Padre Oleg Grygorets, il prete patriota che ha costruito una macchina da guerra (ma di aiuti)

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In principio sono stati i 50 arrivati a Troia ormai già da due settimane, ma erano solo l’avanguardia di ormai centinaia di profughi ucraini che stanno affluendo con grande costanza in molti centri della Capitanata, accolti in maniera magari disorganica, ma con grande efficacia ed efficienza da parte di tanta gente che non si sta risparmiando dal punto di vista economico, logistico e materiale.

Sta succedendo ad Apricena, a San Severo, a Manfredonia, a Cerignola, a Lucera e chissà ancora dove. E’ il grande cuore del popolo italiano che prevale, magari alimentato dalla influenza religiosa che spinge sull’acceleratore della solidarietà.

Sono i miracoli della fede in Dio e anche nell’uomo, perché nel segreto di stanze e telefoni avvengono cose straordinarie. Si stanno registrando donazioni e azioni da parte di persone anonime che rappresentando per alcuni una svolta nelle operazioni di supporto di anziani, donne e bambini. E tra loro ci sono uomini e donne con storie straordinarie da raccontare, ci sono casalinghe e scienziati, piccoli fenomeni e gente comune che sta mostrando grandissima dignità e riconoscenza.

Magari non riesce a esprimerla a parole a causa di una differenza linguistica ostica, probabilmente il problema più grande da affrontare, ma sono gli occhi e i gesti che parlano. Questi ultimi, soprattutto, raccontano di donazioni di beni e materiali già ri-condivise, e di una famiglia che ha rifiutato un alloggio, “perché era troppo buono, e potrebbe servire ad altri che hanno più bisogno”.

A Lucera è stato costituito un comitato cittadino che intende coordinare le attività, prendendo in carico tutto il pacchetto di accoglienza, comprese le procedure burocratiche e sanitarie che doverosamente vanno espletate e portate a compimento. Perché sarà un percorso lungo che già si sta avviando su un sistema di integrazione.

Tanto per rimanere a fatti più o meno recenti, la storia della Resistenza in Italia è costellata di sacerdoti e religiosi che hanno “combattuto” con armi non convenzionali, animati da uno spirito di fratellanza e altruismo che ha consentito la salvezza di un numero indefinito di vite umane. E quindi non c’è nulla da meravigliarsi se nell’attuale conflitto ucraino scendano in campo anche questo tipo di soldati che usano le pratiche dell’accoglienza, del supporto solidale, dell’impegno logistico ed economico, oltre naturalmente a quello della preghiera.

Nelle ultime settimane l’auto, il telefono e la voce di padre Oleg Grygorets sono strumenti da “battaglia”, perché il sacerdote ucraino è diventato l’ideatore e il coordinatore di un efficacissimo sistema di aiuti che arrivano dritti dritti nel suo Paese di origine, secondo modalità che ormai mostrano una consuetudine fortemente rodata.

Padre Oleg è l’unico sacerdote ucraino operante in Puglia, appartenente alla confessione greco-cattolica che celebra con il rito bizantino, antichissimo, suggestivo e proprio della sua popolazione. Questa chiesa è tutt’altro che minoritaria in Italia, tanto da avere un vero e proprio esarcato apostolico istituito tre anni fa da Papa Francesco, conta 70 preti e 150 parrocchie, con circa 70 mila battezzati. E’ una sorta di grande diocesi cattolica, ma istituita a favore delle Chiese di rito orientale, con diretto riferimento alla Santa Sede.

Padre Oleg è a Foggia da oltre sette anni, e la sua base è la chiesa dell’Annunziata, nelle immediate vicinanze della Cattedrale. Ma la sua azione pastorale si estende anche a Lucera, a San Severo e perfino a Bari, luoghi in cui le comunità sono spesso numericamente molto nutrite.

“Io sono al servizio del mio popolo – ha detto a l’Attacco – e vado dove c’è la possibilità di celebrare. A Foggia succede due domeniche al mese con alcune decine di partecipanti, le altre due vado a Bari, e incontro sempre centinaia di persone. A Pasqua, poi, abbiamo il problema della capienza per il troppo afflusso. A Foggia ci sono oltre seicento residenti ufficiali della comunità, e quindi un riferimento ci vuole”.

Padre Oleg in questo periodo è una pallina da flipper, gira i posti che già frequentava prima e possibilmente va anche in altri dove sa di trovare risposte concrete alle sue richieste di aiuto. Praticamente fa il giro di chiese e comunità italiane a cui attingere.

