Sulla carta erano mille euro al mese per un tempo pieno. Nella realtà una parte di quella somma andava restituita in contanti, e quello che restava erano trecento euro: per il primo e il secondo mese. Poi, se il lavoro fosse stato giudicato all’altezza, aumenti da cinquanta euro alla volta, fino a un massimo di seicento. Era la migliore delle proposte che Federica Stella Nardo si è sentita fare da un asilo privato di Foggia. La chiama ancora “la fregatura più dignitosa”, racconta a l’Attacco. Nardo ha trentadue anni, è nata e cresciuta a Foggia, dove ha conseguito il diploma di ragioneria e poi la laurea triennale in Scienze dell’educazione e della formazione, nel 2021. Subito dopo il servizio civile in un asilo, concluso l’anno seguente. È a quel punto che ha cominciato a cercare lavoro: prima in città, poi al nord, infine all’estero. Oggi vive a Praga e insegna sostegno in una scuola ceca. Le altre offerte ricevute a Foggia le riassume così: “La somma che proponevano era più o meno la stessa: 300-400 euro, a nero, tutte le mattine dal lunedì al sabato”. In un caso, racconta, le venne chiesto anche di lavare i pavimenti dei bagni e i sanitari. “La prima cosa che non ho ritenuto accettabile”, dice. Il punto, per lei, non è solo il compenso. Un educatore socio-pedagogico progetta attività e fissa obiettivi didattici, e può lavorare nei servizi territoriali, nelle comunità per minori, nella formazione. “Spesso invece associano la figura dell’educatore al semplice cambio di pannolini, quando in realtà c’è molto di più dietro”. Il riconoscimento formale è arrivato tardi, e non è ancora arrivato del tutto: la professione è stata definita per legge solo nel 2017, con la cosiddetta legge Iori, e l’albo è stato istituito nell’aprile del 2024, con la legge 55 che ha creato l’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative. A due anni di distanza però gli albi non sono ancora stati formati e il termine per iscriversi è stato prorogato tre volte: l’ultima al 31 marzo 2027. Fino alla loro formazione si può esercitare anche senza aver presentato domanda. Al nord è andata poco diversamente. Un colloquio telefonico con una responsabile nel Milanese si concluse con una domanda che Nardo ricorda ancora: se avesse qualcuno da cui stare, o un aiuto economico, perché lo stipendio si aggirava sui mille euro. “Ho percepito un reale interesse da parte sua, cercava di capire la fattibilità dell’assunzione”. Mille euro, osserva, potevano bastare a chi a Milano viveva già. A chi doveva trasferirsi, no.

“Sopravvenuta carenza di interesse”. E’ racchiuso in questa formula il colpo di scena che, come rivelato dalla sentenza del TAR Puglia pubblicata lo scorso 5 settembre, ha visto Gianni Trisciuoglio e Marco Insalata rinunciare a portare avanti il ricorso presentato mesi fa contro la decisione del Comune di Foggia di escludere l’RTI (raggruppamento temporaneo di imprese) costituendo tra la loro CTM srl ed Edilver srl dalla procedura aperta per la progettazione esecutiva, per l’affidamento della concessione dei servizi e dei lavori di costruzione di loculi nel cimitero comunale e della connessa gestione, per la durata di 11 anni. Era fine 2025 quando, dopo ben due anni dalla proposta di aggiudicazione, l’ente municipale decise l’esclusione dell’operatore economico per assenza di un requisito essenziale rispetto al mega appalto di quasi 18,5 milioni di euro per la gestione del cimitero comunale, per il quale si va avanti in regime di prorogatio. Il 30 dicembre fu pubblicata la determina con cui il dirigente Tullio Daniele Mendolicchio evidenziò il mancato possesso, da parte della foggiana CTM dei concessionari uscenti (attivi in proroga tramite la loro PFC srl), del requisito obbligatorio di ordine generale ovvero iscrizione nella pertinente sezione della White List (“servizi funerari e cimiteriali”). Gli atti della gara erano stati fino ad allora fermi al lontano 29 dicembre 2023, quando la commissione giudicatrice, in seduta pubblica, aveva proposto l’aggiudicazione in favore dell’unico operatore economico in gara, una vicenda che è ora oggetto del processo penale presso il Tribunale di Foggia. L’RTP aveva dichiarato, a settembre 2023, di partecipare alla procedura con CTM srl quale mandataria-capogruppo in quota al 95% ed incaricata delle lavorazioni per la categoria OG1 e dei servizi cimiteriali, mentre Edilver srl mandante in quota al 5% ed incaricata delle lavorazioni per la categoria OG1. Il problema rispetto all’aggiudicazione sorse quando gli uffici di Palazzo di città appurarono che CTM srl “risulta iscritto in diversa sezione della White List (“nolo a freddo di macchinari”) della Prefettura di Foggia e, pertanto, risulta carente del requisito di ordine generale rispetto ai servizi funerari e cimiteriali, con l’effetto di esclusione dalla procedura. “Quanto asserito da CTM srl con nota del 5 dicembre 2025, costituente soggettiva e non condivisibile interpretazione dell'articolo 1, comma 52-bis, legge 190/2012, è contraria alla ratio della normativa antimafia e superata dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato che richiede una corrispondenza tra l'attività da eseguire e la sezione di iscrizione per la stipula di contratti relativi ad attività rientranti nell'elenco di cui al comma 53 della legge 190/2012”, scrisse Mendolicchio. “La mancata iscrizione nella specifica sezione della White List, quale requisito di ordine generale che deve essere rilevata in ogni fase della procedura, costituisce causa di esclusione obbligatoria, non sanabile. La suddivisione in sezioni dell'elenco non è un mero formalismo ma risponde alla precisa finalità di consentire alle Prefetture di effettuare controlli antimafia mirati e differenziati in base alle peculiari vulnerabilità di ciascun settore economico. I rischi di infiltrazione criminale nei 'servizi cimiteriali' sono intrinsecamente diversi da quelli del 'nolo a freddo di macchinari'. Un'interpretazione diversa, come quella proposta dalla società CTM srl finirebbe per svuotare di significato tale sistema di prevenzione avanzata, rendendo la verifica antimafia generica e non più specifica, in palese contrasto con la volontà del legislatore”, continuò il dirigente comunale.

