Due giornate di stop per la Curva Nord, una per la Curva Sud e 10mila euro di multa alla società. Sono state queste le decisioni del giudice sportivo dopo gli episodi della gara Foggia-Catanzaro di lunedì sera.
Sicuramente più duri sono stati i commenti a caldo di alcuni protagonisti, tra cui lo stesso presidente dei Satanelli Nicola Canonico, mentre diverse reazioni sono arrivate anche nel corso del day after. Oltre alle reazioni, però, la riflessione del giorno dopo è capire come sia stato possibile non bloccare tre invasioni di campo, una delle quali andata quasi “a segno”, nel senso che il facinoroso ha quasi colpito Pietro Iemmello, l’ex di turno che era in procinto di tirare un rigore.
“Qualcosa non ha funzionato”, è il mantra del giorno dopo. Stessa frase utilizzata per i tafferugli avvenuti domenica all’esterno dello stadio Miramare di Manfredonia tra i supporter locali e i tifosi del Barletta. Ci si interroga, allora, sulla pianificazione dei servizi di ordine pubblico all’esterno e all’interno del campo di gioco: di chi sono le responsabilità?
A sentire le parole di un ex funzionario della Prefettura, il numero di steward e forze dell’ordine sarebbe stato troppo esiguo per controllare la situazione allo Zaccheria.
Era chiaro da giorni che, seguendo l’umore della piazza rossonera, ci sarebbe stata una contestazione ai danni dell’ex di turno, Pietro Iemmello. E’ altrettanto chiaro che nessuno si aspettava un’invasione di campo però visto il clima, esacerbato anche dalle ultime decisioni della Lega dopo il “caso Catania”, forse il servizio di ordine pubblico sarebbe dovuto essere più appropriato.
Nel suo comunicato il giudice sportivo Stefano Palazzi ha elencato 10 accuse mosse nei confronti dei tifosi del Foggia. Striscioni rivolti a calciatori avversari e alle istituzioni calcistiche. Poi cori dispregiativi e lanci di fumogeni, bottigliette di plastica e di vetro in occasione del rigore concesso al Catanzaro al 18′ del secondo tempo. Infine gli ultimi tre punti si concentrano proprio sulle invasioni di campo.
A Iemmello è arrivata la solidarietà dell’Aic (Associazione italiana calciatori) e della Lega Pro.
“Gesti non premeditati, ma iniziative di persone esasperate” Gli addetti ai lavori escludono interventi studiati a tavolino
Non c’è premeditazione, ma gesti singoli di persone esasperate. E’ questa la tesi tra gli addetti ai lavori che vogliono scacciare via il pensiero di un gesto “studiato a tavolino”.
“E’ imponderabile riuscire a immaginare una o due invasioni di campo – ha evidenziato a l’Attacco un ex agente della Digos –. Può essere entrato in gioco anche un altro fattore psicologico, cioè che qualcuno della Curva Sud abbia voluto emulare il dirimpettaio della Curva Nord. Escludo a priori che vi sa una regia rispetto a quanto accaduto e una premeditazione – ha aggiunto –. Forse era stata programmata da chi poi effettivamente è entrato in campo, ma da esperienze personali so che i tifosi sono contrari a fatti del genere che provocano effetti sulla possibilità di andare allo stadio e soprattutto in trasferta per seguire la squadra. Un ultrà può sopportare tutto meno che non vedere le partite fuori casa o una diffida”.
“L’episodio è comunque molto grave – ha proseguito l’ex agente oggi in pensione –, un fatto del genere non si era mai verificato a Foggia. Sarebbe successo se la squadra avesse vinto? Il risultato ha sempre un’incidenza su quanto avviene all’interno dello stadio da parte del pubblico. Ciò non giustifica l’episodio, è solo un’interpretazione rispetto a quanto accaduto”.
“All'interno dello stadio i servizi di sicurezza sono controllati dalla società attraverso gli steward, la polizia e le altre forze dell'ordine agiscono fuori dal campo di calcio. Questo non vuol dire che siano esentate da quanto accaduto lunedì sera – è stato riferito a l’Attacco –. Immagino che nelle prossime ore tutte le parti in causa si siederanno attorno a un tavolo per capire cosa non ha funzionato e che già a partire dalla prossima partita ci saranno maggiori precauzioni e più restrizioni”.
Prima di ogni manifestazione si riunisce il Gruppo operativo stadio (Gos), formato da tutte le parti in gioco e si valuta l’evento sportivo. “Le partite vengono organizzate con meticolosità e precisione – ha riferito a l’Attacco Piernicola Silvis, ex Questore di Foggia –, non si improvvisa nulla. Ci sono delle riunioni del Gos, si fanno dei briefing iniziali e si valutano le notizie della Digos rispetto ai tifosi che arriveranno allo stadio. Si mette in campo anche un discorso negoziale della stessa Digos con la tifoseria foggiana. Quindi è un’attività molto ben preparata. Conosco la tifoseria foggiana, con loro si è sempre potuto dialogare, negoziare: i poliziotti parlano in questi termini prima delle partite, si tratta di iniziative diplomatiche sotterranee”.
Secondo le direttrici di alcuni anni fa, le forze di polizia devono tenere il servizio all'esterno dello stadio, virtualmente all'interno dovrebbero essere gli steward a mantenere l'ordine pubblico. “Questa è una cosa molto teorica – ha sottolineato Silvis – perché è chiaro che davanti a una massa di ultrà pericolosa serve l’intervento delle forze dell'ordine. In sostanza, quindi, all'interno dello stadio si va sempre nonostante certe linee guida separassero le due attività di ordine pubblico. Oltre agli steward, interviene anche la polizia: mi pare di aver visto che il soggetto è stato accompagnato fuori da agenti in borghese”.
Quella di lunedì sera è sicuramente un episodio mai capitato prima allo Zaccheria. “In passato abbiamo avuto situazioni di tensione con la tifoseria, ricordo un Foggia-Barletta con diverse cariche agli ultrà e gli agenti impegnati per 2-3 ore in scontri con i tifosi – ha dichiarato Silvis –. Però ricordo anche un lato positivo: quella foggiana, ripeto, è una tifoseria con cui si può parlare, con cui si può discutere e negoziare. Il gesto di ieri, per me, è stato quello di una persona esasperata, un gesto isolato. Non ho visto la partita, mi sono informato in maniera sommaria e ho visto l’invasione del tifoso: entrare in campo non è facile, però non conosco la dinamica e mi risulta difficile fare una valutazione”.
“Da spettatore e da foggiano mi è dispiaciuto perché non è stata una bella scena per la città – ha evidenziato Silvis –, però evidentemente è stato un gesto di un singolo, non è stato un attacco deliberato di un gruppo di ultras o qualcosa del genere. Tentare di colpire un calciatore che sta per tirare un rigore è qualcosa di singolare, mi è dispiaciuto perché Foggia è una città che meriterebbe di poter essere ricordata per altri tipi di gesti, però negli ultimi anni stiamo assistendo a una fama che potrebbe sicuramente essere migliore. Le persone del capoluogo dauno hanno tanta voglia di superare determinate problematiche, ma purtroppo determinati episodi affossano queste possibilità”.
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