“Ho letto con attenzione le dichiarazioni rilasciate oggi dall’assessore alla Legalità del Comune di Foggia Giulio De Santis e non posso che esprimere profondo rammarico per il tono e i contenuti delle sue esternazioni. Di fronte alla legittima denuncia dell’Associazione Giovanni Panunzio - Eguaglianza, Legalità, Diritti, che da quasi due anni segnala l’inagibilità della sede di via Scillitani, un assessore avrebbe dovuto limitarsi a fare ciò che gli compete: risolvere il problema. Invece, si è scelto di alimentare una polemica nei confronti di un’associazione che da anni rappresenta un presidio di legalità sul nostro territorio. La questione è semplice. La sede assegnata all’associazione presenta gravi infiltrazioni e il distacco di calcinacci, risultando di fatto inutilizzabile da fine 2024. Il Comune, cui compete la manutenzione straordinaria dell’immobile, aveva il dovere di intervenire tempestivamente. Di recente il 12 marzo 2026, negli atti del Consiglio comunale, l’assessore De Santis aveva dichiarato che la vicenda era stata risolta attraverso l’assegnazione di un locale attiguo. Se oggi siamo ancora a discutere della stessa questione, è evidente che quella soluzione non è stata sufficiente o comunque non ha prodotto gli effetti annunciati. Anziché assumersi la responsabilità di questo ritardo che si protrae da quasi 2 anni, l’assessore ha preferito spostare il confronto su un terreno improprio, evocando presunti attacchi all’amministrazione, richiamando il tema della memoria delle vittime di mafia e contrapponendo l’azione del Comune a quella dell’associazione. È una scelta che considero profondamente sbagliata.

C’è un numero, nel Governance Poll 2026 del Sole 24 Ore, che riguarda Foggia più di ogni altro: 47%. È il gradimento che i cittadini attribuiscono oggi alla sindaca Maria Aida Episcopo, a due anni e mezzo circa dall’elezione avvenuta nell’autunno del 2023. Un anno fa la stessa rilevazione - l’indagine annuale con cui Noto Sondaggi misura il gradimento dei primi cittadini - le assegnò il 57%. Dieci punti in meno in dodici mesi e un arretramento in classifica che non ha eguali tra i sindaci dei capoluoghi di provincia: dalla 19ª all’83ª posizione, vale a dire 64 posti persi in un solo anno. È il rovescio esatto di un’operazione comunicativa. Il 7 luglio 2025, poche ore dopo la pubblicazione del sondaggio di quell’anno, Episcopo affidò ai social la propria soddisfazione, rivendicando un balzo di ben tredici posizioni. Dodici mesi dopo, a dati usciti, dalla prima cittadina non è arrivato alcun commento. Nè il solito post su Fb nè tantomeno un comunicato stampa. “Nessuna autocritica”, il commento che trapela da Palazzo, insieme alla indiscrezione per la quale la sindaca aspettava con ansia tale responso. Non sorprende, se si ricordano le mille occasioni in cui ha citato sondaggi e classifiche. Al suo posto parlano l’opposizione, con Nunzio Angiola che evoca una “Caporetto politica” e l’analista Massimo Russo, il quale il tracollo l’aveva previsto. E parlano soprattutto i numeri, che raccontano la storia di una crescita durata due anni e spezzata di colpo nel terzo. Il crollo foggiano si inserisce in una tendenza nazionale che il direttore di Noto Sondaggi, Antonio Noto, riassume così: due primi cittadini su tre perdono consenso rispetto al giorno del voto, in una tornata in cui pesano sicurezza, costo della vita e disagio sociale, questioni su cui il sindaco ha margini d’intervento limitati ma sulle quali finisce per fare da parafulmine. Foggia, però, è dentro questa cornice il caso più estremo: nessun capoluogo, nel confronto tra le due edizioni, arretra di altrettante posizioni, esattamente 64. Il paradosso è che, nella stessa tornata, la Puglia festeggia il suo uomo più forte: Antonio Decaro, al debutto da presidente della Regione, apre la classifica dei governatori con il 66% di gradimento, davanti a tutti. Due capitoli opposti dello stesso territorio, pubblicati nella stessa pagina: la Regione in vetta, il capoluogo daunio all’estremo opposto della graduatoria dei sindaci. Per capire quanto sia anomalo il crollo del 2026 bisogna ricostruire la parabola dei tre anni precedenti, edizione per edizione.

