Ha creato un vero subbuglio nella maggioranza del campo largo di Foggia la batosta della sentenza di condanna del Comune capoluogo con cui si è chiuso in primo grado il filone principale, dei tre procedimenti pendenti, relativi al fallimento della ex municipalizzata del servizio di igiene urbana, Amica spa. Il procedimento più rischioso partiva dal mega importo di 57.753.000 euro, ridotto dalla CTU a 27.498.334,25 euro. Il Tribunale di Bari – Sezione specializzata in materia di impresa ha condannato in solido il Comune di Foggia e numerosi tra ex amministratori, revisori e sindaci a risarcire la curatela fallimentare per un importo complessivo pari a 27.498.334,25 euro, oltre interessi e rivalutazione. Il conto finale sarà assai più salato per l’ente municipale, proprio alla luce degli interessi e della rivalutazione: ben 38.600.000 euro, calcolando dal 2012 ovvero dalla data in cui fu dichiarato il fallimento di Amica spa. Quando la notizia della sentenza è piombata, l’amministrazione Episcopo stava discutendo in consiglio comunale di tutt’altro. L’impatto è stato tale che subito, tra i banchi della maggioranza, sono partiti commenti al vetriolo e critiche sulle responsabilità di tale esito infausto. I primi ad uscire allo scoperto, con un comunicato stampa del coordinatore provinciale ed europarlamentare Mario Furore, sono stati quelli del M5S, che tramite il consigliere comunale Francesco Strippoli aveva insistito a lungo nel 2024 perché si chiudesse la questione con un accordo transattivo. Furono inutili le interlocuzioni con l’assessore alle società partecipate, il dem Davide Emanuele, e oggi – come trapela da fonti esterne alla maggioranza - tra i contiani alberga il convincimento che la vicenda sia stata gestita malissimo sia da lui che dall’assessore di CON Giulio De Santis (contratti e contenzioso), convinti che “la transazione ci avrebbe fatto risparmiare la metà” e che siano stati tardivi i tentativi di concluderla. Non è tutto: nel M5S si intenderebbe parlare col leader ed ex premier Giuseppe Conte di tutto ciò che non sta funzionando nell’amministrazione Episcopo, un’insipienza che da ultimo ha trovato conferma nella vicenda processuale di Amica spa.
Ma, stando ai rumors degli uffici comunali, c’è parecchio malcontento anche nel Pd, in particolare dalle parti dei consiglieri veterani Italo Pontone e Lino Dell’Aquila e della presidente del consiglio Lia Azzarone. I dem non incolpano il compagno di partito Emanuele ma a quanto pare sono neri con De Santis per non aver fatto la transazione nei tempi giusti.
“Su questa questione non è esclusa nessuna attività e si stanno valutando e perseguendo tutte le strade. Motivazioni di opportunità non mi permettono di dare informazioni, nell'interesse dell'amministrazione”, si limitò a dire a l’Attacco l’assessore al contenzioso Giulio De Santis, civico emilianista, a dicembre 2024. Mai nessun commento, invece, dal collega piddino Davide Emanuele, che con De Santis oggi è l’amministratore su cui rischia di cadere la maggiore responsabilità politica per la sentenza.
Dal punto di vista politico resta difficile negare che l’inerzia amministrativa abbia caratterizzato almeno il primo anno di mancato di Episcopo&Co. e che la delusione per l’operato della giunta alberghi negli stessi vertici del campo largo, compreso il dominus Pd Raffaele Piemontese. Troppo fermi, troppo in fuga dalle decisioni, troppo sforniti di competenze ed esperienza. Ed ora, per la batosta Amica, i più nel mirino sono De Santis, assessore più volte apparso preda di refrain retorici sulla legalità, ed Emanuele, sul quale pesa anche la vicenda mai davvero chiarita dell’alloggio Arca rilasciato soltanto a marzo scorso dopo che la sindaca in aula consiliare aveva tuonato contro le occupazioni di alloggi popolari da parte di eletti (senza conoscere il caso del proprio assessore).
