Quella famiglia che incide sugli apprendimenti scolastici. “Non vogliamo mezze tacche, i docenti vanno selezionati”

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Quanto la condizione familiare incide sugli apprendimenti degli studenti? Se l’è chiesto uno studio di Openpolis che ha rilevato che gli alunni che hanno alle spalle una condizione familiare svantaggiata, tendono ad avere risultati più bassi nelle prove invalsi, per una tendenza che emerge anche a livello locale, colpisce soprattutto il Mezzogiorno d’Italia e riguarda la povertà educativa.

Tra le premesse, quella che rileva quanto la condizione familiare resti un buon predittore del successo scolastico; e quella che afferma che il 27,5% degli studenti di famiglie svantaggiate in III media mantiene bassi apprendimenti, contro il 4,5% dei coetanei avvantaggiati.

L’impatto della condizione familiare sui risultati degli studenti resta dunque importante. E ancora oggi, molte delle opportunità che i minori ricevono dipendono direttamente dalla condizione familiare.

Tra le province del Mezzogiorno che si caratterizzano per la coesistenza di bassi redditi e bassi apprendimenti, anche quella di Foggia. Un dato che non sorprende e genera amarezza. Per l’Attacco lo ha commentato la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Santa Chiara, Pascoli, Altamura, Mariolina Goduto, 43 anni di servizio e 34 in funzione direttiva e dirigenziale.

“Ciò che descrive il rapporto non sorprende”, spiega. “Si tratta del frutto di test Invalsi che spesso risultano parziali, sia perché guardano solo alcune classi, sia perché si tratta di un metodo di valutazione che non coglie la realtà della scuola. Agli Invalsi sfugge la dimensione emotiva, affettiva, relazionale, determinante per il successo scolastico. E sfugge anche il tema delle competenze. Occorrerebbe integrarli con altri sistemi di valutazione. Quando parliamo di situazione familiare non possiamo riferirci solo al reddito, perché c’è una grande quantità di lavoro sommerso. I dati dei contribuenti non danno certezza sulla situazione economica. L’influenza familiare fa riferimento a fattori culturali quali la scarsa padronanza della lingua madre: scrittura, lettura, scarsa motivazione, scarsa importanza assegnata allo studio, sistemi valoriali discutibili. La condizione familiare ha un impatto decisivo e devastante sul successo scolastico. C’è un rapporto di causa ed effetto che definirei imbarazzante. La scuola registra un fallimento epocale perché non riesce a superare le difficoltà legate al contesto di riferimento. Siamo ancora a quello che don Milani definiva l’ospedale che cura i sani: la scuola oggi funziona benissimo con i figli dei ceti più elevati. Ma sviluppa un comportamento che non esito a definire anticostituzionale nei confronti delle classi più basse, che conferma e ratifica le differenze sociali, culturali, economiche ed etniche”.

Se, in seguito alla definizione del quadro, le si chiede quali sono le soluzioni possibili, Goduto parla di opzioni talmente costose e rivoluzionarie da non poter essere adottate. “Intanto occorre una selezione rigorosa del personale docente: noi non abbiamo bisogno delle mezze tacche, ex precari, persone che non vengono selezionate per merito. Nel rapporto i dati sono drammatici. Non ci possiamo permettere eccezioni: maggiore è il problema in termini di provenienza socio culturale, migliori devono essere i docenti. Abbiamo bisogno dei migliori intellettuali, persone colte, empatiche, affascinanti, capaci di utilizzare metodologie innovative. Occorre che i nostri ragazzi partecipino a lezioni nuove, cose che i docenti ordinari non sanno fare. Ci servono psicologi, assistenti sociali, educatori. I ragazzi a rischio devono stare più tempo possibile fuori dalle loro case. Quindi la scuola ha bisogno di un tempo lungo, soprattutto in estate. Le classi dovrebbero essere ridotte perché i processi di apprendimento devono essere personalizzati. Insomma, si tratta di soluzioni dispendiose e non adottabili. Oggi siamo nella situazione in cui la selezione si fa non per merito ma per ceto sociale, siamo quindi nella stessa situazione di 50 anni fa, quando il problema del superare le differenze fu posto. Preferiamo restare nella stessa situazione in cui ci trasciniamo da decenni. Siamo gratificati dall’appartenere per caso ad un ceto più alto. Un fatto che fa si che le responsabilità dalla scuola, ricadano sulle famiglie”.

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da Openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mentre i dati relativi ai redditi sono di fonte ministero dell'economia e delle finanze; quelli sulla classificazione per aree interne sono pubblicati dall'agenzia per la coesione territoriale.

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