“Il mio Paese è in guerra, e quindi la prima cosa che chiedo sono i medicinali, perché scarseggiano, poi chiedo gli aiuti alimentari ma anche soldi, perché ci sono le spese da sostenere, ed è tutto molto difficile, perché bisogna pagare la strada, il gasolio, i pasti degli autisti e il loro compenso”.

In buona sostanza, ha creato una linea bus diretta Foggia-Ternopoli, una città situata nella zona occidentale dell’Ucraina in cui la guerra non è ancora arrivata veramente. In quel luogo, che poi è il suo di origine, è stato creato una sorta di terminale di scambio: un veicolo parte stracarico di merci (salgono solo i due che guidano) e ritorna pieno di persone che fuggono. Prima questo tragitto veniva compiuto ogni settimana, adesso è stato raddoppiato, visto che la linea di 5.000 chilometri (andata e ritorno) viene percorsa ogni quattro giorni. 

E le offerte non mancano perché la gente se che non viene disperso nulla, lui è molto contento, dice grazie ogni quattro parole, e non è certo uno taciturno.

“Il mio italiano è sufficiente per vivere qui – ha spiegato – ma devo dire grazie a tanta gente a nome della mia patria. Alla parrocchia di San Matteo al Carmine a Lucera (dove celebra nella cripta una volta a mese, ndr) ho trovato tante persone attente, ho detto loro che la testimonianza che stanno dando è la prova della presenza di Dio. Non stanno dando offerte ai miei connazionali, ma le stanno presentando direttamente in cielo, al cospetto di Dio”.

Il suo giro delle comunità serve anche a svolgere un ruolo di interprete, perché molte delle persone accolte non riescono a esprimersi neanche in inglese, e quindi aumentano le difficoltà di comunicazione a quelle già pratiche e materiali. E quindi le visite di padre Oleg nelle case e negli alloggi sono come dei briefing su cose e come fare a risolvere una certa situazione.

“Queste persone sono molto contente di come sono state accolte – ha aggiunto – e a loro non viene fatto mancare nulla. So che don Vincenzo Onorato (il parroco del Carmine che opera con l’Associazione “L’Altro mio figlio” di cui è presidente, ndr) è molto presente e ha aperto le porte nel limite delle sue possibilità a una quindicina di persone già presenti. E io cerco di andare e trovarle tutte. So anche che ci sono persone che stanno curando tutte le pratiche (il comitato cittadino che ha rapporti diretti con Comune, Polizia di Stato, Asl e Prefettura, ndr) per i documenti. E’ un grande lavoro quello che si sta facendo”.

In questi giorni ha auspicato anche il coinvolgimento dei bambini.

“Io sto vedendo tanti esempi di solidarietà insegnata ai più piccoli nella concretezza. Alcuni hanno rinunciato a un regalo, hanno aperto i salvadanai per donare a chi ha più bisogno. Questi gesti aprono il loro cuore, perché così capiscono davvero che c'è qualcuno in difficoltà e va aiutato. Così cresce la loro fede nel nostro unico Dio”.

Lei ha un filo diretto con la sua terra, ha familiari sul posto, come vanno le cose?

“Il mio cuore non è tranquillo. La situazione è molto grave – ha risposto – ma noi abbiamo forti motivazioni a liberarci dei nostri nemici una volta per tutte, nei secoli dei secoli. E si vede bene che non ci arrendiamo. Il nostro desiderio è di voler vivere in Europa, alla pari con le altre nazioni, possiamo farlo ma c’è chi non vuole e pensa che non possiamo avere la nostra libertà di decidere da soli. Ma adesso con questa guerra tutto il mondo sa che ne abbiamo diritto. Questa nostra battaglia è per il futuro del popolo, non fa niente che stanno distruggendo tutto. Meglio ricominciare da zero ma liberi, e sicuramente senza la Russia”.

Dalle nostre parti sappiamo che storicamente le vostre sono nazioni sorelle.

“Hanno sempre detto che siamo fratelli. Ma un fratello si comporta così con l’altro? Adesso lo state vedendo tutti. Lanciano bombe sui bambini, uccidono persone indifese, aggrediscono donne. I fratelli si aiutano, non si sparano. Io mi chiedo cosa hanno nel cuore queste persone. E’ terribile venire a sapere le cose che succedono al mio popolo. Ma noi siamo un popolo di pace. E chi vuole la pace, vince sempre”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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