Il mondo del calcio piange Pelè, scomparso all’età di 82 anni dopo una lunga malattia. La notizia delle gravi condizioni di salute di O’Rey era già rimbalzata sulle cronache sportive durante i Mondiali in Qatar, poi il 29 dicembre scorso è arrivato l’annuncio del decesso, che ha gettato tifosi e appassionati nella più profonda tristezza.
Pelè era un atleta straordinario, una persona molto stimata e ricordata con piacere da quanti l’hanno conosciuto. Tra questi c’è Ferdinando De Matthaeis, originario di Alberona, ex giocatore e allenatore del Lucera Calcio, che da anni vive negli Stati Uniti dove attualmente fa l’osservatore dedicandosi al calcio giovanile, oltre a essere direttore generale di Altitude Rush Academy, un centro sportivo attivo in Florida che si propone di formare i giovani calciatori.
De Matthaeis conobbe Pelè nell’81 quando, per circostanze fortuite della vita favorite dalla voglia di mettersi in gioco e dalla forte passione per il calcio, si ritrovò da giocatore del Lucera - allora presieduto da Franco Apollo - a essere tesserato nei New York Cosmos. Qui Pelè aveva trasferito il suo talento e la sua classe alcuni anni prima, insieme a tante altre stelle che resero i Cosmos una delle squadre più forti del mondo. Quando De Matthaeis cominciò a giocarci il fenomeno brasiliano aveva ormai 40 anni ed era ambasciatore del club.
L’ex tecnico del Lucera racconta a l’Attacco: “Nell’aprile del 1981 ebbi un primo approccio con la società americana, quindi nel mese di luglio mi trasferii definitivamente negli States. Arrivato quasi a fine campionato, in quanto lì i tempi della stagione calcistica erano diversi dai nostri, ci trovammo a giocare la finale contro il Chicago a Toronto. Fu un’esperienza unica e straordinaria, mi ritrovai in una realtà completamente diversa da quella italiana, c’erano giocatori con molta più esperienza di me e mi sono dovuto inserire un po’ alla volta. Giorgio Chinaglia mi faceva da interprete e proprio in occasione della finale in Canada ebbi modo di conoscere Pelè”.
L’atmosfera era quella delle grandi occasioni, delle premiazioni che si svolgono nell’ambito di una serata di gala, Pelè arrivò e cominciò a salutare tutti. “Era il mio idolo, solo a vederlo mi tremarono le gambe – confessa De Matthaeis –, poi mi si avvicinò e mi disse: ‘Tu sei il ragazzo italiano che abbiamo preso, no?’. Rimasi senza parole e lui con un sorriso mi invitò a rimanere tranquillo”.
“Era ambasciatore dei Cosmos – continua De Matthaeis –, all’epoca aveva già chiuso la carriera, però ogni tanto lo richiamavano a partecipare ad eventi particolari e partite di beneficienza, nonostante i suoi 40 anni attirava sempre tantissimo pubblico. Io ebbi l’opportunità di giocare con lui durante quelle partite, abbiamo condiviso anche lo spogliatoio nella fase di preparazione alle gare, ricordo che c’erano anche Carlos Alberto e tanti altri giocatori che hanno fatto la storia del calcio mondiale. Era una persona molto umile Pelè, buona, mi dava consigli in campo ed era sempre disponibile con tutti”.
Ricordi che hanno il sapore di un sogno bellissimo che oggi diventa ancora più prezioso. “Ha lasciato un segno forte e indelebile della sua grandezza – conclude De Matthaeis –, secondo il mio parere Pelè rimane il migliore calciatore del mondo di tutti i tempi. Vederlo all’opera era qualcosa di meraviglioso, aveva caratteristiche uniche, poteva occupare qualsiasi ruolo in campo, anche se si piazzava in porta era difficile fargli gol. L’ultima volta che ci siamo visti è stato sei anni fa ad un convegno di allenatori a Philadelphia, fece una breve conferenza e bevemmo qualcosa insieme. I Cosmos adesso non sono più quelli di una volta, ma sono felice di aver fatto parte di quella formazione stellare che è rimasta leggenda. Come l’unico, inimitabile Pelè”.
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