Fumata nera per le attese di pensionati e vedove delle forze di polizia assegnatari di alloggi ex Gozzini che in queste settimane sono stati destinatari (altri lo saranno prossimamente) delle notifiche prefettizie che intimano il rilascio degli appartamenti perché non aventi più titolo. Gli interessati dall’escomio chiedono invece di poter riscattare le case in base all’approvazione, il 12 marzo scorso da parte del consiglio regionale, della proposta di legge a prima firma del consigliere di FdI Picaro che stabilisce che “gli appartenenti alle forze dell'ordine cessati dal servizio possono acquistare l'immobile che, per anni, hanno detenuto in virtù dell'allora vigente legge Gozzini. In virtù della nuova legge le Arca (Agenzie regionali per l’edilizia residenziale pubblica, ndr) devono attivare tutte le procedure per l’alienazione di queste case”. Con simili presupposti, allora, Lucio Marucci – commissario di polizia in quiescenza, nonché presidente della onlus Assegnatari alloggi legge ex Gozzini, che, con sede a Foggia, conta l’adesione di centinaia di occupanti degli immobili di tutta la Puglia – aveva chiesto nei giorni scorsi, e ottenuto ieri mattina, un incontro con l’amministratore unico di Arca Capitanata Pippo Liscio. Ma l’incontro non è andato come speravano gli assegnatari, ieri mattina presentatisi, insieme al presidente dell’associazione, in poco meno di un centinaio davanti alla sede foggiana di Arca.
“È vergognoso – esordisce a l’Attacco un arrabbiatissimo Marucci all’esito dell’incontro con i vertici dell’agenzia regionale -, non si vuole vendere con la scusa che la nuova legge pugliese non è stata ancora pubblicata sul Burp (la pubblicazione è attesa in queste ore, ndr). Sulla base di ciò Arca quasi quasi non si è degnata neppure di parlarci. Con evidenti doti di preveggenza, poi, durante l’incontro ci è stato comunicato che forse la nuova legge regionale tornerà indietro, ma noi ci siamo accertati: una simile statuizione è del tutto inverosimile”. Marucci ha così proposto a Liscio di rivedersi la settimana prossima, dal momento che la legge dev’essere pubblicata sul Burp (Bollettino ufficiale Regione Puglia, ndr) entro 10 giorni dalla sua approvazione.
Poi il commissario di polizia in quiescenza ha proseguito nel racconto dell’incontro avuto ieri con i vertici Arca. “Non ho chiesto – spiega Marucci - la vendita degli appartamenti per tutti i nostri destinatari di escomio, perché mi rendo conto che parte di quegli alloggi servono per le forze dell’ordine in servizio sul territorio. Ma ho chiesto che quantomeno – prosegue - possano essere venduti alle vedove e ai pensionati con gravi patologie, prima che queste persone vengano buttate in mezzo alla strada. Neppure questo, però, ci è stato concesso. Arca non tiene conto di nulla, non si dispiace per nessuno: la vendita, dunque, è preclusa anche alle persone più in difficoltà accampando cavilli di ordine giuridico. L’ennesima dimostrazione che Arca Capitanata non vuol vendere, e su tale versante c’è un accordo tra Prefettura ed ex Iacp. Il vero motivo è che noi rappresentiamo per Arca ‘la gallina dalle uova d’oro’, perché siamo gli unici a pagare regolarmente i fitti mensili per quegli alloggi. Per tutte queste ragioni ora ci batteremo affinché l’agenzia regionale per l’edilizia residenziale pubblica sia commissariata”.
Nel frattempo il presidente del Tar Puglia - presso cui pendono ricorsi (dal costo di oltre 5mila euro e molti già respinti) per la sospensiva dei provvedimenti prefettizi di escomio – ha paventato ai legali dei diretti interessati la possibilità di presentare al Tribunale amministrativo regionale la richiesta di vendita degli appartamenti sulla base della nuova legge pugliese.
Ieri mattina, inoltre, l’Attacco ha ascoltato le storie di vedove e pensionati delle forze dell’ordine che chiedono a gran voce il riscatto degli alloggi ex Gozzini in cui attualmente risiedono (evidentemente ancora per poco se le cose non cambieranno). Come una pensionata della Polizia di Stato: “Non ho ricevuto la notifica d’escomio – racconta – perché non mi sono ancora scaduti i tre anni post quiescenza in cui è permesso di continuare a godere dell’alloggio. Però chiediamo di poter restare negli appartamenti di cui siamo assegnatari anche dopo la proroga, e se ciò non fosse possibile chiediamo ad Arca di poter accedere alla compravendita. Ora c’è una legge regionale che stabilisce questo principio e che dovrebbe andare in attuazione entro 60 giorni. Una legge che stabilisce che chi preserva tutti i requisiti deve poter riscattare l’alloggio. Restiamo fiduciosi nell’incontro di stamattina (ieri, ndr) con l’amministratore unico di Arca Capitanata, non foss’altro perché la legge è dalla nostra parte, spero solo non ci sia accanimento nei nostri confronti da parte di altre istituzioni”.
C’è poi la vedova di appuntato dei carabinieri in attesa proprio in queste ore della lettera di escomio: “Sono sola – dice spaurita -, ho una figlia sposata che ha dovuto trasferirsi in Germania per lavoro. Non saprei dove andare, dovrei vivere per strada, ora costretta a lasciare l’abitazione. Non ho proprietà, dispongo solo di una pensione minima di reversibilità. Non so cosa fare. Questa è l’ultima chance che abbiamo, speriamo vada in porto: dopo tanti sacrifici, infatti, oggi ho la disponibilità per l’acquisto dell’alloggio, che dunque spero mi sia data la possibilità di riscattare”.
Infine la storia di una vedova di un poliziotto con un figlio disabile: “In base alla proroga ricevuta, la notifica d’escomio dovrebbe giungermi a luglio del prossimo anno. Nel frattempo, come tutti gli altri, sono preoccupata. Anche perché sono sola qui a Foggia, ho un figlio con disabilità che in questa situazione non è assolutamente tutelato dalla legge, e, oltre a quest’alloggio, non ho niente. Se l’anno prossimo dovesse davvero arrivare la comunicazione prefettizia non saprei proprio dove andare a vivere. Oltretutto lo sfratto e le gravi problematiche che ne deriverebbero costituirebbero un grande trauma per mio figlio. Il riscatto dell’appartamento è necessario, specie nel mio caso. Spero si possa addivenire a una risoluzione”. Speranze purtroppo vane, almeno per il momento.
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