Un’altra sconfitta, un altro 3-1. Uguale nella forma, diverso nella sostanza. Già, perché se contro il Latina il Foggia era rimasto a guardare,
incapace di opporre alcuna resistenza allo strapotere dei pontini, lunedì sera al Menti i rossoneri sono improvvisamente rinsaviti.
Nel senso che si sono ritrovati. E per tutto il primo tempo hanno messo sotto scacco la Juve Stabia.
Che, non avesse trovato il vantaggio in modo fortuito ed un tantino casuale, chissà mai se avrebbe cantato vittoria.
Stesso risultato di otto giorni prima, certo, ma c’è un abisso fra il ko dello Zaccheria e quello di Castellammare, lì la resa era stata incondizionata e senza alibi.
Lunedì scorso invece il Foggia ha mostrato netti ed inequivocabili segnali di ripresa.
Sul piano fisico e della coralità della manovra, che per lunghi tratti è scorsa piacevole e fluida. Il Foggia più “zemaniano” della stagione, però, ha dovuto arrendersi per la seconda volta di fila in campionato, ed il fatto che finora non fosse mai accaduto accentua in qualche misura le preoccupazioni per una squadra alla quale il suo mentòre Zeman si sta sforzando di dare una identità.
Ma che continua ad accendersi e a spegnersi ad intermittenza.
Non è un gran momento in casa rossonera, piove decisamente sul bagnato e non disporre in questo frangente di tutti gli effettivi rende più complicato sbrogliare una matassa che il boemo finora era stato abile a non ingarbugliare più di quanto già non fosse.
Ma infortuni, squalifiche, e non ultimo il Covid-19, stanno rendendo impervio il cammino dei rossoneri in campionato, che hanno racimolato solo un punto negli ultimi 270’, e che in classifica adesso rischiano di ritrovarsi risucchiati ai margini della zona play-off.
Contro la Juve Stabia ne mancavano addirittura sei (Garattoni, Sciacca, Petermann, Rocca, Maselli e Ferrante), ed in queste condizioni Zeman non ha potuto far altro che gettare nella mischia anche gli ultimi arrivati.
Tutti assieme, e senza distinzioni di sorta. In altre circostanze non sarebbe mai accaduto, perché il boemo è attento a centellinare l’utilizzo dei nuovi, soprattutto perché sul piano tattico non in grado di supportare adeguatamente la squadra da subito.
E invece Rizzo, Di Paolantonio, Vitali e Turchetta sono stati gettati nella mischia dal 1’ perché la squadra era in piena emergenza, in trasferta erano partiti in sedici, e le scelte erano dunque pressochè obbligate.
Partendo da questa considerazione, la prestazione del Foggia non può che considerarsi positiva, soprattutto alla luce di quella mezzora iniziale nella quale la Juve Stabia ha fatto fatica a reggere l’urto di una formazione che ha avuto il solo torto di non capitalizzare le 3-4 nitide palle-gol che è riuscita a costruire dalle parti di Dini.
C’è poi però il rovescio della medaglia, che mette spalle al muro le disattenzioni difensive del Foggia, mai così nette ed evidenti come nella notte da incubo del Menti.
A tratti, insomma, si è vista all’opera la squadra che tutti avrebbero voluto ammirare da tempo, e che finora è stata assente ingiustificata. Con l’aggravante però di non essere ancora in grado di segnare un gol in più dell’avversario.
Come chiede il suo maestro.
E così la sconfitta è stata conseguenziale, e poco importa se negli occhi restino ancora bene impressi i bagliori e le accelerazioni del giovin Vitali.
Oppure gli assalti all’arma bianca nella metà campo avversaria che hanno fatto venire a galla l’impeto ora di Gallo ed ora di Garofalo.
Resta il 3-1 finale, purtroppo, che mortifica una prova che pure a tratti è stata convincente.
Zeman non ne ha fatto un dramma, anzi con il suo inconfondibile ghigno ha anche apprezzato lo sforzo profuso dai suoi in una gara che con un pizzico di buonasorte in più avrebbe potuto prendere anche un’altra piega.
Sarà per un’altra volta, si spera.
Ma adesso il Foggia deve rimettersi a correre e mettere in un angolo le ansie di quest’ultimissimo scorcio di stagione che l’hanno vista in affanno soprattutto sotto il profilo dei risultati.
Il mercato di riparazione aiuterà tutti a ritrovare in fretta la strada maestra.
Domani si torna già in campo, e a Potenza non potrà più bastare mostrare semplici segnali di risveglio.
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