Il ’68 colto e seguito a 18 anni, nel fiore della giovinezza, le occupazioni studentesche, le Feste dell’Unità, il segretariato parlamentare dei Ds, l’impegno con l’Arci e Legambiente, passando pure per 15 anni da speleologa e 5 da volontaria del Soccorso alpino nazionale. E’ variegato e rutilante il pluridecennale operato di Rosaria Capozzi sul nostro territorio. Figura storica dell’attivismo foggiano, alla fine degli anni ’90 si slega dalla politica perché non si sente più rappresentata.
“La cultura maschilista dominante, contro la quale mi sono sempre battuta, permeava e continua a permeare, trasversalmente, uomini e donne della politica e delle governance istituzionali: le gemmazioni partitiche figlie dell’ex Partito Comunista non fanno differenza. Non si è mai dato seguito, per esempio, ai buoni propositi sulla ‘conciliazione del tempo famiglia-lavoro’”, sottolinea Capozzi.
Così, una ventina di anni fa, decide di profondere tutto il suo impegno, in forma sistemica e a tempo pieno, alle donne, restando però lontana da un certo femminismo settario. E fonda, a San Severo, insieme all’amica e compagna di avventure Emiliana Cavicchia Pizzicola, il Filo di Arianna, la prima cooperativa sociale, tutta al femminile, che si dedica alle problematiche del disagio e della violenza familiare subiti dalle donne, in una comunità, specie del Sud, ancora troppo “patriarcale”, dove, dice a l’Attacco, “la figura femminile è ancora vista come quella che deve occuparsi della casa, degli anziani, degli ammalati e dei bambini della famiglia”.
Ora Rosaria Capozzi vive a Trieste, dove ha raggiunto la figlia che abita lì, per godersi l’età della pensione e mettersi nuovamente in gioco collaborando con le realtà sociali della città del Friuli Venezia Giulia ponte tra l’Europa centrale e meridionale, crocevia di caratteri mitteleuropei, mediterranei e slavi, dove la qualità della vita è tra le migliori in Italia.
Ma tante, nel Foggiano e nel Tacco d’Italia, sono state le battaglie di Rosaria Capozzi e delle sue colleghe di lavoro, per vedere riconosciuta a livello istituzionale la loro cooperativa. E cioè Il primo centro antiviolenza in nuce, considerando l’approdo tardivo della Regione Puglia, che solo nel 2015 ha riconosciuto e sostenuto economicamente in termini di progettualità queste realtà come necessari strumenti di lotta alla violenza e alla discriminazione di genere. Cosa che ha permesso alla cooperativa di fare il salto di qualità. “Abbiamo potuto assumere a tempo pieno – racconta Capozzi – professioniste come psicologhe, avvocate, educatrici. Una novità assoluta che ha fornito e continua a fornire alle nostre assistite un servizio qualificato e dedicato in via esclusiva. Il Filo di Arianna è stata anche la prima realtà organizzata a vedersi assegnare gratuitamente, dal Comune di San Severo, una struttura pubblica in cui operare. A differenza del Comune di Foggia, che, quanto al sostegno istituzionale ai centri antiviolenza, è arrivato con non poco ritardo”, sottolinea Rosaria Capozzi.
Una vita la sua, dedicata alla cura del disagio e della sofferenza femminile, che non sono cambiati - come lei stessa testimonia - attraverso i decenni. “Sono cambiate però le modalità con cui le si affronta. E, per certa parte, anche il target di utenza, trasformatosi con il volgere dei tempi. Affianco alle classiche vittime socialmente deprivate, che vivono quotidianamente all’ombra di sudditanze economiche e decisionali, mogli o figlie di mariti o padri padroni dal ceffone facile, in nuclei familiari di stampo ottocentesco, come ce ne sono ancora tantissimi nel Gargano e sul Subappennino dauno, si è stagliata, negli ultimi 15 anni, anche un’utenza costituita da donne istruite, colte, che lavorano ma che vivono matrimoni fallimentari con uomini, spesso di estrazione notabile, che le maltrattano, in alcuni casi anche pesantemente”, spiega Capozzi.
Uomini in crisi, frustrati, che percepiscono la costante minaccia del multitasking femminile e che rispondono con la violenza, senza ammetterla, per di più, ma demandandola sempre a responsabilità di qualcun altro. “Da diverso tempo abbiamo inaugurato un servizio per gli uomini maltrattanti. Nessuno di loro si è mai recato autonomamente da noi, nessuno riconosce i propri abusi. Vengono solo se mandati dal giudice. Questo rappresenta una sconfitta, che induce sempre più donne a non sposarsi e a non fare figli al cospetto di uomini privi di certe sensibilità. C’è ancora molto da fare sul versante culturale, insomma”, conclude Rosaria Capozzi che continuerà, pur a distanza, a stare al fianco delle amiche e colleghe de Il Filo di Arianna.
Una realtà ora diretta da Daniela Eronia, presieduta da Barbara Rosaria Patetta e rinnovata anche nel logo, la quale, proprio qualche giorno fa, nell’annunciare il passaggio di testimone verso nuove generazioni di operatrici e progettualità, ha voluto tributarle, attraverso una nota stampa, l’“onore delle armi” scrivendo: “Dopo anni d’instancabile lavoro la Presidente Rosaria Capozzi, apprezzata proprio per la sua determinazione nell’affrontare il fenomeno della violenza di genere e nel sostenere con ogni strumento il percorso di rinascita delle donne, ha scelto di prendersi cura anche della sua vita, com’è giusto che sia quando arriva la pensione, senza girarsi, però, dall’altra parte, ma condividendo l’esperienza vissuta con le tante, troppe, donne vittime di violenza che ha incontrato e incrociato. A lei e alle socie costituenti, mentori e parte dei nuovi assetti societari, va il ringraziamento di un’intera comunità. Il Filo di Arianna continuerà a svolgere il suo lavoro con lo sguardo sempre rivolto alle donne”.
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