Foggia, discarica a due passi da condominio. Residenti in rivolta: “Alberi abbattuti e parcheggi cancellati”

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A Foggia, in Via Patroni 4, a ridosso del Tribunale e nel pieno di un’area residenziale densamente abitata, monta la protesta dei cittadini contro la realizzazione di un punto di raccolta per rifiuti ingombranti che, nei fatti, viene percepito come una discarica a cielo aperto sotto le finestre di casa. Una scelta che sta alimentando tensioni e che ha già portato i residenti a rivolgersi a un legale per tentare di fermare i lavori. “Io ho un appartamento nel complesso residenziale di Via Patroni, al civico 4, proprio di fronte l’ingresso del Tribunale. In pratica, in uno spazio libero, dove si sarebbe potuta creare una zona ricreativa per bambini, da un mese a questa parte, con Amiu Puglia, il Comune di Foggia sta allestendo una discarica comunale”, racconta un inquilino a l’Attacco. L’area in questione, fino a poche settimane fa, rappresentava uno degli ultimi spazi liberi del quartiere, con alberature e margini di utilizzo collettivo. Oggi, invece, è un cantiere in trasformazione, con interventi che stanno modificando in modo radicale l’assetto urbano della zona. “Ovviamente, tutti i condomini del complesso, tramite l’amministratore, hanno messo l’avvocato per cercare di bloccare i lavori. Ci hanno detto che in quella discarica non verranno conferiti rifiuti urbani, ma sono rifiuti ingombranti. Per cui sostengono che vada fatta per forza”. La distinzione tra rifiuti urbani e ingombranti, tuttavia, non rassicura chi abita a pochi metri dal sito. Il timore è che, al di là delle definizioni tecniche, l’impatto reale sia comunque pesante in termini di decoro, traffico e gestione quotidiana. “Ma per legge dovrebbe stare almeno a quindici metri di distanza da un complesso residenziale abitato. In quel complesso residenziale la distanza è di scarsi due metri”. Un punto, questo, che apre interrogativi sulla regolarità dell’intervento e che potrebbe diventare centrale anche sul piano legale. Se le distanze minime non fossero rispettate, il progetto rischierebbe di scontrarsi con vincoli normativi difficilmente aggirabili. “Per cui, oltre tutti i rumori, il disordine e la sporcizia che creerà la discarica, stanno segando gli alberi presenti, perché è una strada larga e alberata, e stanno togliendo anche l’unico tratto di parcheggio, dove a stento si riescono a mettere una decina di auto”. Il tema ambientale si intreccia così con quello della vivibilità quotidiana. Gli alberi abbattuti e la riduzione degli spazi di sosta rappresentano una perdita immediata e tangibile per i residenti, in un contesto urbano già segnato da criticità strutturali. “Se togliamo i posti riservati a disabili e donne in gravidanza, ci sono sette o otto parcheggi per un complesso in cui ci sono ottantotto inquilini”.

Numeri che fotografano una sproporzione evidente e che rischiano di aggravare ulteriormente le difficoltà di chi vive la zona ogni giorno, tra carenza di posti auto e aumento previsto del traffico legato al nuovo punto di raccolta. “Nel fare i lavori, hanno anche abbattuto un albero dal tronco largo che sta inchinato e poggiato sul recinto di un appartamento a pian terreno. È davvero una cosa indecente”.

Un episodio che, secondo i residenti, evidenzierebbe anche modalità operative poco attente e una gestione del cantiere percepita come invasiva e poco rispettosa del contesto abitativo. “Non perché io abbia un appartamento in quel complesso, ma il verde pubblico andrebbe incentivato, non abbattuto. E invece viene costruita una discarica in pieno centro urbano”.

Il nodo, in definitiva, è anche culturale: quale modello di città si intende perseguire? La scelta di sacrificare spazi verdi per infrastrutture di servizio, senza un apparente bilanciamento, viene vissuta come un arretramento nella qualità urbana. “È indegno e indecoroso. Come possono questa Sindaca e questa amministrazione comunale permettere una cosa del genere? Ci sono tantissime zone in cui è possibile realizzare una discarica, ma non qui. A due passi da un condominio”. La contestazione, quindi, non riguarda solo l’opera in sé, ma soprattutto la sua collocazione. Alternative, secondo i residenti, esisterebbero, ma non sarebbero state prese in considerazione. “Proprio ieri stavano segando degli alberi, un dispiacere enorme”.

Nel frattempo, i lavori proseguono e la tensione resta alta. Il rischio è che il caso di Via Patroni diventi emblematico di una gestione urbana percepita come distante dai cittadini e poco incline al confronto preventivo. Resta difficile, dunque, non interrogarsi sull’opportunità di un intervento di questo tipo in un contesto tanto delicato. La gestione dei rifiuti è una necessità imprescindibile, ma non può trasformarsi in una scelta calata dall’alto, che sacrifica qualità della vita, decoro e spazi comuni senza un reale percorso di condivisione. Qui non è in discussione solo un’opera, ma il rapporto tra amministrazione e città. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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