Zeman è già il passato. Ingombrante quanto si vuole, ma comunque passato. Pare che possa tornare a Pescara, in riva all’Adriatico c’è un foggiano che lo attende a braccia aperte, Daniele Delli Carri sta facendo carte false per convincere il presidente Sebastiani a ripotarlo in biancazzurro.
A Foggia il presente si chiama Roberto Boscaglia, è il 54enne tecnico gelese il prescelto per non far rimpiangere il boemo. L’ha voluto patron Canonico, che a conclusione del casting condotto in prima persona, fra gli outsider Caneo, Braglia, Colombo e Marino ha virato sul profilo che, dal suo personale punto di vista, considera più idoneo per una piazza ed un ambiente che ora si aspettano una stagione di vertice.
Pesante l’eredità che lascia il boemo, Boscaglia sa di non poter sbagliare dopo la parentesi negativa di Palermo, non sarà semplice far dimenticare il Maestro. Che passa la mano sapendo di aver fatto per intero, e forse oltre, il proprio dovere.
Ma chi è per davvero Roberto Boscaglia oltre la lavagna, il campo e gli schemi? Come il suo predecessore, il tecnico di Gela ama il mare: “Per me è l’infinito, è la mia casa, è la mia origine. Da bambino abitavamo sul lungomare, e quando ero all’Akragas, stavo a Porto Empedocle. Poi, mi sono spostato ad Alcamo Marina. Voglio che il mio balcone sia davanti al mare. Voglio affacciarmi, sentirlo e toccarlo. Ho notato la differenza tra quelli che vivono sul mare e quelli che, purtroppo, sono costretti a farne a meno. Sarà banale ricordarlo: noi siamo più accoglienti, più aperti e abituati al confronto. Non conosco la diffidenza. Trovo sempre il bene”, una delle poche riflessioni extracalcistiche che il neo-allenatore del Foggia si è concesso quando nella sua Sicilia coltivava un sogno. Erano i tempi del Trapani. E di una favola a lieto fine, con una promozione in B indimenticabile. In una città di mare. Charles Baudelaire, uno che non si sa quanto capisse di calcio, ma che capiva di vita, osservava: “Il mare se sei libero ti sarà sempre caro”. Boscaglia a Foggia non troverà il mare, ma non ci metterà molto a scoprire le bellezze del Gargano.
Per uno come lui che è sempre attento al sociale, sarà una piacevolissima sorpresa: “Ho lavorato per anni in una casa famiglia, a contatto con la sofferenza, e questo aiuta il lato psicologico della preparazione. Mi piace insegnare ed educare. È una componente essenziale del mio ruolo. È necessario entrare nella mente del calciatore, per abituarlo alla professionalità, all’importanza del dovere. Ho sostenuto un corso impegnativo per diventare operatore sociale”, confessò qualche tempo fa a chi cercava di studiarne più da vicino il personaggio -. Se non fossi diventato allenatore, avrei fatto lo psicologo o lo psichiatra. In casa famiglia, ho visto scene che non dimenticherò mai. Ho parlato con persone che avevano tentato il suicidio. Sono pieno di difetti ma conservo un pregio: so ascoltare”.
Ecco, metterci l’orecchio nella sua prossima avventura in rossonero potrebbe rivelarsi un vantaggio. In particolare per un tecnico che soprattutto nei primi temi dovrà confrontarsi con una icona come Zeman. Poi, certo, ci sono la tattica, la professionalità, la bravura e il rigore: qualità che Boscaglia ha dimostrato di possedere.
Nel calcio giocato, invece, il neo-allenatore rossonero non è riuscito a far breccia, ha militato per quasi tutta la sua carriera nel Terranova Gela, prima di appendere gli scarpini al chiodo dopo un’annata con l’Enna. Diverso, invece, il percorso da allenatore, che è quello che gli sta regalando le maggiori soddisfazioni. Dopo aver iniziato con la Berretti del Gela, si è affermato nei club dilettantistici (Akragas, Alcamo e Nissa). E’ poi riuscito ad affacciarsi tra i professionisti con il Trapani, venendo ripescato nella 2^ Divisione dell’allora Lega Pro. Con i siciliani ha compiuto un cammino significativo, che lo ha condotto fino alla Serie B. Sono seguite le esperienze sulle panchine di Brescia e Novara, prima che nel ‘18 tapprodi a Chiavari con l’Entella, club al quale ha regalato un’altra promozione in cadetteria.
Lo stile di gioco delle squadre di Boscaglia si basa su un palleggio senza particolari forzature, ed è incentrato maggiormente sull’efficacia rispetto alla spettacolarità. L’esatta antitesi di Zeman, dunque. E questo probabilmente spiega anche la scelta finale di Canonico.
Fondamentali per il tecnico siciliano risultano gli inserimenti senza palla dei centrocampisti, che devono provare a sfruttare i traversoni in arrivo dalle corsie esterne. Per quanto riguarda la transizione negativa, invece, la squadra deve essere invece sempre pronta a chiudere gli spazi e a non concedere soluzioni agli avversari.
Predilige il 4-2-3-1 Boscaglia, modulo che rispetto alle caratteristiche dei calciatori che attualmente si ritrova in organico lo costringerà a scelte mirate. A Trapani ha vinto con la forza del gruppo. E delle individualità: c’erano Madonia e Gambino, oltre a capitan Filippi (ex rossonero, e poi suo secondo) e al rigorista Barraco. Mixate all’esperienza di un certo Giacomo Tedesco facevano la differenza.
A Foggia troverà uno zoccolo duro dal quale ripartire. Le scommesse non lo spaventano, è uomo di mare che, in caso di tempesta, sa come ci si comporta. Dovrà semmai tenere a bada il suo Presidente e assecondarne i desiderata: dovrà soprattutto far meglio di Zeman.
Viceversa il suo destino sarà inesorabilmente segnato.
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