Foggia, l’ultima manita non deve illudere. La rosa a disposizione va adeguatamente puntellata a gennaio

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La manita non inganni. Fosse finita anche con un punteggio più largo a Latina, la sostanza non sarebbe cambiata: il Foggia resta la bella incompiuta di inizio stagione, ed anche se Gallo strada facendo l’ha riportata sulla retta via, si tratta sempre di una squadra incompleta. Che è stata assemblata male la scorsa estate, e che se vorrà realmente puntare alla quarta piazza si dovrà rifare il lifting al mercato di riparazione.

Patron Nicola Canonico non si faccia illusioni ed assecondi le richieste del suo allenatore, che dopo aver ripreso letteralmente per i capelli una stagione che fin da settembre pareva irrimediabilmente compromessa intende ora completare l’opera nel migliore dei modi chiudendo nei quartieri nobili della classifica. Impresa a questo punto alla portata, a patto e condizione però che l’intelaiatura-base venga confermata. E che alla corte di Gallo arrivino rinforzi veri.

In tal senso all’ultima esibizione di campionato prima della sosta natalizia deve essere dato il giusto valore: si è trattato di una prestazione che sotto certi versi ha sorpreso per la facilità con cui Petermann e soci hanno chiuso i conti dopo poco più di mezz’ora, il Latina si è completamente consegnato al Foggia, senza mai dare l’impressione nell’arco dei 90’ di poter impensierire una formazione sempre in totale controllo del match.

Tutta un’altra gara (ed un altro avversario) rispetto a quella dell’andata, quando viceversa erano stati i pontini a tenere in mano il pallino del gioco e a disporre a proprio piacimento dei rossoneri.

Cosa è cambiato un girone dopo? Innanzitutto il “manico”, perché adesso in panchina c’è un allenatore di valore. E poi gli interpreti, che nella stragrande maggioranza dei casi sono quasi tutti gli stessi, anche se rimessi a nuovo e finalmente in grado di esprimersi secondo quelle che sono le proprie caratteristiche. La squadra è cresciuta esponenzialmente sul piano fisico, non è più balbettante e in debito di ossigeno, ora corre per 90’ e passa, e spesso più e meglio dell’avversario.

La metamorfosi, insomma, si è completata, ma adesso guai a credere che dal giro di boa in poi sarà un crescendo automatico.

L’errore più grande che in questo frangente si può compiere dalle parti di via Gramsci è quello infatti di pensare che Gallo con la sua bacchetta magica abbia colmato le lacune che nel corso del girone d’andata sono balzate agli occhi in maniera palese, e rispetto alle quali occorrerà trovare gli adeguati correttivi. Il tecnico rossonero sa perfettamente che a gennaio comincia un altro campionato, e che per essere competitivi per le prime mpiazze servirà rinforzare gli ormeggi. Soprattutto lì dove sono emerse le falle.

Al Foggia che strada facendo ha scoperto che i suoi uomini di maggior talento come Peralta e Schenetti possono continuare a fare comodo perché finalmente si sono calati nel progetto tattico messo in campo dal loro allenatore, serve scremare una rosa che presenta più di qualche elemento in esubero. E inserire qualche tassello di spessore che dia sostanza ad un organico che, restasse così com’è, è da sesto-settimo posto finale. Non oltre.

La lacuna più urgente da comare, evidentemente, è quella della prima punta, atteso che l’albanese Vuthaj è andato via via scomparendo dai radar rossoneri, di fatto dando così ragione a quantoi sostenevano che le caterve di gol realizzati in D non potessero essere replicabili anche in C.

Vuthaj è destinato a salutare, ed il suo posto dovrà essere preso da un centravanti vero che nella seconda parte della stagione sia in grado di arrivare in doppia cifra. Chi non si muove, invece, alla fine dovrebbe essere Ogunseye, che nell’ultimo scorcio di stagione ha riguadagnato posizioni nella hit di gradimento, e che quindi resterà al suo posto assieme a Tonin, che quando è stato chiamato in causa tutto sommato non ha demeritato.

E’ poi in mezzo al campo che il Foggia dovrà rifarsi il look con almeno uno-due elementi che vadano a completare il reparto e mettano nella condizione Gallo di avere a disposizione un ventaglio maggiore di soluzioni.

Il restyling non potrà non riguardare anche la difesa: quì ci sono diversi elementi in uscita (Malomo, Papazov e forse Markic), servirà quindi reperire sul mercato almeno un altro difensore centrale che si faccia valere soprattutto nel gioco aereo, ma anche fra i pali sarebbe il caso di intervenire atteso che Raccichini è in uscita e che nè Nobile nè tanto meno Dalmasso hanno pienamente convinto.

Avrà un bel da fare, dunque, il neo ds Sapio, al quale non è ancora ben chiaro cosa chiederà Canonico. Soprattutto dopo il pari con la prima della classe Catanzaro ed il doppio exploit in trasferta prima della sosta che ha proiettato il Foggia al sesto posto.

Servirà essere lucidi e non farsi abbagliare dagli ultimi risultati. Che non brillano tutti di luce propria.
Come la manita di Latina, che lascia il tempo che trova. E che all’atto pratico, si spera, non si riveli controproducente.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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