È partito questa mattina, all’incrocio tra via Lucera e via Altamura, il cantiere per il nuovo sistema di videosorveglianza nella zona nord di Foggia. L’intervento interesserà la Zona 167 adiacente al Rione Biccari, il Rione Biccari, il Rione Candelaro, Borgo Croci e il Rione dei Preti, aree attualmente prive di sistemi centralizzati. All’apertura dei lavori erano presenti la sindaca Maria Aida Episcopo, l’assessore alla Sicurezza Giulio De Santis e il dirigente dei Servizi Informatici Giuseppe Marchitelli. Il progetto "Nell’occhio del Ciclope" ha ottenuto 250mila euro dal Ministero dell’Interno attraverso un bando per la prevenzione e il contrasto della criminalità. Il Comune ha aggiunto altri 300mila euro dal proprio bilancio. Saranno installate 76 telecamere di contesto ad alta risoluzione e quattro lettori per le targhe, per un totale di 80 apparecchiature, collegate attraverso una nuova infrastruttura in fibra ottica. "Un altro pezzo che parte oggi e in sei mesi renderà un controllo del territorio di ben cinque quartieri. Ben 80 telecamere con 4 lettori-targa saranno installate", ha spiegato De Santis.

A Foggia resta al centro del dibattito la questione dell’assistenza veterinaria d’emergenza, con particolare riferimento alla necessità di garantire un servizio di reperibilità H24 anche nei giorni festivi. A rilanciare il tema è stato ieri mattina il consigliere comunale Nunzio Angiola, che ha convocato una conferenza stampa a Palazzo di Città insieme a rappresentanti delle associazioni animaliste e ad altri consiglieri comunali. “Non si tratta di una rivendicazione sterile”, è stato il senso dell’intervento introduttivo di Angiola, che ha richiamato la diffusione degli animali d’affezione nelle famiglie e, di conseguenza, la dimensione di interesse generale della questione. Secondo il consigliere, l'amministrazione comunale avrebbe precisi doveri da esercitare sul fronte della tutela e del benessere animale.  A intervenire sono stati Anna Rita Melfitani, presidente dell’associazione “Guerrieri con la Coda”, Miriam Ventura del MEDA nazionale, l’avvocato Antonio Vigiano, responsabile dell’Ufficio per i Diritti degli Animali della predetta associazione, Gabriella Cucci dell’associazione “Amici del Golden Retriever” e il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Francesco Strippoli. L’incontro arriva a poche settimane dalla manifestazione di protesta organizzata davanti al Comune da associazioni e cittadini per sollecitare l’attivazione del servizio. In quell’occasione, la sindaca Maria Aida Episcopo e l’assessora Simona Mendolicchio avevano replicato con una nota ufficiale, sostenendo che l’assistenza veterinaria d’emergenza non rientra tra i compiti dell’amministrazione comunale e che Palazzo di Città non dispone di poteri di spesa o decisionali in materia. Una posizione che le associazioni e i consiglieri intervenuti ieri hanno contestato, richiamando il quadro normativo relativo alla tutela e alla cura degli animali e sostenendo la necessità di un intervento delle istituzioni territoriali. Il confronto dunque, dopo le proteste delle scorse settimane, torna ora dentro Palazzo di Città e che chiama in causa anche il rapporto tra tutela del benessere degli animali e responsabilità delle istituzioni.

"La revoca dell’assessore Luigi Iorio rappresenta un passaggio politico-amministrativo che non può essere derubricato a semplice vicenda interna alla Giunta. Foggia ha bisogno di chiarezza, responsabilità e soprattutto di un’amministrazione capace di affrontare i problemi della città". Lo dichiara Karim Tabti, dirigente politico socialista foggiano, intervenendo sulla decisione della sindaca Maria Aida Episcopo di revocare l’incarico all’assessore Luigi Iorio. "Prendiamo atto delle motivazioni contenute nel decreto della sindaca, che riconducono la scelta a esigenze di carattere politico-amministrativo e organizzativo e precisano che la revoca non costituisce una sanzione né un giudizio sulle qualità personali e professionali dell’assessore. È importante attenersi a questo dato e non alimentare interpretazioni personali".

