Un gol, uno solo al Monopoli. Uno rispettivamente anche a Bari e Taranto. In totale fanno tre in 270’: bottino scarno per una squadra che si chiama Foggia.
A maggior ragione se in panchina ha un certo Zdenek Zeman, il cui calcio è proprio la sublimazione del gol.
Eppure accade che finora i rossoneri in campionato spesso e volentieri si inceppino ed evidenzino una insospettabile idiosincrasia con il gol. Di goleada finora la formazione di Sdengo ha vinto solo con Potenza ed Andria, poi una volta con due reti di scarto (Messina), ed una 1-0 (col Monopoli, per l’appunto).
Tutto quì il potenziale offensivo del Foggia, che avrebbe dovuto fare sfracelli restando fedele al cliché del suo allenatore che punta sempre a segnare un gol in più dell’avversario, e che finora invece sta incontrando qualche difficoltà di troppo sottoporta?
Curcio e compagni in 11 gare vantano un bottino di 15 reti, come i rossoneri hanno fatto Palermo, e Campobasso, meglio Bari (20), Catania (18) e Catanzaro (16).
I numeri, quindi, per quanto non debbano considerarsi deficitari, comunque non premiano il gioco offensivo di una squadra che, pur mantenendo costantemente il pallino del gioco, finalizza meno di quanto dovrebbe.
E allora a finire sul banco degli imputati inevitabilmente sono gli attaccanti, che con Zeman, si dice, siano destinati a divertirsi un mondo, e che pure in questo primissimo scorcio di stagione si stanno segnalando più per la loro evanescenza che non per prolificità.
Il boemo è ormai da tempo che lo ripete: “Entriamo poco in area, e puntiamo ancor meno la porta avversaria”, ed il refrain sta diventando il chiodo fisso degli avanti rossoneri, che ogni qualvolta entrano in possesso di palla quasi mai fanno i movimenti che vorrebbe vedere il loro allenatore. E così il predominio del Foggia diventa sterile, e consente all’avversario di avere buone chances non solo di evitare l’imbarcata, ma anche di strappare un risultato positivo.
Gli ultimi 90’ con il Taranto ne sono stati la riprova: gli jonici si sono limitati a fare pura gara di contenimento e a sfruttare gli spazi che inevitabilmente il Foggia concede nell’arco della gara. Laterza aveva preparato accuratamente la partita, sapeva che in caso di vantaggio avrebbe potuto sperare anche nel colpaccio. E infatti per oltre un’ora i rossoblu hanno cullato la speranza di farcela. I padroni di casa, di contro, hanno spinto sull’acceleratore e spesso chiuso nella metà campo l’avversario, ma quasi mai il portiere ospite è stato chiamato ad interventi salva-risultato. E’ toccato così a Petermann, che attaccante non è, trovare lo spunto che ha fruttato l’1-1 su felice intuizione di Curcio. Il solo Ferrante nel primo tempo si era reso pericoloso di testa spedendo a lato da posizione assai comoda, dopo il pari il Foggia ha provato anche a vincerla ma il pallone del possibile sorpasso è arrivato sui piedi di Gallo dalla lunetta, ma la sua conclusione è stata maldestra e si è spenta sul fondo.
Nè Merola (uscito anzitempo per infortunio), nè Rizzo Pinna che lo ha sostituito, nè lo stesso Curcio e Vigolo (subentrato sul finire) si sono affacciati pericolosamente nell’area avversaria.
Gli attaccanti, insomma, segnano con il contagocce, il tridente sinora è andato a segno al completo solo in occasione del match con il Potenza, poi per il resto ha quasi sempre sparato a salve.
Non ci fosse stato lì davanti l’italo-argentino Alexis Ferrante, autore di 5 centri, sarebbe notte fonda, tutti gli altri compagni di reparto hanno fatto quasi tutti scena muta: capitan Curcio è in grave ritardo rispetto ad una stagione fa con un solo gol all’attivo, come lui ha fatto Merola, solo un gradino più su c’è Merkaj a quota 2.
Di Grazia e Vigolo, invece, non pervenuti.
Tutta quì la contraerea rossonera, d’ora in avanti chiamata a cambiare passo se vorrà supportare adeguatamente la manovra di una formazione che non ha ancora le stimmate del suo allenatore proprio perché fa fatica a segnare con regolarità. E’ la prima volta che succede a Foggia con il tecnico di Praga in panchina di avere netta la sensazione che il gol sia quasi uno sconosciuto, persino ai tempi della A ed anche in B sotto certi versi era andata meglio.
Anche se poi sfogliando le statistiche e comparando il numero delle giornate ai gol realizzati nelle precedenti sette esperienze in rossonero di Zeman, il Foggia attuale si piazza ad un più che onorevole quarto posto, sopravanzato solo da quello targato C1 della stagione 2010-11 che con i suoi 24 centri viaggia ad una media stratosferica di oltre due reti a partita; da quello di B ‘90-91 che poi centrò a vele spiegate la promozione nella massima serie (19), e da quello successivo dell’anno di grazia ‘91-92 che si ferma a quota 18, ma che rappresenta un bottino di tutto rispetto.
Dietro quello attuale, invece, c’è il primo Foggia di Zeman edizione ‘86-87 (12 gol), che affianca quell’altro targato serie A ‘92-93, un gradino più giù ecco l’undici del ritorno in B (11 centri), decisamente più staccato è invece l’ultimo che il boemo guidò nella massima serie nel ‘93-94.
E che dopo 11 giornate era andato in gol la miseria di 7 volte.
C’è che sostiene che molti degli affanni attuali degli avanti che Zeman ha a disposizione in questa stagione dipendano dalle caratteristiche dei singoli.
Che mal si coniugherebbero con il gioco del tecnico di Praga.
E, quindi, entrerebbero in gioco le responsabilità del ds Peppino Pavone, che com’è noto ha dovuto misurarsi con un budget risicato messo a disposizione da patron Canonico, e spesso accontentarsi di seconde se non addirittura terze scelte.
Ma in ogni caso sempre funzionali al 4-3-3.
E allora? Solo il tempo dirà se davvero il tridente assemblato quest’anno alla fine risulterà fra i meno prolifici di sempre, per il momento si va in questa direzione, anche se poi sarà bene essere cauti.
Perché con Zeman partecipano tutti alla girandola del gol. Anche gli insospettabili. Meglio riparlarne allora fra qualche mese. Non si sa mai.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).