La sentenza è destinata, insomma, a rappresentare un argomento ulteriore di tensione e scontro nel clima di costante verifica politica interno al campo largo foggiano, che si intreccia con le manovre per le elezioni regionali del prossimo autunno. Peraltro, la tendenza dilatoria della giunta è testimoniata pure dall’ultimatum dato a gennaio scorso dalla giudice Giacoma Fanizza della prima Sezione civile del Tribunale di Foggia, nel procedimento Amica riguardante una richiesta di 3.262.722,24 euro, oltre interessi sino al soddisfo. Tanti i rinvii chiesti ed ottenuti dall’ente comunale, poi la giudice Fanizza ha rinviato ulteriormente, al 3 aprile, per acquisire gli atti della pubblica amministrazione.
Quanto scritto dalla magistrata dà parecchio da pensare: “Ad oggi, non è pervenuta dal Comune di Foggia - in persona del sindaco pro tempore - alcuna notizia relativa alle determinazioni miranti alla concreta definizione del complesso procedimento indicato unitamente ad altri pendenti tra le stesse parti”. Fu disposto il rinvio “considerato che la definizione delle liti in corso tra le parti sarebbe opportuna e conveniente” e “ritenuto di dover esaminare il percorso seguito dall’ente nella valutazione della proposta, proprio alla luce della necessità della P. A. di agire attraverso atti formali portati al vaglio della giunta, che oltre a sostanziarsi in una valutazione di opportunità e convenienza debbano necessariamente contenere lo sviluppo, per iscritto, di puntuali e circostanziate motivazioni, sia in relazione al rifiuto della proposta del giudice, che della eventuale formulazione – da sottoporre alle altre parti - di una propria rimodulazione definitoria, anche ai fini del successivo controllo della Corte dei conti”. Una esasperazione legittima: tutte le parti si erano espresse da molti mesi in favore della proposta transattiva della giudice, pari a circa 2.812.000 euro (con spese legali compensate e interessi non riconosciuti), tranne l’amministrazione Episcopo, che continuava a prendere tempo.
Intanto a Palazzo di città c’è stata martedì pomeriggio una prima riunione per fare il punto della situazione e decidere di presentare immediatamente istanza di sospensiva della esecutività della sentenza barese, oltre all’appello per tentare di ribaltare la decisione in secondo grado. Se la sospensiva venisse concessa sarebbe un fatto indicativo della possibilità di un appello dall’esito differente e ciò permetterebbe di trattare l’accordo transattivo finora mancato.
Negli uffici comunale si fa presente, in queste ore, come il tema di chiudere transattivamente il procedimento giudiziario non è mai stato discusso in consiglio. Anzi, non esiste alcun atto di indirizzo nemmeno da parte della giunta, in tal senso. L’unico documento pare sia stato una nota riservata della sindaca Marida Episcopo della scorsa primavera, in cui si chiedeva di avanzare una proposta. Così è stato, col tentativo di aprile scorso di un accordo da 12,5 milioni di euro circa, tra somme giù pagate alla curatela fallimentare di Amica e altri milioni in aggiunta. Ma dall’attuale giudice delegato Lacatena non sono mai arrivati segnali di apertura né la benchè minima risposta all’ente.
Sulla base della decisione del Tribunale barese si tenterà ora di impostare la transazione, dunque, con la tranquillità di sapere che il Comune di Foggia è stato messo in sicurezza. Sono 21-22 i milioni di euro accantonati in bilancio proprio per il contenzioso Amica, nell’ambito di un fondo contenzioso da 43 milioni totali. Del resto la Corte dei conti negli scorsi anni aveva sempre sollecitato il Comune capoluogo a prestare la massima attenzione proprio ai giudizi pendenti riguardanti Amica spa. A quei fondi si aggiungeranno adesso almeno 16 dei quasi 19 milioni di euro dell’avanzo 2024, cercando di salvare il rifacimento di diverse strade (oltre al già deliberato incremento della spesa del personale per le 101 assunzioni del 2025 voluto da Episcopo). Saltano i piani per l’avanzo e si rende necessaria una rimodulazione della variazione che si stava preparando.
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