Che questo sia il Foggia meno “zemaniano” di tutti è ormai evidente. L’assunto non ha bisogno di troppe dimostrazioni nè spiegazioni,
basta scorrere a ritroso quello che è stato finora il cammino dei rossoneri per rendersi conto di quanto la squadra non abbia le stimmate del suo allenatore.
Perchè?
Diverse le concause, prima fra tutte la oggettiva difficoltà incontrate a monte nel mettere a disposizione del tecnico boemo elementi funzionali il più possibile al suo 4-3-3.
Atipico soprattutto il tridente avanzato, con gli attaccanti esterni che per struttura e caratteristiche faticano ad attaccare la profondità (nè Merola, nè tanto meno Curcio hanno nelle loro corde queste peculiarità), e con la punta vertice (Ferrante) che è più un centravanti d’urto che non un attaccante abituato a svariare su tutto il fronte avanzato.
Ciononostante il Foggia ad oggi vanta il quarto attacco del girone con i suoi 45 gol, e non è detto che nelle rimanenti otto gare non possa insidiare la leadership della capolista Bari, che con i suoi 51 gol guida la speciale classifica.
Ma il Foggia del nuovo corso dettato da Nicola Canonico è sempre più poco “zemaniano” perché mai come nel corso di questa stagione sta esibendo una incomprensibile idiosincrasia coi tre punti: Curcio e compagni sinora sulle 30 gare fin qui disputate hanno vinto solo 10 volte (alla media cioè di un successo ogni 3 gare).
Un’anomalia senza precedenti, che cozza con il fatto che al momento sia la X il segno predominante della stagione rossonera: sono 13 infatti i pareggi sin quì conseguiti dalla formazione del tecnico boemo.
Il che equivale a dire che, per circa la metà delle gare finora affrontate, il Foggia ha dovuto dividere con l’avversario la posta in palio.
E allora come la mettiamo?
Bisognerà farsene una ragione, almeno per questa annata, perché Zdenek Zeman non è Re Mida e non può certo trasformare in oro colato tutto quello che tocca.
C’è ad ogni modo un dato che inquieta, e che deve far riflettere: a fronte di un girone di andata che complessivamente ha visto i rossoneri conservare un trend in linea con il cliché zemaniano (8 vittorie, 3 sconfitte e 8 pareggi), dal giro di boa la tendenza si è pericolosamente invertita, al punto che nelle ultime undici gare il Foggia solo in due occasioni ha brindato al successo (rispettivamente con Palermo e Monopoli), e poi ha infilato una striscia di 5 pareggi e 4 sconfitte che sommano appena 11 punti in classifica.
Si spiega così, proprio per via di questo rendimento assai altalenante, come la formazione del tecnico di Praga abbia perso terreno dalle prime della classe, e si ritrovi adesso ad occupare solo il nono posto in classifica.
Peraltro ancora in piena bagarre per conquistare uno dei posti utili per accedere agli spareggi-promozione.
Giustificare la preoccupante metamorfosi non è semplice, anche se sul piatto della bilancia non può non tenersi nella debita considerazione la lunga sequela di infortuni che ha tartassato i rossoneri, e che soprattutto a gennaio li ha costretti spesso e volentieri a scendere in campo in totale emergenza.
C’è poi l’inatteso ed imprevedibile digiuno di Alexis Ferrante che sta incidendo sul recente rendimento della squadra, l’argentino è a secco da sei turni, ha segnato l’ultima volta ormai un mese fa nel derby con la Fidelis Andria, e da quel momento ha accusato una preoccupante flessione che sta avendo inevitabili ripercussioni anche nei risultati della squadra.
Che senza i gol del suo bomber scelto fa fatica a trovare la via della rete, e dunque a portare a casa l’intera posta in palio.
Zeman ovviamente è insoddisfatto del recente cammino dei suoi, anche se sta facendo di tutto per non darlo a vedere.
Ultimamente se l’è presa con le condizioni spesso ai limiti della praticabilità dei terreni di gioco sui quali ha dovuto esprimersi la sua squadra, che ovviamente ne ha risentito sul piano della manovra corale e del fraseggio.
Ma è fin troppo chiaro che è un alibi che può reggere fino ad un certo punto.
Per invertire il trend serve altro, e in queste otto gare ancora a disposizione nella stagione regolare il tecnico boemo dovrà gioco forza trovare le contromisure per dettare la svolta.
Nella stagione delle tante, troppe contraddizioni, il Foggia meno “zemaniano” di tutti è chiamato a portare a termine la sua missione: centrare un posto utile nei play-off senza possibilmente penare troppo.
Tutto quello che poi eventualmente verrà sarà di guadagnato.
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