Un anno dopo il conferimento dell’incarico a febbraio 2025, è finalmente arrivato l’atteso parere commissionato a Foggia dall’amministrazione Episcopo all’avvocato e docente universitario Antonino Ilacqua. Un servizio di supporto specialistico per le verifiche legali, anche afferenti agli aspetti finanziari correlati, in ambito di controllo analogo congiunto della partecipata barese Amiu Puglia spa, relativi alle annualità 2013-2024, e supporto per l'efficientamento del controllo analogo e patti parasociali. Al Comune daunio, che oggi detiene il 21,87 del capitale sociale, il professionista messinese ha dato un consiglio chiaro: aumentare la partecipazione fino al 30% al massimo per pesare di ciò sulle decisioni della società in house del servizio di igiene urbana. Un suggerimento che arriva quando sta per iniziare, a Foggia, il processo Amiu con l’accusa di un affidamento da 203 milioni (per altri nove anni) che sarebbe stato “truccato” e rinvii a giudizio eccellenti a partire da quello del dg della spa Antonicelli. Il Comune di Foggia, nel 2014, raggiunse un'intesa col Comune di Bari per l’ingresso in Amiu per la gestione dei rifiuti del territorio comunale, nonché, dell'impianto comunale di selezione e di biostabilizzazione. Amiu risulta, quindi. una società a capitale interamente pubblico, composto da due enti pubblici e, quindi, sottoposta a “controllo analogo congiunto”.
“Con l'ingresso del Comune di Foggia nella compagine sociale, Amiu, con la condivisione e l'approvazione dei Comuni di Bari e di Foggia, ha rielaborato lo statuto inserendo, ai fini delle delibere da assumere, che le stesse, in ogni caso, siano convocate validamente con la presenza di tanti soci che rappresentino almeno i tre quarti del capitale sociale”, ricorda Ilacqua nella propria relazione.
“Tale condizione, pertanto, laddove il Comune di Foggia non ritenesse di partecipare a talune assemblee, consentirebbe al Comune di Bari, attualmente detentore del 78,13% del capitale sociale, di poter validamente stare in assemblea e di poter deliberare in via autonoma, anche senza il consenso dell'altro socio pubblico”. “Tale situazione, ovviamente, non consente, a parere di chi scrive, il rispetto da parte del Comune di Foggia, dei principi alla base dei quali si deve esercitare il controllo analogo, che allo stato non appare neanche come definibile congiunto”, sottolinea Ilacqua. “Cosi come sembra sia svuotato di contenuti, rispetto alle prerogative di codesto Comune, quanto riportalo all'articolo 9 circa “i poteri di impulso e propulsivo nei confronti dell'attività deliberativa dell'organo di amministrazione” laddove, ovviamente, non vi sia la condivisione del socio di maggioranza, il Comune di Bari”, prosegue l’avvocato, che rileva anche “criticità potenziali rispetto all'articolo 12 in cui si parla di utili e di dividendi”.
“Le società in house non possono e non devono generare utili in quanto non si tratta di società commerciali, bensì di società dedicate allo svolgimento di servizi a favore della collettività e che producono, tra le altre condizioni, economie di scale rispetto al libero mercato. Le società in house, quindi, non possono generare utili a fini di lucro, né distribuire dividendi ai soci (di solito enti pubblici). Le società in house possono generare utili, che dovremo definire più correttamente avanzi di gestione, ma non possono distribuirli come dividendi, né operare con logiche di profitto. Qualsiasi avanzo di gestione va, a parere di chi scrive, reinvestito nell'attività istituzionale per cui sono state create, o meglio, gli eventuali utili o avanzi di gestione devono essere obbligatoriamente destinati: al miglioramento dei servizi pubblici erogati; al finanziamento di nuovi investimenti pubblici; all'abbattimento dei costi relativi al servizio; alla costituzione di riserve non distribuibili”.
