Che valore e legittimità hanno gli atti adottati da chi ricopre l’incarico contra legem? E’ basata su questa valutazione la nuova fase che si apre rispetto all’amministratore unico uscente di Arca Capitanata Pippo Liscio, cui – come rivelato in esclusiva da l’Attacco giorni fa – la Regione ad agosto scorso ha comunicato l’assenza dei requisiti soggettivi, ovvero il superamento dell’età pensionabile. Si va dunque verso la decadenza dell’incarico, che scatterà contemporaneamente alla nomina, da parte della giunta Decaro, del commissario straordinario che dovrà sostituire il cerignolano della civica emilianista CON nella poltrona del’Agenzia regionale per la casa e l’abitare di via Caggese, a Foggia. Le controdeduzioni di Liscio, ex dirigente di Sanitaservice, si scontrano con la legge regionale, come ampiamente dettagliato su queste colonne sin dallo scorso anno, e ora la Regione non si accontenta di sostituirlo ma gli chiede anche di restituire i soldi illegittimamente percepiti, ovvero le indennità che gli sono state pagate nonostante non avesse i requisiti per restare in carica. Una situazione che va avanti sin da pochi giorni dopo l’assunzione del ruolo di amministratore unico: Liscio, nato il 15 gennaio 1956, ha raggiunto i 67 anni già dal gennaio 2023. Da quel momento in poi, la sua permanenza in carica sarebbe, secondo una lettura lineare della norma, una violazione continuativa e quotidiana della legge regionale. Il 22 dicembre 2022 l’esecutivo di Michele Emiliano lo designò come nuovo amministratore unico di Arca. Il 27 dicembre, Emiliano firmò il decreto di nomina e quel giorno stesso Liscio presentò le dichiarazioni di insussistenza delle cause di inconferibilità e incompatibilità richieste per legge. La ragione di tanta fretta era banale: Liscio avrebbe compiuto 67 anni appena tre settimane dopo. La nomina prima del compleanno significava, almeno formalmente, nomina di un soggetto ancora in età lavorativa. Una mossa che aggirò nella sostanza ciò che la legge aveva inteso vietare. Da allora le indennità sono state pagate senza che nessuno sollevasse l’illegittimità del caso. Fino ad oggi. Ma ora non si tratta solo della restituzione di centinaia di migliaia di euro. C’è anche un altro tema, quello che attiene a tutti i provvedimenti adottati da Liscio finora, atti che sarebbero inficiati dal momento in cui è scattata la carenza dei requisiti e che andrebbero riassunti dal commissario.