco come mai un giornale abbia avuto informazioni così repentine su quello che è avvenuto in una società privata, mi pare un complotto. I miei genitori neanche sapevano ancora che io fossi stata licenziata. Farò di tutto per capire cosa è successo ma di una cosa sono già certa: chi sta dietro quel giornale ha voluto dapprima che lasciassi la politica, poi ha voluto colpirmi sul lavoro e infine ritengo che voglia la fine del legame con Rotice”.
Né vanno dimenticati i duri (e ingenerosi) affondi scagliati dall’ex procuratore di Foggia Ludovico Vaccaro contro Unifg per una presunta debolezza nell’azione antimafia della terza missione. Che anche questo abbia influito?
Sbaglia, in ogni caso, chi pensa che siano stati recisi i legami tra Rotice e il DARe Puglia: l’edile sipontino oggi è, anzi, il primo socio della società consortile a responsabilità limitata, con una quota pari a 52.669 euro sul totale del capitale sociale pari a 250mila euro con la sua Orchidea srl; il secondo socio è l’amico e patron di Lotras Armando de Girolamo, con la sua Degimont che controlla 47.302 euro. Significa che i due, che insieme hanno una fetta che vale quasi 100mila euro, sono stati coloro che più sono intervenuti finanziariamente per salvare le casse del DARe in questi anni. Il terzo socio è Bonassisalab, che esprime Leonardo Boschetti nel cda, con una quota pari a 43.034 euro; seguono l’organizzazione agricola CIA, proprietaria per 35.648,65 euro, e Unifg, la cui quota vale 26.509,85 euro. Infine una sfilza lunghissima di altri soci dalle partecipazioni meno rilevanti. Insomma, se qualcuno voleva un’operazione di facciata è servito. L'Attacco ha contattato ieri invano la presidente Sinigaglia per un commento.
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