Sul progetto "Dopo di noi" della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia esiste una storia parallela che porta molto indietro nel tempo e che oggi torna a bussare alla porta. A raccontarla a l'Attacco è l'ingegnere Rocco Di Stefano. "Con Pippo Cavaliere eravamo amici e venivamo entrambi da Sant'Agata di Puglia. Sul finire della Prima Repubblica lui era il professionista di riferimento del Partito Socialista, prendeva molti lavori e alla fine degli anni Ottanta era stato anche vicesindaco in quota socialista, legato a Don Pasquale Casillo, il re del grano. Io ho militato per quattro anni nel Psi. Oggi sono di area Movimento Cinque Stelle", inizia. "Una mattina, negli anni Ottanta, stavamo andando a Sant'Agata con la sua Mercedes bianca. Avevamo avuto entrambi un progetto dal Comune per delle frane, lui da una parte e io dall'altra del paese. Gli consigliai di utilizzare il vetiver, una pianta simile ai giunchi, molto grande e con un apparato radicale enorme, per fermare la frana. Cavaliere accostò subito, tirò fuori il suo Motorola e chiamò il giovane geometra che lavorava nel suo studio per fargli prendere un appunto. Ripartimmo e forse per ringraziarmi mi propose di entrare nel Tennis Club dove stava lui. Gli dissi che non avevo i suoi soldi e non potevo permettermi una tessera così costosa. Facevo solo qualche piccolo collaudo e qualche lavoretto per il Comune. Poi gli raccontai che però avevo anch'io un grosso lavoro in mano, anche se non sapevo quando sarebbe partito. Mi chiese di cosa si trattasse e, come un pappagallo, gli raccontai della Cittadella Francescana per la Vita di via Napoli. Da quel momento non mi fece più domande". Il racconto entra nel vivo. "Io facevo parte dell'associazione di volontariato Genoveffa De Troia dal maggio 1984, il mese dopo che mi ero sposato. Era mia moglie a frequentarla, poi chiesero un ingegnere e lei propose me. Sono entrato nell'associazione e ho fatto parte anche del Consiglio di amministrazione. A un certo punto volevamo costruire una struttura sul modello di quella per anziani di Maria Grazia Barone, però servivano i suoli. Trovammo alcune anziane disposte a donarci tre ettari di terreno. Il problema era che la donazione doveva essere accettata e noi non potevamo farlo perché non eravamo ancora un ente giuridico. Ci mettemmo allora d'accordo con il Terzo Ordine Professionale Francescano, il cui presidente era Mario Cusenza, all'epoca cancelliere capo del Tribunale di Foggia. Loro avrebbero accettato la donazione con l'impegno di realizzare su quei terreni la Cittadella Francescana per la Vita. Andammo dal notaio Augelli, sotto i portici di via Dante, e facemmo l'atto costitutivo. L'accordo prevedeva una gestione al 50% tra noi e loro, con la presidenza che restava all'associazione Genoveffa De Troia. Facemmo il progetto e venne accettato. Eravamo alla fine degli anni Ottanta. Poi arrivarono Tangentopoli e tutto quello che successe negli anni Novanta e il progetto venne congelato", prosegue l'ingegnere. "All'inizio degli anni Duemila ci incontrammo con Mario Cusenza davanti al Comune di Foggia per ripresentare la domanda. Con lui c'era un giovane ingegnere del Terzo Ordine. Io dovetti andare via per un impegno e loro salirono a depositare la domanda, che venne accettata. Nel frattempo Cavaliere, dopo aver saputo da me del progetto, aveva fatto entrare nell'associazione Genoveffa De Troia il cognato Antonio Casiere, marito di sua sorella. Quando il progetto venne approvato, Casiere fece entrare Cavaliere come progettista. Per farlo entrare, l'associazione, attraverso la presidente Anna Nicoletti, che oggi è deceduta, dovette tagliare fuori quel giovane ingegnere che quella mattina era andato con Mario Cusenza a depositare la domanda. Era un ragazzo orfano di padre che aveva dato tantissimo all'associazione. La presidente non ebbe il coraggio di dire di no a Casiere perché erano persone potenti. Siamo nel 2006 o nel 2007, dunque, quando Cavaliere entra ufficialmente nell'operazione". A questo punto il racconto si fa personale.

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