A viale Virgilio a Foggia hanno acquistato una casa nuova, ma vivono ancora dentro un cantiere. Sono gli acquirenti delle due palazzine A e B realizzate nell’ambito del progetto di riqualificazione urbana collegato al PRUSST, costruite dalla società riconducibile all’imprenditore Massimo Zammarano. Un complesso residenziale che avrebbe dovuto rappresentare uno dei tasselli della nuova zona di espansione urbana e che, a distanza di anni dagli acquisti, presenta ancora numerose questioni irrisolte. La vicenda è complessa e riguarda più livelli: dalle opere di urbanizzazione alla fornitura elettrica, dall’agibilità ai box, dalle sistemazioni esterne alle opere prospettate nei preliminari di vendita. I residenti sostengono di avere acquistato appartamenti presentati come moderni, tecnologici e inseriti in un progetto di nuova urbanizzazione, ma di essersi trovati a dover affrontare nel tempo una serie di problemi e, in alcuni casi, a sostenere direttamente costi per interventi e manutenzioni.

“Pensavamo di acquistare in una zona destinata a cambiare”
Uno degli acquirenti racconta di essersi rivolto a Zammarano alla fine del 2020. “Mi interessava questa nuova zona – riferisce – perché negli uffici veniva illustrato un piano di nuova urbanizzazione nel quale erano previsti anche il treno ad alta velocità, un centro commerciale e diversi lotti. Cercavo una zona tranquilla e con determinate caratteristiche”. Dopo il preliminare, però, sarebbero iniziati i rinvii. L’atto definitivo, racconta, è arrivato soltanto nel luglio 2025. “Dopo sei anni viviamo ancora con strade sterrate. Qualcosa è stato fatto sui marciapiedi, ma la situazione complessiva è ancora lontana da quella che ci aspettavamo quando abbiamo acquistato”. Le due palazzine sono gemelle e comprendono complessivamente 25 unità immobiliari. Secondo quanto riferito, 4 appartamenti sarebbero rimasti nella disponibilità del costruttore e sarebbero destinati, nell'ambito degli accordi urbanistici, ad alloggi di edilizia popolare. Sullo sfondo c’è un progetto molto più ampio secondo un originario intervento comprendente 14 palazzine, un centro commerciale e due scuole. 

C’è almeno un settore nel quale, dentro la maggioranza, sembra essere tornata una certa soddisfazione. È quello dell’Urbanistica, affidato da giugno a Michele Salatto. Il nuovo assessore si è trovato sulla scrivania una quantità di dossier accumulati negli anni, alcuni già finanziati, altri fermi negli uffici, altri ancora bisognosi di una nuova impostazione. In pochi mesi ha cominciato a prenderli in carico uno per uno, imprimendo un’accelerazione che nel campo largo viene considerata finalmente un segnale positivo. Otto, in particolare, sono i principali. Uno è quello della variante ASI, destinata ad ampliare e adeguare l’agglomerato industriale di Incoronata. La proposta del Consorzio era arrivata al Comune nel 2025 ed è ora nella fase decisiva, con l’approdo in Consiglio previsto a breve. Diversa, ma simile per il principio, è la vicenda dell’area Ciuffreda, oggi nella disponibilità di Arca Capitanata. Qui l’obiettivo è arrivare alla realizzazione di 64 alloggi di edilizia residenziale pubblica grazie a un finanziamento di quasi 10 milioni di euro. Il vecchio progetto della Cittadella Ecologica Santa Maria è naufragato insieme alle vicende della società privata, mentre Arca ha acquisito l’area. Il nodo è diventato urbanistico e la soluzione passa dal permesso di costruire in deroga. C’è poi la variante della Fondazione Monti Uniti, legata al progetto “Dopo di noi” per persone cieche e ipovedenti pluriminorate. Anche questa è una storia lunga, con un progetto nato anni fa e rimasto impantanato davanti a un problema di destinazione urbanistica. L’area, infatti, ha una classificazione che deve essere resa compatibile con la funzione socio-assistenziale prevista. La strada individuata è quella della variante, con una proposta destinata al Consiglio. Sulle Tre Corsie, uno dei dossier più caldi tra quelli ereditati da Salatto, contattato da l’Attacco, l’assessore mette le mani avanti e riconosce il lavoro di chi lo ha preceduto. “Il progetto è partito con l’assessore Pino Galasso. Io l’ho ereditato e ho rivisto qualcosina, però non è strettamente mio”. Il finanziamento disponibile non consente di realizzare tutto quello che era stato immaginato. Salatto ha quindi recuperato la vecchia previsione del PRG che individuava l’asse come un corridoio verde. Da qui l’idea di mantenere il rifacimento stradale e delle aiuole, provando ad aggiungere un primo tratto della corsia centrale, quello compreso tra la Biblioteca provinciale e i Carabinieri. Una correzione di rotta dentro un progetto già esistente, con l’obiettivo di restituire centralità al verde.

