C’è un numero, nel Governance Poll 2026 del Sole 24 Ore, che riguarda Foggia più di ogni altro: 47%. È il gradimento che i cittadini attribuiscono oggi alla sindaca Maria Aida Episcopo, a due anni e mezzo circa dall’elezione avvenuta nell’autunno del 2023. Un anno fa la stessa rilevazione - l’indagine annuale con cui Noto Sondaggi misura il gradimento dei primi cittadini - le assegnò il 57%. Dieci punti in meno in dodici mesi e un arretramento in classifica che non ha eguali tra i sindaci dei capoluoghi di provincia: dalla 19ª all’83ª posizione, vale a dire 64 posti persi in un solo anno. È il rovescio esatto di un’operazione comunicativa. Il 7 luglio 2025, poche ore dopo la pubblicazione del sondaggio di quell’anno, Episcopo affidò ai social la propria soddisfazione, rivendicando un balzo di ben tredici posizioni. Dodici mesi dopo, a dati usciti, dalla prima cittadina non è arrivato alcun commento. Nè il solito post su Fb nè tantomeno un comunicato stampa. “Nessuna autocritica”, il commento che trapela da Palazzo, insieme alla indiscrezione per la quale la sindaca aspettava con ansia tale responso. Non sorprende, se si ricordano le mille occasioni in cui ha citato sondaggi e classifiche. Al suo posto parlano l’opposizione, con Nunzio Angiola che evoca una “Caporetto politica” e l’analista Massimo Russo, il quale il tracollo l’aveva previsto. E parlano soprattutto i numeri, che raccontano la storia di una crescita durata due anni e spezzata di colpo nel terzo. Il crollo foggiano si inserisce in una tendenza nazionale che il direttore di Noto Sondaggi, Antonio Noto, riassume così: due primi cittadini su tre perdono consenso rispetto al giorno del voto, in una tornata in cui pesano sicurezza, costo della vita e disagio sociale, questioni su cui il sindaco ha margini d’intervento limitati ma sulle quali finisce per fare da parafulmine. Foggia, però, è dentro questa cornice il caso più estremo: nessun capoluogo, nel confronto tra le due edizioni, arretra di altrettante posizioni, esattamente 64. Il paradosso è che, nella stessa tornata, la Puglia festeggia il suo uomo più forte: Antonio Decaro, al debutto da presidente della Regione, apre la classifica dei governatori con il 66% di gradimento, davanti a tutti. Due capitoli opposti dello stesso territorio, pubblicati nella stessa pagina: la Regione in vetta, il capoluogo daunio all’estremo opposto della graduatoria dei sindaci. Per capire quanto sia anomalo il crollo del 2026 bisogna ricostruire la parabola dei tre anni precedenti, edizione per edizione.
Maria Aida Episcopo fu eletta sindaca di Foggia nell’ottobre 2023 con il 52,8% dei consensi. Nella prima rilevazione del Governance Poll che la riguardava, quella del 2024, il suo gradimento salì al 55%, valendole la 32ª posizione nazionale. L’anno successivo, nel 2025, la crescita proseguì fino al 57%, con un balzo in graduatoria dalla 32ª alla 19ª piazza. Due anni di progressione regolare, circa due punti a edizione: una linea che saliva costante, senza strappi. Poi, nel terzo anno, non un semplice rallentamento ma un’inversione secca. Dieci punti percentuali persi in un colpo solo, oltre il doppio in negativo di quanto guadagnato nei due anni precedenti messi insieme. La linea che saliva regolare si spezza di colpo, verticale.
Proprio il contrasto con l’anno prima rende il dato eloquente, perché nel luglio 2025 Episcopo accolse la rilevazione con un post celebrativo, rivendicando un +4,2% e un avanzamento di tredici posizioni. Le tredici posizioni erano un dato esatto, dalla 32ª alla 19ª. Il +4,2%, invece, merita una precisazione che il post omise.
