Nicola Canonico va dritto per la sua strada. E pare disinteressarsi di quello che accade attorno al pianeta-Foggia.
Il patron non se la sente di mollare proprio ora che ha campo libero dopo l’addio del tandem Pavone-Zeman, e vorrebbe dimostrare di essere dirigente illuminato, capace di fare calcio a buoni livelli anche in una piazza prestigiosa come Foggia.
Sempre che glielo consentano di fare.
Ecco perché sembrerebbe dar poco peso agli appetiti che si registrano attorno al club e che pure, per la loro portata, dovrebbero stuzzicare la sua fantasia.
Nell’attesa che la matassa si dipani, oggi intanto si torna in Tribunale. All’orizzonte la deadline del 9 giugno che chissà mai se potrà incidere o meno su un ipotetico cambio di proprietà.
E’ il giorno della prima udienza per il contenzioso in atto tra Nicola Canonico e Maria Assunta Pintus per la cessione del 51% della Corporate Investments Group, detentrice dell’80% del Calcio Foggia.
Inutile attendersi clamorosi colpi di scena che possano mutare gli scenari attuali, il club rossonero resta saldamente nelle mani dell’imprenditore barese. Almeno per il momento. Ma quello odierno comunque è il terzo atto di una querelle che più va avanti più pare dar credito alle ragioni del socio di minoranza. Che resta sempre in speranzosa attesa di essere saldata delle proprie spettanze.
L’attuale presidente, infatti, ad oggi avrebbe versato solo circa 500mila euro alla Pintus, e non vuole saperne di rispettare gli impegni presi all’atto della cessione del club alla luce dell’ingente debitoria della quale non sarebbe stato messo a conoscenza all’atto di acquisto delle quote azionarie.
L’imprenditrice sarda, di converso, pretende l’indennizzo dell’intero ammontare del prezzo pattuito lo scorso giugno, indipendentemente da quella che possa essere la debitoria reale.
Finora il Tribunale ha dato ragione a Maria Assunta Pintus, che a più riprese ha lasciato intendere che nel caso di omesso pagamento sarebbe pronta a riprendere le redini del club rossonero.
Magari spalleggiata da qualche nuovo investitore stuzzicato dall’idea di far leva su un progetto tecnico che nell’ultima stagione è sembrato poter decollare.
Ma oggi nello specifico davanti al giudice del Tribunale di Bari di cosa si discuterà?
“Se gli assegni messi a garanzia dell’operazione di acquisizione delle quote possono essere o meno incassati - ha precisato Canonico qualche giorno fa a chi gli chiedeva lumi sull’iter della controversia -. L’udienza sarà incentrata attorno al blocco di assegni legato all'atto di acquisto del Foggia. In ogni caso il 9 giugno il club non passerà nelle mani della Pintus. Si confonde l'art. 700 con il giudizio ordinario, che di certo non dura qualche mese".
Già, proprio così, ha ragione Canonico, che conosce perfettamente i tempi della giustizia, e che quindi sa che non corre alcun rischio nell’immediato di vedersi sfilare il Foggia sotto il naso.
Ma Maria Assunta Pintus è determinata, e per quanto recentemente i legali delle parti stiano provando a verificare se esistano i presupposti per addivenire ad una intesa, vuole avere partita vinta e sbugiardare chi esattamente un anno fa di questi tempi diceva che l’avrebbe adeguatamente indennizzata per tutto quanto aveva dovuto sopportare durante la gestione congiunta con Roberto Felleca e Davide Pelusi.
Stamane va in onda il terzo atto di un contenzioso che sembra comunque ancora lontano dalle sue battute finali: il giudice concederà una ulteriore proroga sull’incasso delle garanzie prestate a suo tempo, oppure stabilirà che i titoli che ha in mano Pintus possono finalmente essere portati all’incasso?
L’esito odierno dell’udienza evidentemente non chiuderà la partita, ma comunque darà una indicazione di massima sulla direzione che va prendendo la battaglia legale che i due soci hanno ormai intrapreso da diversi mesi.
Come si ricorderà tutto prese le mosse dopo la denuncia di Canonico che avendo riscontrato una esposizione debitoria diversa da quella che gli era stata prospettata in sede d'acquisto aveva deciso di adire le vie legali: “Sono venuto sapendo di una massa debitoria di circa 1,4 milioni. Sto scoprendo una perdita che va ben oltre le aspettative e che si attesta attorno ai 2,7 milioni di euro, circa il doppio di quella che mi fu dipinta”, evidenziò a suo tempo il maggiore azionista del Foggia.
Dopo il primo appuntamento al Tribunale di Bari che ha rigettato il ricorso cautelare, condannando dunque Canonico al pagamento delle restanti rate pattuite, ecco che oggi potrebbe arrivare un’ulteriore spallata a quelle che sono state le ragioni che hanno spinto il numero uno del club rossonero a provare a rilevare il Calcio Foggia 1920 con pochi spiccioli.
E così ad oggi al bastone di comando si ritrova una proprietà che è solo di nome ma non di fatto, e che oltretutto si accredita anche agli occhi dell’opinione pubblica di non essere intenzionata a passare la mano.
Se non a fronte di una proposta irrinunciabile, promettendo di non al tempo stesso di non speculare sulla vendita.
Cose all’italiana...
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