No, così non è più la stessa cosa. Foggia-Catanzaro, il monday-night delle 21.00 che questa sera chiude la trentaseiesima giornata del Girone C, fino a sabato mattina è stata una partita.
Adesso però ne è tutta un’altra, perchè sotto la luce dei riflettori dello Zaccheria (che si è rifatto il trucco e che finalmente riapre i battenti al 100% della sua capienza), al fischio d’inizio le due squadre si ritroveranno accomunate da un insolito e beffardo destino.
Rossoneri e giallorossi (assieme a Monopoli e Paganese) sono le formazioni che più di tutte escono con le ossa rotte dopo il terremoto che sabato scorso ha portato all’esclusione del Catania dal campionato, la formazione di Zeman (depauperata dei sei punti cumulati con gli etnei) scende all’ottavo posto e riparte da quota 48 all’inseguimento del Monterosi, l’undici di Vivarini invece è addirittura scivolato dal secondo al quarto posto dopo che si è visto sottrarre inopinatamente quattro punti che hanno consentito a Palermo ed Avellino di sopravanzarlo.
Campionato gravemente falsato, ed epilogo della stagione regolare che rimette in discussione numerosi verdetti, oltre che scatenare un polverone che avrà inevitabili riverberi: ne deriva che l’umore delle due squadre non sia dei migliori, e che in vista del traguardo servirà alzare ancora di più l’asticella delle motivazioni per conseguire i rispettivi obiettivi di stagione.
Chi sta peggio è decisamente il Foggia di Zeman, che intimamente sperava di guadagnare al fotofinish almeno un altro paio di posizioni nella griglia play-off, e che ora deve stringere i denti per tenersi stretto il settimo posto appena perso.
A pensarci bene però anche il Catanzaro a questi 90’ guarda con circospezione, i calabresi non hanno ancora metabolizzato lo smacco della promozione diretta del Bari, ad un certo punto ci avevano creduto alla rimonta, ma poi sul più bello hanno mollato e nell’ultimo scorcio di stagione hanno viaggiato a fari spenti. Sono oltretutto reduci dal ko interno col Monterosi che ha fatto accendere la spia, il match odierno deve chiarire molti dubbi sullo stato di salute di Martinelli e compagni.
L’ex difensore rossonero non ci sarà perché squalificato, a differenza di Iemmello, che torna per la prima volta sul luogo del delitto per dimostrare a tutti che la fama di Re Pietro non è sbiadita.
Peccato solo che dall’altra parte a marcare visita sia ancora una volta Alexis Ferrante, l’italo-argentino non è ancora al meglio e salta dunque uno dei duelli a distanza più suggestivi del match.
Quella del bomber ex Ternana è una assenza grave, il Foggia senza il suo ariete perde peso specifico e centimetri nell’area avversaria, il Catanzaro in difesa è rimaneggiato (anche Fazio è fuori uso), l’occasione poteva essere propizia per approfittarne e mettere sotto pressione quella che è la seconda difesa del girone. Anche se non è detto che Zeman, che recupera dopo diversi mesi l’oggetto misterioso Di Grazia e che ha Di Pasquale acciaccato, dal suo cilindro magico non peschi la soluzione ad hoc per confermare la straordinaria produzione offensiva di una squadra che anche con il Catanzaro vuole ribadire di non avere alcun timore reverenziale contro qualunque avversario. Turchetta, già titolare a Vibo Valentia sette giorni fa, sembra in vantaggio per essere confermato al centro dell’attacco, anche se non è escluso che possa essere Merola l’alter ego di Ferrante, con uno fra Vitali e Di Grazia inseriti a sorpresa dal 1’ sul versante di destra.
Gara incerta ed aperta a qualunque risultato, difficile che Foggia e Catanzaro in partenza possano accontentarsi del pareggio, entrambe sono animate dal fuoco interiore che anima due formazioni (e due club) che si sentono scippati e che hanno voglia di dimostrare che la classifica che si ritrovano ad occupare, loro malgrado, è bugiarda.
Allo Zaccheria, nonostante tutto, si tornerà a respirare l’aria degli appuntamenti che contano: previsti non meno di 7mila spettatori sugli spalti, ed è a loro che il Foggia vuole regalare una notte magica.
Una di quelle che lasciano il segno.
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