L’avviso di sfratto è già stato recapitato dalla Regione Puglia all’amministratore unico di Arca Capitanata Pippo Liscio. Stando ai beninformati, risale allo scorso 10 agosto la nota arrivata da Bari per comunicare la revoca dell’incarico che all’ex dirigente cerignolano di Sanitarservice, in quota alla civica emilianista CON, fu conferito da Michele Emiliano il 27 dicembre 2022, pochi giorni prima che Liscio raggiungesse l’età pensionabile. La questione è stata già da mesi dettagliata su queste colonne e ora è arrivata allo snodo finale. Nella nota si farebbe riferimento, secondo quanto trapela, proprio al mancato possesso dei requisiti soggettivi per ricoprire tale ruolo. Ma c’è di più: a Liscio sarebbe stata inoltre chiesta anche la restituzione di una somma assai rilevante, quella delle somme illegittimamente percepite in quanto in età pensionabile, violando la legge regionale. Si tratterebbe di centinaia di migliaia di euro. La replica dell’amministratore unico uscente di Arca è stata, a detta dei rumors, finalizzata a prender tempo, anticipando dapprima l’invio di controdeduzioni e poi l’impugnazione del provvedimento finale di revoca dinanzi al TAR Puglia. Nel frattempo Liscio sta continuando ad agire nella sede dell’ex IACP di via Caggese come se niente fosse, da ultimo – come spiegato ieri da l’Attacco – nominando De Devitiis quale nuovo direttore, individuando la commissione del travagliato concorso per due dirigenti e avviando l’iter di stabilizzazione di un istruttore tecnico (presumibilmente l’ex vicesindaco di Manfredonia Salvatore Zingariello, anch’egli esponente di CON). Era apparso chiaro da subito che Decaro avrebbe voluto disegnare all’insegna della discontinuità il suo nuovo corso dopo quello emilianista. I ripetuti interventi del suo capo di gabinetto Davide Pellegrino sul concorso per due dirigenti indetto da Liscio – costretto a revocare in autotutela due propri atti inerenti alla durata dei termini di partecipazione e alla commissione - hanno rappresentato solo l’antipasto. Ora la volontà di Decaro è sanare l’illegittima situazione di un amministratore che ha superato da anni l'età pensionabile.

Non è un ingresso qualunque. È la porta monumentale della Villa Comunale di Foggia, uno dei luoghi simbolo della città e, al civico 20, anche l’accesso al Museo della Memoria ’43. Eppure proprio sotto il doppio colonnato dei propilei, secondo la segnalazione del comitato che si occupa della struttura, si ripropone puntualmente una situazione di degrado che mal si concilia con il valore storico e culturale del luogo.
La scena denunciata è quella di uno spazio pubblico trasformato in una sorta di terra di nessuno: deiezioni di piccioni disseminate tra le colonne e sulla pavimentazione, rifiuti e cartoni abbandonati, bivacchi e utilizzo dell’area come bagno a cielo aperto. Condizioni igieniche che, viene sottolineato, non possono essere considerate normali per uno degli accessi più importanti della città. Il problema non riguarda soltanto il decoro urbano. I propilei rappresentano infatti il punto di ingresso alla Villa Comunale e, contemporaneamente, l’accesso a un luogo dedicato alla memoria della città e alle vittime dei bombardamenti del 1943. Un patrimonio che dovrebbe essere presentato a cittadini e visitatori in condizioni adeguate.

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