Fare le valigie e partire per trascorrere un periodo in un’altra università, restando però in Italia. Si chiama ‘Erasmus italiano’ ed è la nuova versione della mobilità studentesca all’estero. Il Ministero dell’università e ricerca ha previsto 10mila borse di studio tra il 2024 e il 2025 e Verona ha colto al volo questa opportunità, concludendo una partnership con l’Università di Foggia per lo scambio di studenti tra atenei.
Gli universitari delle lauree sia triennali che specialistiche potranno iscriversi per un semestre ai vari corsi dell’università ospitante e ottenere crediti riconosciuti da quella di provenienza; ogni istituto dovrà mandare all’altra un numero minimo di studenti pari a sei per ogni semestre, in relazione alla disponibilità di candidati idonei.
Per partecipare, occorre attendere le novità sui fondi che sovvenzionano questa attività. Il progetto, infatti, è legato a un finanziamento di dieci milioni inserito dal governo nella legge di bilancio 2024, una dotazione ad hoc per permettere ai giovani di scegliere un ateneo da nord a sud dove frequentare un periodo di studi e approfondire argomenti che, magari, non vengono trattati nell’ateneo di origine.
Resta da chiedersi chi potrebbe essere interessato a uno scambio nazionale, quando i giovani italiani sono tra i primi a voler partire anche per conoscere culture diverse. Stando ai dati dell’osservatorio Erasmus+, l’Italia è il primo tra i Paesi partecipanti al programma per numero di studenti in uscita. A Verona, quest’anno accademico, sono 818 gli studenti partiti o in partenza per un’esperienza di studio all’estero, un numero che non è mai stato così alto, come pure non sono mai state così tante le candidature: 1.168 quelle vagliate dagli uffici.
Sono proprio gli universitari a sollevare perplessità. “Per l’Erasmus italiano, a differenza di quello europeo, non sono previsti posti letto o borse per coprire le spese dell’alloggio, che sono a carico dello studente. Tra il caro affitti e la carenza di studentati pubblici, ci chiediamo come si possa attuare efficacemente il progetto. Le incognite sono ancora molte e ci fanno dubitare della bontà dell’iniziativa”, afferma Laura Bergamin, coordinatrice a Verona dell’associazione Udu (Unione degli universitari).
(Fonte: larena.it)
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