Foggia, le precisazioni di Difendiamo il Quartiere Ferrovia: "Attenzione sì, propaganda no. Contano fatti e residenti"

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Abbiamo visto ieri sui social la nuova replica dell’assessore De Santis. E vogliamo dirlo con chiarezza, senza polemiche: siamo contenti che il Quartiere Ferrovia sia finalmente tornato al centro dell’attenzione istituzionale. Così come - lo ripetiamo - siamo felici per l’apertura dello Slow Park, un progetto atteso da anni. Ogni presidio culturale e di socialità è ossigeno per una zona che ha bisogno di normalità, vivibilità e bellezza.

Detto questo, se “si sta facendo molto”, non può e non deve essere l’amministrazione a cantarselo. A valutare i risultati devono essere i residenti, perché sono loro che vivono ogni giorno le conseguenze reali delle scelte e delle azioni messe in campo. E proprio per rispetto verso i residenti, sentiamo il dovere di evidenziare alcuni aspetti che, per come vengono raccontati, non sempre coincidono con ciò che registriamo sul territorio tramite segnalazioni puntuali, con date e orari. A cominciare dal presidio della Polizia Locale in via Podgora: non è “fisso” in senso pieno, ma legato ai turni. E, per quanto ci risulta, non è ininterrottamente dalle 8 alle 22, come dichiarato in un primo comunicato. Spesso termina molto prima, intorno alle 17-18. Non lo diciamo per attaccare qualcuno, lo diciamo perché la differenza tra un presidio prolungato e uno a fascia ridotta cambia completamente la percezione di controllo e l’efficacia deterrente, soprattutto nelle ore più critiche.

Inoltre, un presidio statico può essere utile come punto di riferimento, ma da solo non basta: serve pattugliamento dinamico, perché il degrado e le condotte illecite si spostano di poche decine di metri e riappaiono altrove. Anche sui mercatini abusivi, con rispetto, non possiamo accettare l’idea che “non esistano più”. Soltanto ieri, alle 17:30, un residente ha segnalato un mercatino in via Monfalcone, a breve distanza da dove spesso si posiziona la pattuglia. Si è sciolto con l’arrivo della pioggia, non per l’arrivo di un controllo. E come questo, nel tempo, abbiamo raccolto diverse segnalazioni riscontrabili pubblicamente sulla pagina di Difendiamo il Quartiere Ferrovia di Foggia: proprio per evitare la solita accusa (assurda) delle “foto vecchie”.

Noi concordiamo invece pienamente con un passaggio che lo stesso De Santis aveva già espresso in precedenza e che riteniamo corretto: il Quartiere Ferrovia non si governa solo con l’emergenza e non si risolve esclusivamente con la sicurezza. Servono cultura, socialità, partecipazione. Su questo, da anni, proponiamo misure anche economiche e urbanistiche: piano del commercio, regole chiare contro la concentrazione di attività “fotocopia”, controlli sulle licenze, valorizzazione di un’area di interesse storico, illuminazione adeguata, segnaletica orizzontale rifatta dove è ormai scolorita, rallentatori e soluzioni tecniche di moderazione della velocità nelle arterie dove si corre. Perché sicurezza significa anche non rischiare la vita sulle strisce e lo abbiamo visto pochi giorni fa. Sulla videosorveglianza diciamo “bene”, davvero.

Ma chiediamo che venga utilizzata prima che accada qualcosa, non soltanto per ricostruire i fatti a posteriori. E ricordiamo che il potenziamento del sistema passa anche da sinergie istituzionali e finanziamenti non solo comunali: recentemente è stato raccontato di un ulteriore rafforzamento con un protocollo Questura-Comune, con risorse sia del Ministero dell’Interno sia del Comune. La domanda, quindi, è semplice e non polemica: chi monitora le immagini in tempo reale, nelle fasce più delicate? Esiste una regia operativa stabile che consenta l’intervento immediato quando si vedono azioni illecite in corso? Perché ancora non si sono riusciti a individuare gli autori delle scritte che, dallo scorso mese, imbrattano il quartiere Ferrovia? Perché non vengono utilizzate per i soliti esercenti che, allo stesso orario, scaricano i loro rifiuti sui marciapiedi? Perché non sono state d’aiuto per fermare in tempo reale il furto con spaccata al negozio Simone, nella centralissima Piazza Cavour?

C’è poi un tema su cui chiediamo controlli seri e imparziali, a tutela di tutti: quello delle attività e degli immobili. Dove ci sono esercizi che somministrano o vendono alimenti, la normativa igienico-sanitaria e i protocolli HACCP non sono un’opinione: parliamo almeno del Reg. (CE) 852/2004 e del sistema di autocontrollo, tracciabilità, condizioni dei locali, corretta gestione degli alimenti e dei rifiuti. I controlli devono essere uguali per tutti, senza disparità e senza scorciatoie. E lo stesso vale per gli ex locali commerciali che, secondo molte segnalazioni, vengono adibiti ad abitazione: il cambio di destinazione d’uso senza titolo abilitativo non è una “formalità”, perché può generare problemi reali di sicurezza, igiene e prevenzione incendi. Il quadro è noto (D.P.R. 380/2001, anche in tema di destinazione d’uso e sanzioni; requisiti igienico-sanitari come D.M. 5 luglio 1975; profili di sicurezza). Anche qui: servono verifiche, senza caccia alle streghe, ma con lo stesso metro per tutti. Le immagini di Crans-Montana ci ritornano ancora in mente.

Infine, un punto che per noi resta centrale: l’adeguamento di Foggia agli standard di sicurezza delle città italiane “normali”, anche tramite un rafforzamento delle forze sul territorio. Foggia è perennemente tra le ultime città d'Italia per sicurezza, qualità della vita e reati. La richiesta di una presenza dell’Esercito nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure” e di più unità delle forze di polizia non nasce da ideologia, ma da una realtà che i residenti descrivono da anni e che oltre 3.300 persone hanno sostenuto con una petizione. Ignorare quella voce non fa bene a nessuno. Noi tendiamo una mano all’amministrazione comunale. Ma chiediamo che si resti sui fatti, sui numeri e sulla trasparenza: orari effettivi dei presidi, quantità di controlli dinamici, sanzioni elevate, sequestri, risultati misurabili. Il Quartiere Ferrovia non è un terreno di propaganda né può essere “brandizzato” politicamente: è la casa di migliaia di persone. Si lavora tutti per un interesse comune. Da parte nostra, continueremo come abbiamo sempre fatto: segnalazioni documentate, proposte concrete, disponibilità al confronto. E la speranza, sincera, che dopo queste precisazioni ci sia più ascolto e più attenzione reale, da parte di tutti. 

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