L’attenzione alla comunità passa anche per la cura dei luoghi di sepoltura dei defunti. Avere la possibilità di fermarsi in silenzio e tranquillità a curare la memoria di chi non c’è più risponde alla necessità di mantenere un affetto e un legame difficili da sciogliere. Questo, però può essere reso difficile o impossibile dalle condizioni del posto. È stata ricevuta da l’Attacco una segnalazione in merito alle condizioni della settima cappella comunale del cimitero di Foggia.  “Versa in uno stato di evidente abbandono. Intonaci deteriorati, manutenzione assente e infiltrazioni si sommano alla presenza dei piccioni, che entrano liberamente nella struttura lasciando escrementi ovunque”, vi si legge. 
La segnalazione arrivata in redazione è delle signore Daniela Salvi e Patrizia Ciriello, che raccolgono però anche la volontà di Raffaella La Torre. Hanno deciso di farsi sentire utilizzando i canali pubblici dopo un “ping pong” istituzionale, come ha raccontato Salvi: “Io sono andata più volte agli uffici del Comune, ma vado, vado, vado, ma alla fine non si risolve niente. Ma quella cappella è troppo degradata”.
Il luogo è molto grande e ospita più di cento defunti. Quindi, Salvi, Ciriello e La Torre hanno preso la parola per tutte le famiglie coinvolte, e sono pronte anche a raccogliere delle firme, se necessario e utile.  Il disagio dato dalla sporcizia e dal degrado è davvero forte: “Sulle pareti ci sono escrementi di colombi. Tra l’altro io ne ho la fobia”, ha aggiunto Salvi.

C’è anche il procedimento in corso con la società partecipata del servizio di igiene urbana, la barese Amiu Puglia spa, tra i contenziosi di valore superiore a 100mila euro relativi al Comune di Foggia. Nella seduta di giunta del 9 luglio scorso, su proposta dell’assessore Giulio De Santis e relazione della dirigente dell’Avvocatura Maria Teresa Antonucci, è stata approvata la ricognizione dei contenziosi in essere e la quantificazione del fondo rischi da contenzioso al 30 giugno scorso, pari all’importo complessivo di 58.135.495,49 euro, correlato alla stima del rischio di soccombenza nei giudizi avviati dal 1° gennaio 2026 ad oggi. La somma è da ripartire tra 12.256.779,27 euro sul 2026, 11.419.289,18 euro sul 2027 e 34.459.427,05 euro sul 2028. Ci sarà poi un aggiornamento in sede di rendiconto, nonché durante il corso dell’esercizio qualora il contenzioso in essere dovesse ridursi (per estinzione del giudizio, per sentenze pronunciate, per transazioni, etc.) ovvero aumentare in seguito alla presentazione di nuovi ricorsi nei confronti del Comune. 

Palazzo Dogana, giovedì 9 luglio. Nel momento di massimo afflusso la sala conta un centinaio di presenti: operatori del turismo e della cultura, presidenti di associazioni, professionisti, amministratori e una folta schiera di giovani. Non è una conferenza calata dall’alto: è una manifestazione d’interesse voluta da due realtà civiche della città, ForFoggia e il Festival del Nerd, per raccogliere idee dal basso, da chi il territorio lo vive ogni giorno, con l’intento di rivedersi poi con gli intervenuti per scegliere la strada da intraprendere: una società o una fondazione. L’idea nasce per superare un difetto storico: a Foggia la cultura riparte da zero a ogni cambio di giunta, e gli eventi costruiti negli anni si fermano. Santangelo ricorda come una rassegna affermata, Libando, sia sparita dal calendario. La proposta — un’Agenzia per la Cultura, gli Eventi e il Marketing Territoriale, cioè una società partecipata interamente pubblica del Comune — punta sulla continuità. Il cuore della proposta è questo: parte dei fondi comunali per cultura ed eventi — quantificati dai promotori in circa due milioni l’anno sulla base dei bilanci — va affidata all’Agenzia perché li gestisca con pianificazione e obiettivi. È proprio su quella parola — continuità — che la sala ha acceso il confronto. Davanti al pubblico, i quattro promotori — Stefano Fierro, Stefano Santangelo, Alessandro Guida e Carlo Baldassini — hanno illustrato numeri, forma giuridica e governance dell’ipotesi. Dalla platea, però, sono arrivate obiezioni tecniche rilevanti, e non da una voce isolata: un fronte trasversale, dal mondo cooperativo all’opposizione consiliare, ha contestato proprio la promessa di continuità. Il punto più netto è arrivato dal consigliere di Fratelli d’Italia Claudio Amorese, che ha definito lo strumento “anacronistico”. Santangelo, a fine serata, ha aperto a un modello diverso: la fondazione. Un dietrofront? No: “Un percorso”, dice a l’Attacco Santangelo. Il punto di partenza, nelle slide proiettate a Palazzo Dogana, è una diagnosi netta: “Foggia ha la cultura, non ha il sistema”. Gli eventi nascono scollegati, si riparte da zero a ogni stagione, e nessuno misura cosa quella spesa restituisce alla città. La risposta proposta da ForFoggia è un’unica regia: una società partecipata del Comune che pianifica, coordina il calendario, attrae fondi, promuove il territorio e produce eventi. Secondo i promotori, dall’analisi dei bilanci comunali emergono circa due milioni di euro l’anno già destinati dal Comune a cultura ed eventi: risorse che la proposta chiede di affidare almeno parzialmente all’Agenzia perché le gestisca “con metodo e continuità”, integrandole con bandi, sponsor e biglietti. L’impegno dichiarato è generare almeno la metà di quanto affidato con risorse proprie, per arrivare — è l’obiettivo — a tre milioni al secondo anno. Sullo sfondo, il moltiplicatore citato da Symbola-Unioncamere: ogni euro investito in cultura ne attiverebbe 1,8 negli altri settori. La forma giuridica è il cuore tecnico della proposta ed è anche ciò su cui si è acceso il dibattito. Nella presentazione è definita una società partecipata del Comune, “un unico soggetto pubblico che tiene insieme eventi, fondi e promozione”; nel dettaglio, una S.r.l. in-house, interamente pubblica, con il controllo al 100% del Comune (all’occorrenza anche la Regione): una società a cui il Comune può affidare i lavori direttamente, “niente gare, niente privatizzazione della cultura”. Il consiglio di amministrazione sarebbe di quattro membri — un presidente nominato dal Sindaco e tre consiglieri, di cui uno espresso dagli enti del territorio e uno scelto da una Consulta degli operatori, aperta ad associazioni e imprese con requisiti uguali per tutti. L’istituzione spetterebbe al Consiglio comunale ex art. 42 del TUEL.

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