Costi complessivi per circa 2,7 milioni. E i ricavi?

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I numeri ci dicono che - prima del ritorno di Zeman - il Foggia si è classificato in nona posizione, con Zeman - nella stagione da poco conclusa - in settima posizione. I numeri dicono anche che durante i play off - prima del ritorno di Zeman - il Foggia è stato eliminato dopo il primo turno, con Zeman il Foggia è stato eliminato dopo il secondo turno. I numeri ci dicono ancora che il costo della gestione di squadra e staff nella stagione pre-Zeman è stato di un milione e duecentomila euro, nella stagione di Zeman è stato di 2 milioni e settecentomila euro…più del doppio!!!

Allora, stima incondizionata per ciò che il Maestro ha rappresentato nel calcio italiano e nella gloriosa storia della squadra del Foggia, ma nessuno può dire che non ci aspettassimo di più!! Nessuno può dire che quanto prodotto nel presente è ben lontano da quanto prodotto in alcune indimenticabili stagioni del passato. Noi però vogliamo un Foggia che si affermi nel presente e non possiamo accettare che si guardi all’oggi con le lenti della nostalgia. Si vincono i campionati con fatti e numeri, non con i ricordi! Si vincono i campionati anche scoprendo e forgiando talenti degni di affermarsi nelle serie superiori… ma quest’anno non abbiamo condiviso il piacere di applaudire alcun nuovo ‘Signori’ né alcun nuovo ‘Barone’ o ‘Rambaudi’”.

Musica e parole di Nicola Canonico al punto 6 dell’editto emanato domenica scorsa in risposta alla reazione piccata di Zeman ed alle invettive subite dal patron dalla piazza dopo il divorzio dal boemo e dal ds Pavone.

Punti di vista che possono anche essere condivisibili, ma che qualche inevitabile cono d’ombra finiscono con il portarsi dietro.

I numeri di Canonico lasciano pensare ad una stagione nella quale l’imprenditore barese si sarebbe sottoposto ad un bagno di sangue: 2,7 milioni di budget destinati solo al parco giocatori e allo staff tecnico è tanta roba, non a livello di quanto hanno investito le corazzate del girone Bari, Catanzaro, Palermo ed Avellino. Ma sicuramente fanno del Foggia uno dei club più spendaccioni del girone meridionale. Sarà pure così, ma Canonico sul piatto della bilancia farebbe bene ad inserire anche i ricavi, oltre ai costi sostenuti in una annata che non sarà stata pure in linea con le proprie aspirazioni. Ma che in ogni caso è tutt’altro che da buttar via.

Senza voler fare a tutti i costi i conti in tasca al patron rossonero, è di tutta evidenza che ad oggi il Foggia si sia rivelato un affare. O comunque un investimento mirato e a chilometro zero.

Nel senso che ad una più attenta analisi di tutto ciò che ruota attorno al pianeta rossonero si deduce che uscite ed entrate se non si pareggiano poco ci manca.

E che di conseguenza le valutazioni del presidente meriterebbero una chiave di lettura più a tutto tondo. Il settimo posto finale di quest’anno (sesto virtuale) se raffrontato al nono della passata stagione stona, certo. Soprattutto rispetto alle risorse messe in campo, che si sarebbero assestate sull’1,2 milioni di euro.

Ma nella gestione a tre Felleca-Pintus-Pelusi i ricavi sono stati praticamente risibili, atteso che in piena pandemia le voci incassi al botteghino, campagna-abbonamenti, sponsorizzazioni e raccolta pubblicitaria sono state molto vicine allo zero.

Unica fonte di ricavo è stato il minutaggio riguardante gli under, che ha fruttato alla fine circa 500mila euro di introiti nelle casse sociali del club, che ha anche ricavato attorno ai 200mila euro a titolo di premi di valorizzazione dei giovani in base agli accordi stipulati con le società di appartenenza dei calciatori.

Quest’anno la musica è cambiata, e di parecchio, gli stadi gradualmente sono tornati alla loro effettiva capienza, il Foggia (seppure in ritardo) ha potuto lanciare la propria campagna abbonamenti, la media degli spettatori paganti nel corso della stagione si è assestata attorno alle 4mila presenze.

Inoltre il ritorno di Zeman ha prodotto effetti positivi anche sulle sponsorizzazioni e sulla raccolta pubblicitaria.

Relativo, invece, il contributo del minutaggio, considerato che il club per scelta aziendale ha sposato un’altra politica.

Un po’ di calcoli, allora: 1,2 milioni sono arrivati dagli sponsor, 400mila euro dalla raccolta pubblicitaria, 150 mila euro dal minutaggio.

E poi ancora circa un milione fra abbonamenti ed incassi al botteghino. Fanno 2,7 milioni o giù di lì, né più né meno quanto Nicola Canonico avrebbe messo a disposizione del club per la stagione agonistica che andrà a concludersi il prossimo 30 giugno.

Considerata quella che è stata una gestione particolarmente oculata da parte della proprietà, che nel corso dell’annata non si è mai lasciata apprezzare per particolari slanci di generosità, non si comprende allora il malcontento del numero uno del club rossonero.

Che probabilmente si era fatto altri calcoli, e che in cuor suo sperava con l’avvento del boemo di realizzare plusvalenze tali da permettergli di allungare la sua permanenza a Foggia nel tempo senza metter mano ai cordoni della borsa.

Non è andata come si aspettava, Pavone e Zeman non sono stati il bancomat che il patron avrebbe voluto.

E allora meglio cambiare, visto che nel frattempo anche la convivenza è diventata praticamente impossibile.   

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testatina dillo al direttore WEB

 



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