Sarà bello ritrovarsi 25 anni dopo. Oggi David Di Michele ha 46 anni, da poco meno di due mesi è sulla panchina della Turris (dove ha sostituito un altro ex rossonero, Pasquale Padalino), e non è più quel ragazzino esuberante che nel ‘96 con la frivolezza dei suoi 20 anni sbarcava a Foggia per spaccare il mondo. Arrivava dalla Lodigiani, lo aveva scovato prima di tutti (come sempre) l’occhio clinico di Peppino Pavone. Che nella sua città di adozione stava provando a ricostruire il Foggia dalle ceneri di Zemanlandia, ripartendo dalla B.
Assieme al folletto dalle repentine accelerazioni che mettevano in subbuglio le difese avversarie, in quel biennio di rifondazione arrivavano altri illustri sconosciuti in rampa di lancio: Chianese, Tedesco, Zanchetta, Roma e Franceschini, tanto per citarne qualcuno. Tutti poi destinati a prendere il volo verso altri lidi, e a frequentare stabilmente la serie A.
Di quella nidiata della quale facevano parte anche i foggiani Bianco e Colucci, Di Michele è quello che è arrivato più lontano di tutti. Fino alla nazionale di Marcello Lippi, con la cui maglia azzurra ha esordito a 29 anni (6 presenze complessive in azzurro). In Puglia, invece, con la maglia del Foggia 68 gettoni in un biennio e 13 reti, tutte in B. Lodigiani, Foggia, Salernitana, Udinese, Reggina, Udinese, Palermo, Torino, West Ham, Torino, Lecce, Chievo, Reggina, Lupa Roma: 23 anni di professionismo, 190 gol, decine di maglie diverse, con qualche sporadico ritorno. Re David è riuscito quasi sempre nell’impresa di lasciare un grande ricordo nei club dove è transitato. Diventando spesso capitano, simbolo e trascinatore.
Dopo Foggia approda a Salerno dove resterà per tre stagioni. Sembrava pronto a vestire nerazzurro, ma quando mancava solo la firma, ecco l’inspiegabile ripensamento, con la Salernitana che decise di non venderlo. La cessione sarà comunque questione di tempo, con la famiglia Pozzo che lo porterà a Udine pochi mesi più tardi sborsando addirittura 24 miliardi di lire. In Friuli e in A però non riuscirà ad incidere, e così viene girato in prestito alla Reggina. In Calabria per lui due ottime stagioni, culminate con altrettante salvezze meritate, in cui dimostrerà di essere pronto per la Serie A. Tornerà quindi a Udine, per scrivere una delle pagine più importanti della storia del club friulano.
Nella stagione ‘04-05 con in panchina Luciano Spalletti, e al fianco di Di Natale e Iaquinta va a formare il tridente perfetto. Risultato? L’Udinese vola e raggiunge incredibilmente un quarto posto che significa Champion’s. Di Michele, che si laurea capocannoniere con 15 centri in campionato, a quel punto sarebe pronto a coronare il suo sogno e a tornare nella città in cui è nato: Roma (anche se è nato a Guidonia). E invece ecco che la seconda grande occasione non si concretizzerà, stavolta per colpa del litigio di Spalletti, approdato nel frattempo nella capitale, con la famiglia Pozzo. Re David resisterà così per un altro anno all’Udinese, passata nel frattempo nelle mani di Serse Cosmi, prima del trasferimento a Palermo dove esordirà in Coppa Uefa.
Sarà poi la volta del Torino. E di qui passerà al West Ham. In Premier Di Michele si presenterà alla grande, con una doppietta centrata nel giorno dell’esordio di Gianfranco Zola sulla panchina hammers, ma nonostante l’inizio scoppiettante non sarà mai continuo, e così farà ritorno al Toro. È il ‘09, e appianate le divergenze con il presidente Cairo che non lo aveva voluto cedere alla Roma, diventerà addirittura capitano dei granata.
Ma è destino che Di Michele il giramondo non resista troppo con la stessa maglia, valigie pronte, si torna al sud, questa volta nel tacco dello stivale. Arriva infatti la chiamata di un ambizioso Lecce pronto alla massima serie: qui il numero 17 resterà per altri tre anni. Nella prima stagione contribuisce alla promozione della squadra di De Canio vincendo il campionato cadetto. Nella stagione successiva centra la salvezza trovando 8 reti fondamentali. Poi nell’estate ‘11 con il cambio al vertice societario arriva Eusebio Di Francesco. L’inizio è devastante, con appena 8 punti conquistati in tre mesi, poi l’arrivo di Cosmi regala una speranza. Di Michele trova 11 centri, Cuadrado fa esplodere tutto il suo talento e la squadra risale la classifica arrendendosi solo all’ultima giornata contro il Chievo Verona. Il Lecce retrocede, chiudendo al terzultimo posto per colpa del fatal inizio.
Per David è tempo di cambiare nuovamente, approda al Chievo: la parentesi veronese però durerà davvero poco, la chiamata della Reggina lo riporta in Calabria. Dove, nonostante la retrocessione in Lega Pro, decide di restare per provare a riportare la sua squadra in B. Sembra che Reggio possa essere l’ultima tappa della sua carriera, ma la crisi societaria lo spingerà alla rescissione. Si trasferisce quindi alla Lupa Roma, per un romantico ritorno alle origini.
La sua carriera da allenatore inizierà proprio da qui, prima del passaggio alle giovanili del Frosinone. Ora la chiamata della Turris. Millenovecentosettantasei giorni dopo la parentesi con la Lupa è tornato su una panchina di Serie C. E domenica sarà tempo di amarcord per quel ragazzo che con la sua folta chioma al vento fece impazzire i tifosi fin dalle prime apparizioni in rossonero. Il Foggia e Foggia gli sono rimaste nel cuore. Lo ha ribadito proprio recentemente: “Una città che non potrò mai dimenticare e che mi ha lanciato nel grande calcio. Di questo ne sono davvero orgoglioso, ho fatto parte di tanti ricordi. A Foggia ho passato anni bellissimi dal 1996 al 1998. Avevo 20 anni, mi sembra una vita fa ma fu la mia primissima esperienza in B. Cominciava lì la mia carriera calcistica”.
Chissà se domenica prima di entrare in campo David Di Michele guarderà a quella maglia con un pizzico di nostalgia. E si lascerà cogliere dall’emozione. Venticinque anni dopo.
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