Giocatori che chiedono di andare via, mercato che non decolla nella direzione che gradirebbe, primi (inevitabili) screzi con la proprietà.
C’è tutto questo e molto altro ancora nel post-Francavilla di Fabio Gallo. Che un avvio così in salita nel nuovo anno non se lo aspettava proprio, e che adesso probabilmente comincia ad avvertire la pressione dell’ambiente. Che non è più disposto a tollerare figuracce come le due ultime di campionato che hanno fatto ritornare indietro con la mente a qualche mese fa. Cancellando in un batter d’occhio i due successi esterni di Torre del Greco e Latina che parevano potessero diventare lo spartiacque della stagione rossonera.
Il Foggia è in affanno, gli ultimi 180’ hanno riportato a galla le vecchie magagne di un organico che in estate è stato pensato male e costruito peggio. Che pure con l’avvento di Gallo in panchina aveva avuto un moto d’orgoglio che gli aveva consentito di ritrovarsi e di inserirsi stabilmente nei quartieri alti della classifica. Ma che nella migliore delle ipotesi potrà risalire qualche posizione in classifica per centrare un piazzamento playoff che però risulterà fine a sé stesso. Perché la consistenza del gruppo è ormai acclarata, ed il mercato di riparazione non porterà significativi aggiustamenti.
Fabio Gallo tutto questo ora comincia ad averlo ben chiaro, sa che la Coppa Italia diventa l’ultimo appiglio al quale aggrapparsi per raddrizzare una stagione che viceversa si avvierebbe stancamente all’epilogo senza particolari sussulti. Ed è giustamente inviperito. Chi lo conosce bene, dice di non averlo mai visto così arrabbiato da quando è a Foggia: non gli è andata giù l’ultima sconfitta per il modo in cui è arrivata, ma più in generale è il contesto che lo lascia assai perplesso.
Facile immaginare che in questo frangente rimpianga il suo primissimo periodo trascorso in sella al Foggia, quando con l’allora ds Matteo Lauriola era riuscito ad alzare una cortina impenetrabile col resto dell’ambiente: tutto filava liscio come l’olio in quel periodo, la squadra lo seguiva senza distrazioni, si era creata un’alchimia magica che presto avrebbe consentito al Foggia di risalire rapidamente la china.
Ultimamente, invece, il clima che regna attorno al gruppo non è più dei migliori, si percepisce una latente insoddisfazione che ha molteplici ragioni. A rumoreggiare c’è in primis il partito degli scontenti, che fino a ieri è rimasto silente in attesa degli eventi, e che adesso con la riapertura del mercato vorrebbe dare libero sfogo alle proprie legittime aspettative.
Il Foggia non tratterrà nessuno, chi si chiamerà out cambierà aria, anche ieri il ds Sapio lo ha ribadito a chiare lettere. Sarà così perché al club da un lato conviene alleggerire il monte-ingaggi, e dall’altro movimentare il mercato potrebbe voler dire anche monetizzare. Come è già avvenuto nel caso di D’Ursi, finito al Crotone via Napoli. E’ una situazione che finisce inevitabilmente con il preoccupare Gallo, che si è speso tanto in questi mesi per ritrovare il bandolo della matassa, e che ha timore adesso di veder vanificato tutto il suo lavoro.
D’accordo per Raccichini, Papazov e Markic che sono ormai lontani dal progetto, ma con la valigia pronta potrebbero ritrovarsi anche Odjer, Nicolao e Vuthaj. Senza dimenticare che Garattoni e Di Pasquale fanno gola anche a qualche club di B e che non è escluso, quindi, che chiedano di andare via.
E proprio il mercato è l’altro argomento che tiene in ansia il tecnico di Bollate. Che teme di non avere voce in capitolo su alcune scelte ed alcuni profili che, arrivassero, gli faciliterebbero il compito in questo girone di ritorno.
Finora sono arrivati giocatori che non collimano perfettamente con la sua idea di calcio, Kontek, Rutjens e Beretta sono usciti dal cilindro magico di patron Canonico, che con il neo-ds Sapio è il regista di questo mercato suppletivo che ad oggi per il Foggia resta tutto da decifrare.
Dell’attaccante predatore dell’area di rigore e del centrocampista che salta l’uomo e che sa puntare a rete finora nemmeno l’ombra, potrebbero essere i due giocatori in grado di sparigliare le carte e rilanciare le ambizioni rossonere anche in ottica quarto posto. E questo finisce con l’accrescere le preoccupazioni dell’allenatore del Foggia, che sabato sera ha dovuto sorbirsi anche i rimbrotti della proprietà, che sperava evidentemente in un diverso andamento delle sfide con AZ Picerno e V. Francavilla, e che con l’attuale nono posto in classifica vede complicati i piani.
Quello del rapporto (incrinato?) con il presidente è un altro tarlo che rode Gallo. La coesistenza con Canonico, è risaputo, non è delle più semplici. Ed è facile immaginare che in un frangente come questo, in cui i risultati tardano ad arrivare, diventi ancora più complicato restare sulla stessa lunghezza d’onda del patron. Il tecnico del Foggia che prima aveva in Lauriola un fondamentale sostegno, adesso si ritrova a dover fronteggiare in solitudine le bizzarrie del suo presidente.
Che magari, beato lui, è sempre convinto di aver assemblato una rosa di primissima scelta e di poter, con qualche correttivo, ancora dare la scalata alla serie B. D’altro canto se solo qualche tempo fa il dg Milillo, fra il primo e il secondo tempo del match con la capolista Catanzaro, davanti ai microfoni Rai si avventurò in previsioni oltremodo azzardate c’è da scommettere che tutto l’entourage del Foggia creda davvero nella possibilità di dare la scalata alla promozione. Una chimera. Lontana anni luce dalla realtà.
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