Foggia domani sera al Partenio per infrangere un tabù

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Il Foggia riparte da dove ha finito. L’Avellino pure. Ma con una sostanziale differenza, perché se la formazione di Zdenek Zeman

ricomincia dal successo sulla Turris e si prepara all’infida sfida coi lupi irpini nella tana del Partenio dove avrà a disposizione un solo risultato (la vittoria), quella di Carmine Gautieri si rimette in moto proprio da quella sconfitta coi rossoneri di dieci giorni fa che brucia ancora.
E che ha alimentato polemiche a non finire nei giorni che sono seguiti al black-out dello Zaccheria.

Il Foggia, archiviata la sofferta (e sotto certi versi fortunosa) vittoria nel primo turno play-off, può guardare ai 90’ di domani sera con la sfrontatezza di chi sa di non aver nulla da perdere. Dovessero uscire i rossoneri, non ci sarebbe da gridare allo scandalo, in fondo Zeman ed i suoi hanno già fatto per intero il loro dovere, ed anche se il patron Canonico prova ad alzare l’asticella dell’ambizione e mira a raggiungere quanto meno la fase nazionale degli spareggi, in cuor suo sa bene che questa squadra per quello che è il suo effettivo potenziale ha già espresso il massimo.

Inutile farsi illusioni, allora, il divario tecnico che oggi intercorre fra Avellino e Foggia è netto, ed anche se nel corso della regular season Curcio e compagni coi biancoverdi non hanno mai sfigurato, inanellando un pari (2-2) all’andata ed imponendosi agevolmente nel return-match (2-0) che è servito di fatto anche a blindare il settimo posto finale, il gap da colmare resta notevole.
Che poi possa accadere l’imponderabile ci può stare, perché in una gara secca non sono sempre i valori reali ad emergere, ma ad imporsi quasi sempre è chi sta meglio di testa. E di gambe.

E sotto questo punto di vista gli uomini di Zeman sembrano partire in leggero vantaggio su un avversario che avrà pure in questi ultimi dieci giorni smaltito le scorie della sconfitta dell’ultimo turno, ma che si ritrova nella scomoda situazione di dover puntare a testa bassa al superamento del turno.
Altrimenti sarà fallimento su tutta la linea.
E siccome dalle parti di Avellino non sembrano esserci le condizioni ambientali ideali perché la formazione di casa possa scendere in campo serena e senza pressione, ecco che la spensieratezza del Foggia può mettere a soqquadro i piani degli irpini e sparigliare le carte.

Saranno in ogni caso 90’ senza appello per due squadre da sempre storiche rivali, i rossoneri recentemente hanno una tradizione ampiamente negativa in Irpinia, interrotta solo dal match dell’andata con quel pari ripreso letteralmente per i capelli da bomber Ferrante mentre stavano ormai scorrendo i titoli di coda, il Foggia sta per rimettere piede nella fatal Avellino lì dove il 17 giugno del 2007 (ormai 15 anni fa) si vide sfilare sotto il naso una promozione che pareva ormai cosa fatta, al Partenio la vittoria manca dal lontanissimo 7 aprile del ‘91, esattamente 31 anni fa fu una doppietta dell’ex Ciccio Baiano a stendere i lupi, e in panchina manco a dirlo c’era un certo Zdenek Zeman, che domani chissà cosa darebbe per ripetere quella impresa.

A pensarci bene, però, questa è la gara che calza a pennello per esaltare le caratteristiche degli uomini del tecnico boemo, che domenica scorsa hanno risentito troppo a livello psicologico dell’importanza della posta in palio e del fatto di poter anche gestire il risultato, alla luce del fatto che fin dall'inizio sapevano che anche un pari sarebbe valso il passaggio del turno.

Vantaggio teorico, che all’atto pratico però si è rivelato un boomerang per una formazione che non sa speculare, e che preferibilmente gioca per la vittoria.
Anche se poi i numeri dicono tutt’altro, perché con i 15 pareggi messi in fila il Foggia è stato assieme al Taranto la squadra che più di tutte in questa stagione è stata abbonata al pari. Un risultato che domani va evitato, perché servirebbe a certificare solo l’eliminazione dagli spareggi-promozione. Quale potrà essere allora il canovaccio di una sfida che vede nell’Avellino il favorito d’obbligo sembra scontato, il copione del match non potrà che proporre una squadra (quella ospite) che dovrà cercare di fare la partita senza possibilmente concedere troppi spazzi a quella di casa, che agirà di rimessa provando a sfruttare li spazi (e gli errori) che l’avversario fatalmente gli concederà.

L’Avellino, ovviamente, non sarà quello remissivo ed apatico che allo Zaccheria ha fatto una mezza figuraccia, primo perché sa che in palio c’è una qualificazione da non fallire, e secondo perchè Gautieri a differenza di dieci giorni fa ritroverà diversi degli acciaccati che hanno saltato gli ultimi 90’ di campionato.
Difficile, invece, ipotizzare a quali uomini si affiderà Zeman, tornare in campo a distanza di 72 ore lo indurrà probabilmente a ruotare qualcuno dei suoi effettivi da gettare magari a gara in corso nella mischia.

Ma non è detto, perché il tecnico di Praga potrebbe anche optare per l’undici de titolarissimi che ha sospinto il Foggia a questi play-off.
Sarebbe un premio verso coloro che si sono spesi senza riserve per tutta la stagione.
Ma sarebbe anche un segno di riconoscenza di un allenatore che nella gara che può valere una stagione intera vuole dare l’opportunità ai suoi fedelissimi di caricarsi sulle spalle la squadra alla ricerca della impresa. Che sarebbe clamorosa.

Ma sempre fino ad un certo punto, quando di mezzo c’è un certo Zeman.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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