A Foggia, il maltempo che ha accompagnato le ultime due settimane, prima con il forte vento e poi con le piogge torrentizie, ha fatto strage di alberi. Già lo scorso 26 marzo, a causa di forti raffiche di vento, diversi ne caddero su via Patierno, via Europa e via Silvestri. Ma il caso più eclatante riguardò la caduta di un pino nei pressi dell’Istituto “Catalano-Moscati” in via Altamura, qualche minuto prima dell’uscita degli alunni. Gli ultimi giorni di pioggia, invece, hanno dato vita ad una vera e propria moria del patrimonio arboreo foggiano. In ordine sparso, sono caduti i seguenti alberi: due in via Castellino, uno dei quali ha danneggiato un’auto in sosta, uno in piazza Göppingen, uno in viale Ofanto nei pressi dell’Ospedale D’Avanzo, che ha danneggiato ben tre auto parcheggiate, uno in via Alfieri, sempre su un’auto in sosta, e uno nel quartiere Candelaro, anche stavolta danneggiando un’auto. Una situazione assurda che ha messo in grave pericolo l’incolumità dei cittadini, ma che ha solo risaltato un problema già noto. “Le condizioni climatiche delle ultime settimane hanno evidenziato tutti i limiti del verde pubblico della città”, ha esordito a l’Attacco Maurizio Marrese, presidente del WWF Foggia. “Non è certamente un problema che nasce oggi. La gestione del verde pubblico è inefficiente da decenni, ma non c’è stata alcuna discontinuità con l’insediamento della nuova amministrazione, nonostante le premesse”, ha precisato. L’assessora all’Ambiente non è immune da colpe, a maggior ragione considerando il suo impegno civico pre-istituzionale. “Lucia Aprile è nata dalla cittadinanza attiva, ha fatto battaglie per il verde, ma commette anche lei sempre gli stessi errori”, ha aggiunto Marrese. Le cause da addurre alla caduta degli alberi sono diverse, e non dipendono solo dal maltempo. Una di queste sono gli alberi potati male e nel periodo sbagliato. “Abbiamo sottolineato più volte come il Comune di Foggia violi il suo stesso regolamento – ha spiegato –. Quindi, potando gli alberi fuori stagione, il che porta all’indebolimento degli esemplari, così come al rischio di malattie e instabilità”.
E ancora, “ci sono stati numerosi lavori legati alle piste ciclabili che hanno in alcuni casi indebolito l’apparato radicale attraverso degli scavi fatti lungo i marciapiedi”. “Ci sono alcune cose che andavano fatte, ma che non sono state fatte”, procede a fare l’elenco il presidente del WWF Foggia. “Insieme a tutte le associazioni ambientaliste, avevamo chiesto al Comune di Foggia di fare un censimento del verde per valutare la stabilità e la salute degli alberi esistenti. In parte è stato fatto, ma non per l’intera città, per la quale si rendeva invece necessario”, continua. “Andava fatto il piano di gestione del verde pubblico, da noi richiesto ma mai preso in considerazione. Addirittura, è stato recentemente pubblicato un bando sul verde pubblico senza avere un piano”.
Ma non è tutto. “Un altro problema è la mancata dotazione da parte del Comune di una struttura tecnica. Nel famoso Patto Verde, fatto firmare ai candidati sindaci, chiedevamo di istituire un ufficio, che esisteva prima ed è stato chiuso, chiamato Ufficio Parchi e Giardini, che aveva un nucleo di personale che gestiva il verde pubblico a Foggia. Mentre, adesso, lo si fa affidando la gestione alle consulenze esterne”. L’inerzia e l’incapacità amministrativa è palpabile, come fa notare Marrese: “Si fa tutto al contrario, piuttosto che seguire un percorso lineare si parte dalla coda. Mi sembra una cosa totalmente sbagliata. È un’amministrazione che, almeno sul settore ambientale, vive alla giornata ed è sempre in emergenza. Quando si verifica una situazione emergenziale cercano di tenere il passo ed evitare i danni. Però, una città non può essere amministrata in questo modo. Ci vogliono pianificazione e programmazione degli interventi”.