È stata riconsegnata ieri alla collettività Piazza dei Caduti sul Lavoro, a conclusione di un importante intervento di rigenerazione urbana.
Alla cerimonia di benedizione degli spazi hanno preso parte la Sindaca Marida Episcopo, l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Foggia, Giuseppe Galasso e l’assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Regione Puglia, Raffaele Piemontese. I lavori, durati circa un anno, hanno riguardato l’opera di bonifica ambientale del sottosuolo dall’ex distributore di carburante preesistente e la riprogettazione del design per ampliare le aree pedonali e verdi, interventi che hanno richiesto dodici mesi all’incirca, nonostante da Palazzo di Città si stimasse un periodo più breve. L’area oggi si presenta totalmente fruibile con sedute e parcheggi, oltre ad una pedonalità che riguarda anche i tratti contigui di viale della Repubblica, via Trieste e via Bagnante, tutti completamente riqualificati. Il progetto di riqualificazione è stato finanziato con 1,3 milioni di euro, risorse rinvenienti dal programma POR Puglia 2014-2020, Asse VI, Sub-Azione 6.6.a, con una quota di circa 350 mila euro destinata a quest’area nell’ambito del finanziamento complessivo 1,455 milioni di euro condiviso con piazza Sant’Eligio, di cui 155 mila euro di co-finanziamento comunale. L’intervento su piazza dei Caduti sul lavoro, affianca altre opere di riqualificazione pubblica, di piazze e vie centrali della città, come rimarca a l’Attacco la Sindaca. Il progetto di riqualificazione dell’area che si snoda alle spalle di via della Repubblica, ha mirato ad una maggiore sostenibilità ambientale, con la piantumazione di ventidue alberi messi a dimora, rispetto agli otto previsti dal primo livello di progettazione avviato nel 2018, oltre ad una maggiore luminosità e sicurezza garantite dall’installazione di maggiori corpi illuminanti.

Saverio Russo, docente universitario in pensione, presidente regionale pugliese del Fondo Ambiente Italiano ed ex segretario cittadino dei Democratici di Sinistra alla fine degli anni Novanta, osserva da una posizione particolare la stagione amministrativa di Maria Aida Episcopo. Conosce infatti dall’interno la politica cittadina e le dinamiche dei partiti, ma oggi guarda alla vicenda soprattutto attraverso il rapporto tra amministrazione e società civile. È proprio questo il filo conduttore dell’intervista, nel momento in cui il rapporto tra la sindaca e i diversi mondi che avevano contribuito alla costruzione del suo consenso nel 2023 appare attraversato da tensioni sempre più frequenti. Russo invita però a evitare giudizi sommari e indica soprattutto una necessità, quella di ricostruire un rapporto ordinato e costante con la città, attraverso una comunicazione meno affidata ai social e una maggiore interlocuzione con i corpi intermedi.

Professor Russo, partiamo dal dato più evidente. Maria Aida Episcopo è stata eletta nel 2023 attraverso una coalizione molto larga, che metteva insieme partiti, movimenti e pezzi significativi della società civile. Oggi sembra essersi progressivamente allontanata da molti di quei mondi. Che cosa può essere successo in questi quasi tre anni? Possiamo parlare di una perdita di quella che, mutuando un’espressione gramsciana, potremmo definire la "connessione sentimentale" con la società civile foggiana?
Io sono abituato, essendo stato culturalmente e politicamente sempre dalla stessa parte, senza migrazioni, a valutare le situazioni pragmaticamente, senza badare troppo alle connessioni sentimentali. Preferisco quindi partire da ciò che concretamente può aiutare un’amministrazione a migliorare il rapporto con la città. La cosa che posso suggerire alla sindaca, da fratello maggiore, e ai nostri amministratori in generale, sui quali non vanno scaricate tutte le responsabilità, è di lasciare per un po’ di tempo da parte i cellulari e Facebook. Bisogna tenere conto anche del contesto nel quale si opera e della macchina amministrativa, che è una cosa molto più complessa di quanto possa apparire dall’esterno. Quello che mi piacerebbe vedere è una comunicazione più ordinata e costante. Penso, per esempio, a report periodici alla città sullo stato dei problemi, sull’andamento dei provvedimenti e su ciò che l’amministrazione sta facendo per affrontarli. Non evoco forme di assemblearismo che possono anche non produrre molto. Credo però che prevedere forme regolari di comunicazione e partecipazione, con informazioni puntuali e comprensibili, possa aiutare a ricostruire un rapporto con i cittadini e con chi rappresenta le diverse realtà della città. Non credo aiuti molto questo stare sempre connessi e rispondere su Facebook. I social possono avere una funzione, ma Facebook non è di certo la via maestra della comunicazione istituzionale.

Nel corso della consiliatura abbiamo assistito a tensioni con mondi molto diversi tra loro, dall’ambientalismo alla cultura, dall’università alle professioni, fino ai sindacati e al mondo produttivo. È possibile parlare di una difficoltà strutturale della sindaca nel mantenere un rapporto con i corpi intermedi della città? E quanto di questa situazione dipende dal metodo di governo e quanto, invece, dalle difficoltà oggettive di amministrare una città complessa come Foggia attraverso una coalizione così eterogenea?
Questo non saprei dirlo con precisione, perché non ho contatti diretti con la sindaca e quindi non voglio esprimere giudizi sulla sua persona o sul suo metodo di governo. Credo però che il problema del rapporto con la città possa essere affrontato concretamente. Quello che mi piacerebbe è un aggiornamento costante e periodico sullo stato delle questioni, accompagnato da forme ordinate di incontro e discussione con i corpi intermedi. Penso che sia importante che chi rappresenta una categoria, un’associazione, un’organizzazione o una parte della società civile foggiana abbia la possibilità di conoscere periodicamente lo stato delle questioni e di confrontarsi con l’amministrazione. Non penso necessariamente a grandi assemblee pubbliche. Penso piuttosto a modalità ordinate, regolari e riconoscibili di interlocuzione. Sarebbe già un modo per evitare che il rapporto tra amministrazione e città si riduca alla comunicazione occasionale o alla risposta sui social.

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