Matteo Lauriola ed il suo mercato di riparazione sono già un lontano ricordo. Soppiantati dal rientro in cabina di regia di patron Nicola Canonico. Che, dopo l’addio frettoloso del dirigente artefice della normalizzazione, ha virato su Piergiuseppe Sapio. Non è escluso perché abbia altre idee per la testa. Fosse rimasto il ds sipontino in sella, probabilmente dalla finestra di gennaio sarebbe venuto fuori un Foggia bello e pronto non solo a dare la scalata al quarto posto, ma probabilmente anche in grado di recitare il ruolo di terzo incomodo nella lotta alla promozione.
Così invece si torna indietro di qualche mese, agli inizi di stagione assai stentati che hanno rischiato di compromettere da subito la stagione. E non tanto perché chi è subentrato a Lauriola non sia capace (di questo giovane 31enne giunto inizialmente a Foggia per occuparsi in totale autonomia ed autogestione del settore giovanile si parla come di un ragazzo dalle spiccate capacità ma dalla limitata esperienza), quanto perché con ogni probabilità dovrà sottostare ai desiderata della proprietà. Che anche in un recente passato non ha mai nascosto di volersi cimentare in prima linea, intavolando personalmente le trattative di mercato. La sensazione è che qualcosa di molto simile accadrà anche a breve, quando sarà il momento si sedersi attorno ad un tavolo e mettere a punto la strategia che poi orienterà le scelte.
Lauriola prima di arrivare alla rottura con Canonico per via di quelle dimissioni irrevocabili che al presidente proprio non sono andate giù, aveva già concordato la linea da intraprendere: il potenziamento dell’organico sarebbe passato attraverso una rivisitazione a tutto tondo della rosa, che avrebbe dovuto prevedere l’inserimento di non meno di 4-5 puntelli, e la contemporanea uscita di altrettanti elementi in esubero.
Nell’ipotesi che il sistema di gioco fosse rimasto il 3-5-2, sarebbero arrivati non meno di due difensori centrali, un paio di centrocampisti ed un attaccante da doppia cifra. Da affiancare a Vuthaj, ritenuto da Lauriola imprescindibile nell’ingranaggio di Gallo. L’idea di fondo era quella di puntellare la difesa e completare la batteria dei centrali, inserire un paio di pedine in mezzo al campo con caratteristiche al momento assenti in organico (giocatori di gamba abili nell’uno contro uno e che vedono anche la porta) ed una prima punta di provata esperienza. Sarebbero stati necessari investimenti, evidentemente. Anche se Lauriola facendo leva soprattutto sugli ottimi rapporti col collega Giuntoli del Napoli, era convinto di poter arrivare a giocatori anche di B senza particolari esborsi, e finalizzati alla crescita della cifra tecnica della squadra.
Anche la lista dei partenti era già pronta: con la valigia pronta i vari Papazov, Peschetola, Odjer, Ogunseye, Di Noia, Schenetti e Iacoponi, giocatori che per un motivo o per un altro non hanno convinto. Azzerata l’ipotesi che Gallo in primis avrebbe accolto con tutti i favori del caso, anche perché condivisa a tutto tondo con lo stesso Lauriola, resta percorribile la soluzione B. Che non è ancora ben chiaro a cosa possa portare sul piano pratico anche perché continua a presentare diversi lati oscuri. Canonico su quello che potrà portare in dote il prossimo mese di gennaio è stato molto esplicito: “Dovremo sfoltire innanzitutto, e poi provvederemo anche a qualche innesto”.
Il che lascia presupporre che l’imprenditore di Palo del Colle intenda verosimilmente ridurre il monte-ingaggi e possibilmente tagliare qualcuno dei contratti onerosi (biennali e triennali) sottoscritti la scorsa estate.
Il dg Milillo, però, lunedì scorso ha indirettamente contraddetto il suo presidente, affermando viceversa che il Foggia sarà vigile sul mercato e che si farà il possibile per tentare da subito la scalata alla B. Chi mente dei due? Probabilmente nessuno dei due, nel senso che non è da escludere che non ci sia stato raccordo, e che quindi si tratti solo di un difetto di comunicazione.
Il messaggio che però passa è che il Foggia vuole essere ambizioso fino in fondo. Ed allora ecco che sarà il caso di mettersi d’accordo sul da farsi.
Che all’appello manchi qualcosa e che occorra qualche correttivo ad una squadra che così com’è appare monca, è evidente. Almeno un giocatore per reparto si rende indispensabile per soddisfare anche le richieste di Gallo, che per il momento di mercato non vuol sentir parlare, ma che è chiaro che attenda rinforzi. In tal senso il ruolo del neo-ds Sapio appare fin da subito assai delicato. Potrà interagire liberamente con la sfera tecnica e confrontarsi su quelli che potrebbero essere i possibili obiettivi, oppure sarà Canonico a gestire in prima persona questa delicata fase della stagione dalla quale poi dipenderanno inevitabilmente i destini del Foggia? E’ l’interrogativo che accompagnerà la riapertura del mercato, che da queste parti con ogni probabilità entrerà nella sua fase viva solo nella seconda decade di gennaio, visto anche il ritardo accumulato.
Una cosa però, fin da ora, è certa: serviranno giocatori veri. Non figurine.
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