Il bilancio di Amiu Puglia spa relativo all'esercizio 2025, con dati separati per centri di costo (Bari e Foggia), registra un risultato positivo pari a 2.525.599 euro rispetto ai 50.649 euro del 2024. Nella relazione sulla gestione firmata dalla presidente Antonella Lomoro, emerge come la raccolta differenziata nel capoluogo daunio – socio al 21,97% della società in house del servizio di igiene urbana – non solo resti lontanissima dal 65% indicato dalla legge come soglia minima, ma sia anche distante 20 punti percentuali rispetto al risultato del socio, il Comune di Bari. Difatti la differenziata ha registrato il 47,84% nel 2025 nel capoluogo di regione, ovvero -1,44% rispetto a quanto era stato preventivato, il 49,28%. Mentre a Foggia si prevedeva di raggiungere il 34,93% e invece a fine 2025 il dato conclusivo è stato pari soltanto al 27,65%, una differenza del -7,28%. La governance della spa barese guarda al bicchiere mezzo pieno, dicendo che “il raffronto con lo stesso periodo dell’anno 2024 mostra a Foggia per la raccolta differenziata un incremento del +18,65% e un decremento della quantità di rifiuti indifferenziati del -2,73%, per un complessivo incremento dei rifiuti raccolti del +2,37%”. Al 31.12.2025 l'organico aziendale si attestava a 1.093 unità lavorative, di cui 797 in forza presso la sede di Bari e 296 presso la sede operativa di Foggia, per una forza complessiva equivalente pari a 1.070 unità. A Bari nel periodo gennaio-dicembre 2025 sono state effettuate 159 assunzioni, di cui 19 operai a tempo determinato 3b operatore conduttore di cui 2 cessati e 140 operai a tempo determinato livello J operatori di cui 67 cessati. A Foggia sono state assunte 17 persone, di cui 17 operai livello J di cui 16 a tempo determinato e 9 operai livello 3b. Nella relazione si ricorda che, per quanto concerne il Comune di Foggia, Amiu Puglia spa è affidataria in house dei servizi di igiene urbana in virtù del nuovo contratto di servizio, sottoscritto il 14 marzo 2023, il cui corrispettivo, per l’anno 2025, quale primo anno della fase a regime, è stato rideterminato, rispetto a quello definito nel piano industriale, in relazione a quanto effettivamente realizzato, e risulta così articolato: 17.986.608 euro a titolo di corrispettivo derivante dal contratto stipulato con il Comune di Foggia di cui 17.324.607 euro, per i servizi del ciclo integrato, e 662.001 euro, per i servizi extra perimetro;  2.436.377 euro a titolo di corrispettivo riconosciuto dal Comune di Foggia a titolo di rivalsa costi di recupero delle frazioni differenziate. A tali importi si aggiungono corrispettivi disciplinati da apposita convenzione, quali: 2.170.769 euro per l’attività di trattamento dei rifiuti indifferenziati presso il TMB di Passo Breccioso; 2.983.347 euro a titolo di trasporto e smaltimento della frazione biostabilizzata EER 190501 e di trasporto della frazione secca EER 191212. Al 31 dicembre 2025, la società ha sostenuto un onere complessivo pari a 8.154.280 euro per il servizio di trattamento, trasporto e smaltimento dei rifiuti indifferenziati.

Un accordo transattivo da 19,2 milioni di euro, dopo i 4,3 milioni già versati alla curatela fallimentare negli scorsi anni. E’ stata questa la decisione assunta infine dall’amministrazione Episcopo, a Foggia, per chiudere definitivamente il procedimento più importante di quelli pendenti nei confronti della curatela dell’ex municipalizzata dei rifiuti Amica spa, originato dalla gestione dei servizi di igiene urbana, cimiteriali e scolastici affidati alla società, successivamente dichiarata fallita. Da anni i giudici sollecitavano l’ente e la curatrice Mirna Rabasco a risolvere il contenzioso con una transazione, così come fatto varie volte anche dai revisori dei conti del Comune capoluogo e dall’eletto contiano Francesco Strippoli. A far cadere gli ultimi indugi è stato, a giugno scorso, il rigetto della sospensiva, almeno parziale, da parte della Corte di appello di Bari, della sentenza di condanna del Tribunale di Bari del 2025, che ha condannato l’ente municipale a pagare al Fallimento Amica spa l'importo capitale di 27.498.334,25 euro, oltre rivalutazione monetaria e interessi legali dalla data della sentenza al saldo effettivo. Come rivelato su queste colonne, restava però ampia la distanza tra le parti: la curatela Amica chiedeva altri 20 milioni di euro, oltre ai 4,3 giù versati dal Comune, per un totale di 24,3 milioni di euro circa; invece Palazzo di città era disposto ad aggiungere ai 4,3 milioni altri 15 milioni, arrivando al massimo a 19 milioni di euro. Insomma, ballavano circa 5 milioni di euro. La situazione si è sbloccata la scorsa settimana, quando ci sono state prima una riunione ad hoc voluta dall’assessore al contenzioso Giulio De Santis e poi la delibera di giunta, venerdì scorso, sulla base della relazione della dirigente del Servizio Avvocatura Maria Teresa Antonucci. La proposta di definizione transattiva onnicomprensiva e tombale ha un importo determinato in 19.192.308,56 euro, che dunque sposa la linea di Rabasco e che fa capire come in Comune sia aumentato il timore che il rigetto della sospensiva rappresenti un’anticipazione di sentenza di condanna. “Oltre al giudizio principale, pendono ulteriori controversie di rilevante valore economico, tra cui: un procedimento arbitrale scaturito dalla causa del 2014 avente ad oggetto il recupero del corrispettivo per i servizi di igiene ambientale relativi al periodo 2009-2011 e per l'Ecotassa 2008-2011, per un valore originario di 17.512.796 euro, in relazione al quale la consulenza tecnica d'ufficio espletata in sede arbitrale ha accertato l'insussistenza del credito, avendo il Comune già provveduto al pagamento delle relative somme; un giudizio ordinario innanzi al Tribunale di Foggia dal 2015, avente ad oggetto la pretesa indennitaria ex art. 2041 c.c. per ingiustificato arricchimento in relazione a servizi di pulizia cimiteriale, raccolta deiezioni canine e pulizia aree picnic, per un valore di 3.262.722 euro, rispetto al quale il giudice ha già formulato, con ordinanza di febbraio 2024, proposta conciliativa per l'importo di 2.812.030 euro”, ha ricordato Antonucci.

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