Nelle tabelle del Sole 24 Ore quella colonna non misura la crescita dell’anno, ma lo scarto rispetto al giorno dell’elezione: era dunque il guadagno aggregato dei primi due anni di mandato - il +2,2% del 2024 sommato al +2% del 2025 - non un exploit dei dodici mesi precedenti. Diversamente dai governatori, per i quali il confronto naturale resta il giorno del voto, per una sindaca al terzo anno di mandato, con due edizioni precedenti alle spalle, il dato che pesa è la variazione sul gradimento dell’anno precedente. Ed è quella variazione, oggi, a raccontare il tracollo: lo stesso dato su cui era stato costruito il messaggio celebrativo nel 2026 si è rovesciato.
C’è poi una soglia, in questo passaggio dal 57% al 47%, che ha un peso simbolico oltre che statistico: quella del 50%. Il Governance Poll misura la disponibilità dei cittadini a riconfermare il proprio sindaco. Scendere sotto il 50% significa, in questi termini, che meno di un elettore su due si dichiara oggi pronto a rivotare Episcopo. Un anno fa erano quasi sei su dieci. È la traduzione più immediata di quei dieci punti: non un’astrazione da classifica, ma il ribaltamento del rapporto tra la prima cittadina e la metà della sua città.
Va precisato che Governance Poll assegna a tutti i sindaci con lo stesso gradimento la posizione del primo del gruppo. Nel 2025 Episcopo condivise la 19ª postazione con gli altri amministratori fermi al 57%, ragione per cui alcune ricostruzioni, contando le posizioni singolarmente, la collocarono al 22°. Lo stesso criterio vale per l’83ª del 2026, condivisa con gli altri primi cittadini al 47%. Il dato che non ammette letture alternative resta però il gradimento assoluto: dieci punti persi in dodici mesi, dal 57% al 47%. È l’incrocio tra il calo di consenso e lo scivolamento in classifica a fare del caso foggiano il più severo dell’intera tornata.
Nessun capoluogo, nel confronto tra le due edizioni, perde posizioni quanto Foggia: le 64 posizioni perse da Episcopo staccano di oltre venti lunghezze il secondo peggior risultato, le 43 posizioni cedute da Frosinone e Teramo. Sul fronte del solo gradimento il calo di dieci punti è tra i più pesanti dell’anno, pur non essendo il primo in assoluto: Piacenza, Frosinone e Teramo ne perdono undici.
È la combinazione dei due dati a fotografare l’anomalia. Episcopo partiva molto in alto, dalla 19ª posizione, in una fascia di classifica affollatissima: nel Governance Poll la zona compresa tra il 50% e il 57% raccoglie decine di sindaci separati da pochi decimali. Lo stesso identico crollo di consenso, in quella fascia, si traduce in una caduta pesante. Chi perde altrettanto ma partiva più in basso resta a metà graduatoria; lei, che veniva dall’alto, precipita fino alla posizione numero 83.
Il dato assume un rilievo ulteriore se letto nel contesto pugliese e meridionale della stessa rilevazione. Nella parte alta della classifica dei sindaci il Mezzogiorno è quest’anno ben rappresentato: Napoli con Gaetano Manfredi sale sul podio nazionale, Cagliari con Massimo Zedda e Messina con Federico Basile si inseriscono ai primissimi posti, mentre a Bari Vito Leccese si mantiene nella metà alta della graduatoria, al 19° posto, pur perdendo 13,8 punti percentuali di gradimento rispetto al giorno delle elezioni.
Foggia sprofonda nella fascia bassa, in compagnia di Matera, Taranto, Trieste, Catanzaro e Oristano, tutte ferme al 47%, appena sopra gli ultimi quattro sindaci che chiudono la classifica. È il segno di una divaricazione che attraversa lo stesso Mezzogiorno: mentre una parte del Sud consolida il rapporto tra sindaci e cittadini, il capoluogo daunio lo vede incrinarsi in modo netto e rapido.
Nel post del 7 luglio 2025 il +4,2% fu presentato come un successo. Un anno dopo la stessa colonna si è rovesciata e stavolta senza post: il balzo di 13 posizioni celebrato allora è diventato un arretramento di 64, e il 57% festeggiato si è fermato al 47%.
(Luca De Marco - l’Attacco)
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