Salvare la memoria della piccola comunità ebraica con il recupero della Sinagoga

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In prossimità della Giornata della Memoria, tra le iniziative che saranno poste in atto a San Severo, c’è anche l’idea di recuperare quella che la memoria collettiva, definisce Sinagoga, nella zona in cui sorgeva la piccola comunità ebraica sanseverese. Poche decine di famiglie che hanno lasciato chiari segni della loro presenza.

Recuperare e consegnare alla città l’edificio vorrà dire riprendere una pagina della sua storia, così come indicato anche nella toponomastica attuale, con il “Vico Ebrei”, in pieno centro storico. Non a caso, il Sindaco, Francesco Miglio, s’era così espresso: “Il recupero del centro storico non è solo rialzare saracinesche ma significa creare situazioni e attrazioni culturali e turistiche perché ciò possa accadere".

"Nel corso della mia sindacatura ho ricreato la Galleria del Palazzo dei Celestini, acquisito l’antico Teatro Real Borbone che presto sarà restaurato, finanziato il recupero delle basole in centro storico. Intervento che è di prossima cantierizzazione. Con le prossime misure di finanziamento andrà progettato e realizzato il recupero dell’ex Sinagoga nel quartiere ebraico".

"Prima della scadenza del mandato m’impegnerò per lasciare a chi mi succederà alla carica di Sindaco un progetto immediatamente cantierabile da poter candidare ai prossimi bandi di finanziamento”. Il primo cittadino entra nel merito e specifica a l’Attacco, che la presenza di una comunità ebraica a San Severo è storia: “La presenza di una piccola comunità ebraica, a San Severo, è storicamente provata. Ma c’è un edificio che ne testimonia la presenza".

"Nel tempo, quell’immobile diventò proprietà della famiglia Michelangelo Del Sordo, divenendo palazzo gentilizio. Probabilmente, non avendo eredi – ma si stanno facendo ricerche – fu donato all’Ospedale vecchio, che sorgeva dietro la chiesa di sant’Antonio Abate, nella zona, quindi, del quartiere ebraico. Ora è di proprietà dell’Asl Fg che – ha dichiarato il Sindaco Miglio a l’Attacco – non ha interessi sul bene immobile".

"Chiaramente è tutto in itinere ma è possibile, frattanto, avviare un percorso per la ricerca di finanziamenti relativi alla progettazione. Si studieranno tutti gli aspetti della questione, relativi al recupero di quella che, a evidenza anche della memoria collettiva, è stata sempre definita sinagoga”. 

Si tratta di un aspetto molto interessante che andrebbe a scrivere nel dettaglio la pagina di storia sanseverese di quel periodo storico. “Stiamo cercando tutti i documenti, in particolare a San Severo, che potrebbero dare ulteriori conferme sull’immobile, anche se non ci sono tante testimonianze scritte sull’edificio, proprio per avviare un percorso progettuale per il recupero della Sinagoga o quello che era il luogo d’incontro della piccola comunità ebraica di San Severo”. 

Una parte importante in merito alla presenza di una popolazione ebraica a San Severo e in Capitanata in generale, arriva dal professor Cesare Colafemmina, contenuta negli atti del quarto convegno sulla “Preistoria – Protostoria-Storia della Daunia”, organizzato dall’Archeoclub, che si è tenuto a San Severo dal 17 al 19 dicembre 1982. Cesare Colafemmina, deceduto nel 2012, ha insegnato Epigrafia ed Antichità Ebraiche all'Università di Bari, Lingua e Letteratura ebraica all'Università della Calabria. È considerato il massimo esponente degli studi ebraici per Puglia, Calabria e Basilicata.

“La più antica attestazione degli ebrei nella Capitanata settentrionale, allo stato attuale delle ricerche, riguarda San Severo e Casalnuovo, un borgo oggi scomparso, ma assai fiorente nei secoli XI1-XIV. Le notizie concernono l’esenzione da qualsiasi contributo fiscale concessa nel 1294 dagli Angioini a due ebrei di San Severo e a ben trentaquattro ebrei di Casalnuovo per essere passati al cristianesimo".

"Un documento di Casalnuovo (11 febbraio 1306) tramanda i nomi di alcuni di questi cristiani novelli. Si tratta di una carta di vendita in cui Ammerosa e Gubitosa, figlie del fu Castellano ebreo e maritate rispettivamente a Riccardo e a Giovanni, figli del giudice Gualtiero, neofito, ossia ebreo convertito, vendono una loro terra con trentasei piante d’ulivo a fra Rodolfo dell'Ordine Teutonico, precettore della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo in Casalnuovo”.

La trattazione del prof. Colaffemina è dettagliata e riprende le vicende storiche: “Con gli Aragonesi, che avevano soppiantato gli Angioini nel 1442, la vita ebraica nel Regno si riprese e rifiorì. Per l'epoca di Ferrante I la Camera della Sommaria offre una buona documentazione sulla comunità ebraica sanseverese, i cui membri erano annoverati con i fuochi della locale università. Nel 1491 la comunità era costituita da nove nuclei familiari, intestati ai nomi di Abramo, Isacco, Simone, Zaccaria fratello di Simone, Ventura, Salomone, Vitale, Abramo e un altro Abramo”. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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