La coscienza di Zeman

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Se Zdenek Zeman per Foggia rappresenti già il passato resta ancora tutto da dimostrare.

Soprattutto con questi chiari di luna che alimentano il sospetto che gli scenari siano tutt'altro che definiti.
Nell'attesa che l'orizzonte si definisca compiutamente e restituisca la reale dimensione degli eventi, viene allora spontaneo chiedersi perché Zeman abbia deciso di "mollare" Canonico e di chiudere (si spera solo provvisoriamente) la sua quarta parentesi in rossonero.
Due modi diversi di intendere e di vedere il calcio alla base del divorzio, il boemo fuori dai denti ha ammesso che "non c'erano più i presupposti minimi per proseguire assieme".
Ma, dipendesse da lui, magari con una nuova compagine societaria, non esiterebbe a restare.

Il presidente, viceversa, giura di averci provato fino alla fine a trattenere il tecnico di Praga, "Ma la decisione di chiudere la sua parentesi a Foggia è stata solo e soltanto del Maestro. Che non se l'è sentita di andare avanti in quanto non aveva più gli stimoli giusti".
Ha ragione il patron: la decisione è stata tutta di Sdengo, che non ne ha voluto sapere di tornare sui suoi passi.
Proprio così, è tutto tremendamente vero, il boemo non se la sentiva di proseguire.
Con Canonico al fianco, però, perché cambiassero gli scenari, lui resterebbe volentieri al suo posto.

Nel lungo faccia a faccia di giovedì scorso Zeman e Canonico non se le sono mandate a dire, ognuno ha esposto le sue ragioni. E il proprio malcontento.
Il patron è scontento del risultato finale conseguito, con quel tipo di investimento, ha ribadito nell’editto diramato domenica scorsa, si aspettava ben altro esito finale. Se i 2,7 milioni investiti (rispetto all’1,2 della stagione precedente) sono serviti solo a superare un turno in più dei play-off e a migliorare il piazzamento finale dal nono al settimo posto (anche se poi sarebbe sesto senza la restituzione dei punti al Catania ndr), beh allora i conti non tornano.
Ma Zeman è di diverso avviso, il suo punto di vista è diametralmente opposto a quello del suo ormai ex presidente, il gruppo è andato ben oltre le più rosee aspettative, e ci sarebbe solo da fargli i complimenti, ha ripetuto il tecnico di Praga a chi gli chiedeva di replicare alle provocazioni di Canonico.
Sarebbero almeno quattro i punti focali sui quali il boemo ha posto l'accento nel rendez-vous con la proprietà di giovedì scorso per giustificare il suo abbandono: in oltre 30 anni di onorata carriera a Zeman era mai capitato di imbattersi in un presidente così invadente, che fin dal primo momento ha provato a ficcare il naso dappertutto, e che gli ha reso la vita impossibile già dal ritiro in Valle d’Aosta.
Quando vennero a galla i primi dissapori.

Quisquiglie rispetto a tutto ciò che sarebbe accaduto nei successivi dieci mesi, che sono stati un vero e proprio inferno.
Per il tecnico e per i suoi ragazzi, che hanno sempre fatto buon viso a cattivo gioco. E che hanno evitato qualunque tipo di polemica anche quando se ne intravedevano tutti i presupposti.
Il giramondo Zeman, che ha allenato in alcune delle piazze più prestigiose a livello nazionale, deve essere rimasto basito rispetto a quello che ha visto da queste parti nel corso dell’ultima controversa stagione: “Ma dove mi sono andato a cacciare?", avrà chiesto spesso e volentieri all’amico e confidente Pavone, che è stato l’artefice del suo ritorno, e che come lui non si aspettava un simile epilogo: “Sia ben chiaro - ha precisato Zeman a scanso di equivoci -, non ci fosse stato di mezzo Peppino io mai e poi mai avrei rimesso piede a Foggia. A lui non potevo proprio dire di no”. Ma quali sarebbero i tasti dolenti alla base dei dissidi e delle incomprensioni fra l’ex tecnico rossonero e la proprietà?

Eccoli riassunti di seguito:
MERCATO. I rimbrotti a distanza sono cominciati fin dall'estate scorsa per via di un mercato ampiamente al di sotto delle aspettative. Zeman si sarebbe aspettato qualche sacrificio in più nell’allestimento della rosa, e invece Canonico non solo non lo ha accontentato, ma qui e là ha insistito col ds Pavone per portare alla corte del boemo qualche elemento di suo gradimento (Markic).
Ed anche a gennaio la storia si è poi puntualmente ripetuta, con arrivi che non hanno fatto lievitare il tasso tecnico del gruppo e che sono stati messi a disposizione solo sul filo del gong. Era quello il frangente nel quale il Foggia stentava a ritrovarsi dopo la sosta e fra infortuni, squalifiche e Covid-19 era ridotto ai minimi termini.
Cuppone in quel frangente era pronto a trasferirsi in rossonero, ma più avrebbe preferito Potenza perché allettato da poche migliaia di euro in più.

UTILIZZO CAMPI. Canonico col braccino corto anche nell'utilizzo dei campi d'allenamento: Zeman, è risaputo, due volte a settimana opta per la doppia seduta, il Foggia quest'anno ha utilizzato stabilmente gli impianti in sintetico della Figc, ma non sono state rare le volte in cui il presidente ha negato l'ok per lo svolgimento del doppio allenamento. Nell’ottica di un contenimento delle spese che ha indispettito e non poco l’allenatore.

ASPETTI ORGANIZZATIVI. Contrasti anche sugli aspetti squisitamente organizzativi. Per le trasferte più lunghe di stagione, in Sicilia contro Catania, Palermo e Messina il Foggia ha viaggiato sempre in pullman contro il parere di Zeman che avrebbe preferito evitare che la squadra si sottoponesse ad autentici tour de force fra viaggi di andata e ritorno.
Anche in questo caso però Canonico e stato inflessibile, negando la possibilità di trasferirsi in aereo. E poi solo e soltanto un magazziniere al seguito (anziché due) in trasferta, che viaggiava in pullman e non col furgone sociale come normalmente accade dappertutto per predisporre in anticipo un servizio più efficiente alla squadra.

DINAMICHE INTERNE. Per non parlare poi di dinamiche interne allo spogliatoio che il patron spesso e volentieri ha disatteso rispetto ad impegni che pure aveva intrapreso con lo spogliatoio fin da inizio stagione.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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