Foggia, andamento lento

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Due punti negli ultimi 180’. Conquistati in due derby molto sentiti, e quindi da salutare con moderata soddisfazione.

Ma i rimpianti restano, perché sia contro il Bari che con il Taranto il Foggia si è ritrovato per due volte in vantaggio prima di farsi raggiungere, ed i quattro punti che mancano all’appello in classifica non possono che avere riflessi sugli umori di una piazza che non si accontenta del nono posto attuale.
E che con Zdenek Zeman in panchina ambisce legittimamente a qualcosa di più.

In realtà con i 43 punti conquistati sul campo i rossoneri sarebbero oggi ottavi a quota 43, e sopravanzerebbero il Latina fermo a 42, mettendo nel mirino anche la Turris e la settima piazza.
Che poi realisticamente è la migliore posizione ipotizzabile per Curcio e compagni di qui alla conclusione della regular-season.

Il Foggia, che nella prima parte di stagione e fino al giro di boa ha stazionato stabilmente fra il quarto ed il sesto posto, da gennaio in poi ha accusato una preoccupante flessione che ha avuto effetti imprevedibili sulla classifica: riprova ne sia il fatto che dalla 20esima alla 30esima giornata sui 33 punti a disposizione i rossoneri ne hanno racimolati appena 12, 10 dei quali nelle ultime 7, ritrovandosi ad un certo punto fuori dalle prime dieci posizioni e quindi estromessi di fatto anche dai play-off.
Sono stati soprattutto i tanti pareggi, in quest’ultimo frangente, a marcare il divario con le big del girone, e a scavare un solco profondo dalle prime cinque della classe, il Foggia ne ha inanellati 4 nelle ultime 7 (13 complessivamente, vale a dire circa il 50% delle gare sin qui disputate), e così la forbice con la zona nobile della classifica si è allungato a dismisura.

Al punto che al momento sono 21 le lunghezze di vantaggio accumulate dalla capolista Bari (con la quale la formazione di Zeman non ha peraltro perso nè all’andata nè al ritorno), 14 i punti da recuperare sul Catanzaro, 12 quelli di distacco dalla Virtus Francavilla (battuta allo Zaccheria all’andata) 11 dall’Avellino, 8 dal Monopoli (sconfitto due volte in questa stagione) e 7 dal Palermo, recentemente travolto in casa 4-1.
Sono in effetti quei 13 pareggi che fanno la differenza, una rarità per le formazioni di Zeman, per indole votate a cercare sempre e comunque la vittoria.
Tutt’altra musica però, quest’anno: a parte lo 0-0 all’esordio col Monterosi, poi in otto occasioni il Foggia ha inseguito il risultato, mentre in quattro si è fatto rimontare.

Senza dimenticare che rispetto al trend del girone di andata la formazione rossonera accusa un pesante ritardo di sei punti da colmare: sono quelli che consentirebbero ai dauni di posizionarsi fra il sesto ed il settimo posto, che poi dovrebbe essere la reale dimensione di una squadra che paga dazio alle migliori sul piano squisitamente tecnico, e che pure sino ad oggi è riuscita a rimanere a galla grazie alla maestria del suo allenatore.
Servirebbe un repentino cambio di rotta in quest’ultimo scorcio di stagione, che dovrebbe consentire a Zeman di ritrovare quasi tutti gli effettivi a disposizione, e quindi di avere un ventaglio di soluzioni tattiche più variegato: il rientro che appare ormai prossimo di Alastra, Volpe, Garattoni, Martino, Rocca e Di Grazia dovrebbe mettere finalmente fine alla emergenza e garantire soprattutto maggiori rotazioni nelle otto gare che ancora mancano all’appello prima della conclusione della stagione regolare.
Il calendario potrebbe risultare alleato dei rossoneri, che giocheranno cinque volte allo Zaccheria (rispettivamente con AZ Picerno, Catania, Campobasso, Catanzaro ed Avellino) e tre in trasferta (contro Paganese, Vibonese e Virtus Francavilla).
Ci sarebbe dunque la possibilità concreta di allungare in classifica, e recuperare almeno un paio di posizioni.

Non sarà semplice, ma il Foggia ha il dovere di provarci fino in fondo, anche per dare un senso ad una stagione che finora è stata punteggiata da troppi alti e bassi.
E che solo qua e là ha dato la sensazione di non essere stata al di sotto delle attese della vigilia.

Poi però ci sono segnali in netta controtendenza che non vanno trascurati, e che fanno pensare comunque ad una annata che non è stata poi del tutto anonima, soprattutto per quel che concerne la valutazione dei singoli.
La batteria dei portieri è di livello, Alastra, Volpe e Dalmasso lasciano dormire sonni tranquilli per il futuro, come Nicolao e Rizzo sulle corsie esterne di difesa.
Sciacca e Di Pasquale stanno dando sostanza e qualità alla difesa, in mezzo al campo Petermann, Garofalo e Di Paolantonio si sono rivelati all’altezza.
In attacco, infine, Ferrante si è confermato l’ariete di rigore che spesso ha tolto le castagne dal fuoco al Foggia.

Niente di strabiliante, per carità, ma in rapporto agli investimenti fatti sul mercato il ds Peppino Pavone si è mostrato ancora una volta abile e ferrato nelle scelte.
Poi, certo, con Zeman in panca tutti si aspettano qualcosa in più.

Ma questo passa il convento.
E allora non resta che accontentarsi...

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testatina dillo al direttore WEB

 



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