E’ questo che Ilacqua dice rispetto alla vicenda del “travaso” di utili da Foggia a Bari. “Da tale analisi è emerso che sono stati distribuiti, dal 2014 al 2019, “avanzi di gestione” per 17.913.343,55 euro che sono stati suddivisi tra i soci rispettivamente secondo il peso societario”: una distribuzione, spiega, avvenuta secondo “lo statuto e i patti parasociali, attualmente in vigore”. “Infatti, dalla mera lettura dei verbali delle assemblee in cui sono stati distribuiti gli avanzi di gestione, gli stessi vengono suddivisi, sempre all'unanimità (quindi, anche con l'assenso dei rappresentanti del Comune di Foggia) esattamente secondo il peso societario dei due enti locali (Bari 78,22% e Foggia 21,87%)”, puntualizza Ilacqua, che non dice nulla invece rispetto alla esatta destinazione di tali somme. “È emerso che gli avanzi di gestione, relativi alle annualità 2020-2024, è sempre stato deliberato il rinvio della ripartizione degli “utili” che ammontano ad un totale di 3.814.289 euro (di cui 3.369.559 euro per l'anno 2020, 394.081 euro per l'anno 2022, 50.649 euro per l'anno 2024; mentre l'annualità 2023 è stata chiusa con una perdita)”. Mentre, rispetto agli anni precedenti, lo statuto prevede che “i dividendi non riscossi entro il quinquennio dal giorno in cui sono divenuti esigibili sono prescritti a favore della società”.
“A prescindere dalla circostanza della necessità di una modifica, tra le tante, allo stesso statuto, in ogni caso anche gli “utili” del 2020, stante che il bilancio è stato approvato il 2 luglio 2021 andrebbero prescritti il 1° luglio 2026”, osserva Ilacqua. “Oggi appare necessario proporre correttivi, si aggiunge necessariamente da condividere con il socio di maggioranza Comune di Bari, che consentano al Comune di Foggia di rispettare gli obblighi che la legge impone circa le attività legate al controllo analogo, nonché, di rispettare l'attuale normativa sulle società in house rispetto ai cosiddetti “avanzi di gestione”. In particolare appare necessario, di concerto con il socio di maggioranza Comune di Bari, ridefinire sia lo statuto, sia i patti parasociali. Vanno individuati, di concerto tra i soci, meccanismi correttivi che consentano di riequilibrare il controllo della società riportando lo stesso ad un sostanziale equilibrio, consentendo un reale esercizio del controllo analogo congiunto, cosi come previsto dalle attuali normative. Di fatto il Comune di Foggia, socio di minoranza, non può esercitare sulla società in house lo stesso controllo che avrebbe/ha sulle proprie articolazioni interne”.
Per Ilacqua dunque la soluzione è che il Comune daunio aumenti la propria partecipazione. “Appare necessario individuare, congiuntamente al socio di maggioranza, corrette mitigazioni alla circostanza che un solo socio possa deliberare in assemblea senza, eventualmente, dover condividere le scelte. In alternativa, laddove non sia possibile la condivisione di tale scelta, pur a mio parere ritenuta necessaria ed obbligatoria anche per Bari, si dovrà percorrere la modalità, cosi come regolata nei patti parasociali, di sottoscrivere un aumento del capitale sociale nella misura massima del 30% e/o nei limiti che consentano di superare l'attuale criticità di assumere determinazioni vincolanti con il possesso del 75% del capitale sociale. Il Comune di Bari, dovendo cedere quote sociali, non avrebbe più il 75% dal capitale sociale e, quindi, si ripristinerebbe quel necessario equilibrio che consente un corretto esercizio anche del principio del controllo analogo. Ovviamente, non può sottacersi che tale percorso comporta un necessario confronto, da condividere con l'altro socio, sui valori da attribuire, oggi, alla società: né possiamo sottacere che, salvo che non si possano o vogliano conferire beni per un valora equivalente concordato, vi sarebbe la necessità di porre a bilancio le somme necessarie a tale acquisto. A mio parere, inoltre, non è ipotizzabile un eventuale aumento della TARI per finanziare tale acquisto”, afferma il docente e legale.
“Altra circostanza in cui si deve rilevare una criticità, rispetto alla necessità di avere un equilibrio di gestione tra i soci, riguarda la suddivisione delle spese relative agli organi della società partecipata. Nei verbali delle varie assemblee ordinarie, Iinfatti, i costi vengono ribaltati per il 60% sul Comune di Bari e per il 40% sul Comune di Foggia: una suddivisione che non appare in linea, né appare giustificata rispetto alle quote sociali detenute dai due enti atteso, peraltro, che invece gli “avanzi di gestione” sono ripartiti secondo i diversi pesi percentuali di partecipazione”.
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