Oltre un milione per il sito, ma tutti gli atti pubblici sono a tempo determinato: poi non si leggono più

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Uno degli spazi virtuali più frequentati dai sipontini è certamente il sito istituzionale del Comune, che è risultato assegnatario di oltre un milione di euro del PNRR per la digitalizzazione della pubblica amministrazione. Una cifra che, nel contesto locale, dovrebbe rappresentare un punto di svolta. Eppure, basta navigare sul portale del Comune di Manfredonia per rendersi conto che la realtà è molto diversa dalle promesse. Il sito non è disastroso – bene specificarlo -, ma appare molto lontano dagli standard che ci si aspetterebbe da un’Amministrazione che ha ricevuto un finanziamento così consistente. E soprattutto presenta una criticità che, negli ultimi mesi, è diventata oggetto di proteste da parte di cittadini, professionisti, consiglieri comunali di minoranza e dell’ex Sindaco Angelo Riccardi: la scomparsa degli allegati degli atti pubblicati all’Albo Pretorio una volta trascorsi i 15 o 30 giorni di pubblicazione obbligatoria. Il risultato è un paradosso: gli atti restano visibili solo nel titolo, ma i documenti veri e propri – determine, delibere, permessi di costruire, relazioni tecniche, planimetrie, pareri – spariscono. Una trasparenza a tempo determinato, che contraddice lo spirito della normativa nazionale e che, soprattutto, rende impossibile ai cittadini esercitare un controllo effettivo. L’Albo Pretorio rappresenta lo strumento attraverso cui gli atti acquistano efficacia legale. Per questo la legge prevede una pubblicazione limitata nel tempo, generalmente 15 o 30 giorni. Una volta scaduto il termine, l’atto non è più “in pubblicazione”, ma non per questo deve sparire. E’ qui, infatti, che entra in gioco la sezione “Amministrazione Trasparente” obbligatoria per tutti gli enti pubblici. Le linee guida dell’ANAC e del Dipartimento della Funzione Pubblica sono chiarissime: gli atti devono essere pubblicati in modo permanente nelle sezioni pertinenti, con tutti gli allegati necessari a comprenderne il contenuto. Se un documento contiene dati sensibili, si procede con l’oscuramento selettivo, non con la rimozione totale. Sul sito del Comune di Manfredonia accade esattamente il contrario. Una volta scaduti i termini di pubblicazione all’Albo Pretorio, gli allegati vengono rimossi automaticamente dal sistema. Rimane solo il titolo dell’atto, privo di contenuto. Un elenco di voci vuote, che non consente alcuna verifica successiva. Una prassi che non trova alcun fondamento normativo.

Le conseguenze pratiche sono pesanti. Un cittadino che voglia verificare un atto dopo un mese non può farlo. Un professionista che abbia bisogno di consultare una planimetria o una relazione tecnica non la trova più. Un consigliere comunale che voglia ricostruire un procedimento deve sperare di aver scaricato i documenti in tempo.

Il risultato è un archivio storico che non archivia nulla. Una trasparenza che non illumina. Un sito che, pur rispettando formalmente alcuni parametri, tradisce completamente la funzione per cui esiste. Per giunta, accade in un Comune che ha ricevuto oltre un milione di euro per la digitalizzazione. Una cifra che dovrebbe garantire non solo un sito funzionante, ma un portale moderno, accessibile, conforme agli standard ministeriali e alle linee guida AgID: accessibilità dei contenuti, reperibilità degli atti tramite motori di ricerca interni, integrità dei documenti pubblicati, permanenza degli atti nelle sezioni obbligatorie, aggiornamento costante, usabilità e chiarezza dell’interfaccia.

L’ex Sindaco Riccardi ha denunciato pubblicamente la questione, parlando di “trasparenza a tempo” e di “archivi svuotati”. Ma non è il solo. Consiglieri comunali di minoranza, tecnici, avvocati, architetti, ingegneri e semplici cittadini hanno segnalato la stessa criticità. Il problema non è politico, ma civico. Non riguarda una parte, ma l’intera comunità. Perché la trasparenza non è un favore che il Comune concede: è pur sempre un diritto che il cittadino possiede.

Il punto centrale è questo: la digitalizzazione non è un restyling. Non è un sito più colorato. La digitalizzazione vera è l’accessibilità, è la tracciabilità, è la permanenza. È la possibilità per un cittadino di verificare ciò che l’Amministrazione fa, senza dover chiedere permessi o favori. È la certezza che un atto pubblico resterà consultabile nel tempo. È la garanzia che i soldi pubblici vengano spesi per migliorare i servizi.

Avremmo voluto sapere dall’assessora Sara Delle Rose – che ha anche la delega al Portale istituzionale – le ragioni della mancata osservanza delle norme in materia di documenti nella sezione Amministrazione Trasparente ma, oltre ad un paio di messaggi, non è stato possibile stabilire nessun contatto telefonico.

La digitalizzazione, se ben realizzata, può essere davvero la chiave per restituire ai cittadini ciò che la legge già riconosce loro: il diritto di sapere. Il Comune ha ancora il tempo – e probabilmente anche le risorse – per correggere la rotta. Ma deve farlo presto. Perché un sito istituzionale che cancella gli allegati degli atti non è un sito moderno. Piuttosto, spegne la conoscibilità. E una città che spegne la conoscibilità spegne anche la partecipazione, la fiducia, la qualità della vita democratica. Di cui la trasparenza ne è pilastro.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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