E’ stato il Piano triennale del fabbisogno di personale al centro dell’ultima riunione di maggioranza a Foggia, svoltasi lunedì scorso. Il campo largo guidato dalla sindaca Marida Episcopo ha discusso della bozza trasmessa dal dirigente del personale e capo di gabinetto Giuseppe Marchitelli, che attende l’agognata stabilizzazione come dirigente, dopo aver vinto lo scorso anno una procedura per funzionario a tempo indeterminato. Stando ai rumors che trapelano da Palazzo di città ci sarebbe stata maretta nella riunione dei capigruppo, su tempi, contenuti ed eventuali stabilizzazioni. “Il documento non è definitivo”, mettono le mani avanti eletti di maggioranza. E anche dagli uffici c’è chi dice che la versione finale sarà diversa. “Non c’è stata maretta, solo una diversità di vedute su chi ha richiesto la proroga per ulteriori sei mesi o un anno. Quindi la discussione è stata sul far scorrere la graduatoria o mantenere alcuni vecchi dipendenti. Su questo stiamo ragionando, facendo valutazioni il più possibile oggettive. E’ stata una normale discussione”, commenta a l’Attacco una fonte del campo largo. “Non è normale che a luglio non sia stato ancora approvato”, stigmatizza dal centrodestra a l’Attacco il capogruppo di Fratelli d’Italia, Claudio Amorese

“Ho letto con attenzione le dichiarazioni rilasciate oggi dall’assessore alla Legalità del Comune di Foggia Giulio De Santis e non posso che esprimere profondo rammarico per il tono e i contenuti delle sue esternazioni. Di fronte alla legittima denuncia dell’Associazione Giovanni Panunzio - Eguaglianza, Legalità, Diritti, che da quasi due anni segnala l’inagibilità della sede di via Scillitani, un assessore avrebbe dovuto limitarsi a fare ciò che gli compete: risolvere il problema. Invece, si è scelto di alimentare una polemica nei confronti di un’associazione che da anni rappresenta un presidio di legalità sul nostro territorio. La questione è semplice. La sede assegnata all’associazione presenta gravi infiltrazioni e il distacco di calcinacci, risultando di fatto inutilizzabile da fine 2024. Il Comune, cui compete la manutenzione straordinaria dell’immobile, aveva il dovere di intervenire tempestivamente. Di recente il 12 marzo 2026, negli atti del Consiglio comunale, l’assessore De Santis aveva dichiarato che la vicenda era stata risolta attraverso l’assegnazione di un locale attiguo. Se oggi siamo ancora a discutere della stessa questione, è evidente che quella soluzione non è stata sufficiente o comunque non ha prodotto gli effetti annunciati. Anziché assumersi la responsabilità di questo ritardo che si protrae da quasi 2 anni, l’assessore ha preferito spostare il confronto su un terreno improprio, evocando presunti attacchi all’amministrazione, richiamando il tema della memoria delle vittime di mafia e contrapponendo l’azione del Comune a quella dell’associazione. È una scelta che considero profondamente sbagliata.

C’è un numero, nel Governance Poll 2026 del Sole 24 Ore, che riguarda Foggia più di ogni altro: 47%. È il gradimento che i cittadini attribuiscono oggi alla sindaca Maria Aida Episcopo, a due anni e mezzo circa dall’elezione avvenuta nell’autunno del 2023. Un anno fa la stessa rilevazione - l’indagine annuale con cui Noto Sondaggi misura il gradimento dei primi cittadini - le assegnò il 57%. Dieci punti in meno in dodici mesi e un arretramento in classifica che non ha eguali tra i sindaci dei capoluoghi di provincia: dalla 19ª all’83ª posizione, vale a dire 64 posti persi in un solo anno. È il rovescio esatto di un’operazione comunicativa. Il 7 luglio 2025, poche ore dopo la pubblicazione del sondaggio di quell’anno, Episcopo affidò ai social la propria soddisfazione, rivendicando un balzo di ben tredici posizioni. Dodici mesi dopo, a dati usciti, dalla prima cittadina non è arrivato alcun commento. Nè il solito post su Fb nè tantomeno un comunicato stampa. “Nessuna autocritica”, il commento che trapela da Palazzo, insieme alla indiscrezione per la quale la sindaca aspettava con ansia tale responso. Non sorprende, se si ricordano le mille occasioni in cui ha citato sondaggi e classifiche. Al suo posto parlano l’opposizione, con Nunzio Angiola che evoca una “Caporetto politica” e l’analista Massimo Russo, il quale il tracollo l’aveva previsto. E parlano soprattutto i numeri, che raccontano la storia di una crescita durata due anni e spezzata di colpo nel terzo. Il crollo foggiano si inserisce in una tendenza nazionale che il direttore di Noto Sondaggi, Antonio Noto, riassume così: due primi cittadini su tre perdono consenso rispetto al giorno del voto, in una tornata in cui pesano sicurezza, costo della vita e disagio sociale, questioni su cui il sindaco ha margini d’intervento limitati ma sulle quali finisce per fare da parafulmine. Foggia, però, è dentro questa cornice il caso più estremo: nessun capoluogo, nel confronto tra le due edizioni, arretra di altrettante posizioni, esattamente 64. Il paradosso è che, nella stessa tornata, la Puglia festeggia il suo uomo più forte: Antonio Decaro, al debutto da presidente della Regione, apre la classifica dei governatori con il 66% di gradimento, davanti a tutti. Due capitoli opposti dello stesso territorio, pubblicati nella stessa pagina: la Regione in vetta, il capoluogo daunio all’estremo opposto della graduatoria dei sindaci. Per capire quanto sia anomalo il crollo del 2026 bisogna ricostruire la parabola dei tre anni precedenti, edizione per edizione.

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