Sulle dichiarazioni dell’assessora Aprile in merito agli alberi caduti in città, il presidente del WWF Foggia si trova parzialmente d’accordo. Per l’ambientalista, l’amministrazione non ha fatto la dovuta informazione ed educazione nei confronti dei cittadini. “In questi casi di allerta meteo, la stessa amministrazione avrebbe dovuto, così come ha chiuso la villa comunale e il cimitero per tutelare l’incolumità pubblica, anche consigliare i cittadini le buone pratiche per prevenire qualsiasi situazione di pericolo – ha testimoniato –. Questa mattina (ieri, ndr), sono passato per viale Ofanto, dove è caduto un albero. In prossimità ci sono altri pini, ma c’erano tutte le auto parcheggiate. Questo non è fare prevenzione. La zona andava circoscritta e vietato il transito anche ai pedoni. C’è la totale inesperienza nell’affrontare questo tipo di situazioni”, continua. “Se è vero che da parte dei cittadini c’è poca propensione al rispetto delle disposizioni, è pur vero che l’amministrazione avrebbe dovuto guidarli in questa emergenza. Mi sembrano dilettanti allo sbaraglio. Parliamo di assessori, dirigenti di un Comune, se non riescono neanche a dare consigli ai cittadini per la loro sicurezza, lo trovo veramente assurdo”, polemizza Marrese.
Le speranze di un cambiamento da parte dell’amministrazione Episcopo nei confronti della gestione del verde pubblico sono esaurite. Chi pensava potesse cambiare qualcosa, si è dovuto ricredere. Il tempo sta scadendo e nulla è stato fatto per migliorare la situazione ereditata, già di per sé deficitaria. “Secondo me, questa amministrazione non ha assolutamente più possibilità perché ormai ha sprecato già degli anni importanti. Sarebbe dovuta partire in quarta, invece lo ha fatto in folle. Questi tagli di nastri sono frutto di finanziamenti approvati dalla precedente amministrazione, e gli stessi progetti sono stati avanzati dall’ex Sindaco Franco Landella. Ormai, credo che non ci sia più tempo per costruire quanto era stato promesso ormai due anni e mezzo fa”.
La progettazione riguardante il verde non si improvvisa da un giorno all’altro, ma necessita di una programmazione fatta per tempo. L’ambientalista ha da obiettare anche sulla Consulta per l’Ambiente. “Prima della campagna elettorale, eravamo partiti addirittura come associazione, chiedendone l’impegno in questo senso – precisa –. Dopo due anni e mezzo, la montagna ha partorito il topolino. Alla fine è stata istituita, ma con un regolamento completamente ridicolo e inaccettabile. Avevamo proposto un regolamento completamente scritto da noi, che è stato totalmente cambiato, facendolo diventare assurdo. Quindi, sono partiti lenti e ora ci troviamo, dopo due anni e mezzo, con un prodotto che è assolutamente inutilizzabile”.
Dello stesso parere era stato anche il collega Gian Maria Gasperi, che a l’Attacco lo ha definito un documento privo di consistenza e autoreferenziale. La fiducia latita, per questa amministrazione non c’è più spazio e tempo, e l’attesa è tutta rivolta verso le prossime elezioni comunali, nella speranza di un definitivo cambio di passo. “Dobbiamo già iniziare a pensare alla prossima amministrazione, a chi saranno e a cosa faranno”, ha concluso.
Con la stessa proposta di adottare il modello della “Città Spugna”, dall’inglese Sponge City, Marrese ha voluto lanciare una provocazione all’attuale amministrazione. Per l’ambientalista vuole essere un invito e un tentativo ad alzare l’asticella per prepararsi ad un futuro caratterizzato dai cambiamenti climatici e per far fronte al rischio idrogeologico, di cui la Capitanata ha già assaggiato le prime conseguenze. Ma, ovviamente, si tratta di un modello di sviluppo urbano che ritiene irrealizzabile a causa dell’inerzia amministrativa di Episcopo & Co.
Gli alberi cadono ovunque, è vero, ma non con questa frequenza. Tacitare tale emergenza significa non avere a cuore il verde urbano e disinteressarsi della sicurezza dei cittadini.
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