Il Foggia fa paura. E ad Avellino hanno pensato bene di prendere tutte le precauzioni del caso per evitare che la notte del Partenio
si trasformi per i biancoverdi in una sorta di psicodramma. I lupi non vogliono nemmeno lontanamente pensare che la loro stagione stia per volgere all’epilogo, vogliono arrivare fino in fondo a questi play-off. Ma sanno che molte delle loro ambizioni passano dai 90’ di questa sera, da questa sfida da dentro o fuori senza appello che li mette di fronte al peggiore avversario possibile.
Il Foggia di Zdenek Zeman è nella condizione di far vedere i sorci verdi a chiunque, figurarsi a questo Avellino che è solo la copia sgualcita della squadra che patron D’Agostino avrebbe voluto vedere protagonista in prima linea.
E allora hanno un senso tutte le attenzioni della vigilia di casa avellinese tese a ricompattare un ambiente che ha perso la fiducia. E che teme di chiudere anzitempo questa annata in chiaroscuro in maniera ingloriosa. Che la cosa possa accadere al cospetto dei rossoneri sarebbe insopportabile.
A maggior ragione dopo il 2-0 rimediato nell’ultimo turno di campionato che ha fatto scattare l’allarme. Tutti, quindi, al capezzale di una formazione che Carmine Gautieri sta cercando di pilotare verso la fase decisiva degli spareggi-promozione toccando le corde del sentimento e dell’appartenenza. Così alla vigilia del match il tecnico napoletano si è presentato in sala-stampa scortato dal ds De Vito e soprattutto da due icone del calcio locale come Biancolino e De Napoli nel tentativo di trasferire all’ambiente il messaggio della coesione e della compattezza a poche ore da una sfida che presenta mille incognite. E che l’Avellino si prepara a mettere (prevedibilmente) sul piano della bagarre. Perché sa che di fronte troverà una formazione che sul piano fisico e dell’organizzazione più in generale in questo frangente gli è una spanna superiore. Con tutto quello che di negativo ne può conseguire.
Sarà una battaglia (agonistica), inutile farsi illusioni. Ed il Foggia dovrà prepararsi con la forza dei nervi distesi e con la consapevolezza che chi ha tutto da perdere è l’undici irpino. Che è vero che ha due risultati a disposizione (vittoria e pareggio) per andare avanti, ma che dovrà respingere le pressioni di una gara che non sarà semplice interpretare nel modo migliore. Ne sa qualcosa proprio il Foggia, che domenica scorsa si è ritrovato in una situazione assai simile a quella dell’Avellino, e che contro la Turris ha rischiato di fare flop. A fare la differenza verosimilmente sarà il tasto delle motivazioni, in teoria dovrebbe averne di più la formazione di casa che è partita per tentare il salto in B, a differenza del Foggia che il suo dovere lo ha già fatto per intero.
Ma in gara secca tutto può accadere, e il fatto che solo qualche giorno fa i rossoneri abbiano battuto agevolmente Aloi e soci potrebbe essere un’arma in più sul piano psicologico da far valere. Da qualunque angolazione la si guardi questa partita, chi rischia per davvero è l’Avellino. Che sarà privo di un mastino come Aloi, ma che ritrova numerosi dei suoi titolarissimi: da Di Gaudio a De Francesco, dall’ex Kragl per finire a Maniero che non è al meglio e che potrebbe partire dalla panchina. E il Foggia? Zeman stavolta ha solo l’imbarazzo della scelta, ha praticamente tutti a disposizione e può meditare fino alla fine sull’undici da preferire. Dubbi forse solo in mezzo al campo, dove il dinamismo del rientrante Gallo potrebbe servire molto in una gara che per altri versi si preannuncia molto fisica.
E dove l’avellinese Garofalo chiede spazio dall’inizio. In avanti, invece, toccherà ancora al tridente doc Merola-Ferrante-Curcio. Con Di Grazia pronto per ogni evenienza.
Al resto ci penserà Sdengo, come sempre. Per il quale però, dovesse andar male, potrebbe essere la gara dei saluti.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).