L’episodio gravissimo che lo ha spinto a gettare la spugna resta un mistero (ma fino ad un certo punto...) e chissà mai se verrà a galla. Ma le mille ragioni ed i perché alla base delle sue dimissioni restano lì a rendergli giustizia. Fabio Gallo il giorno dopo le esternazioni di patron Nicola Canonico che lo hanno ferito nel profondo, ha replicato punto per punto a quelle che sono state le accuse del suo ormai ex presidente. Lo ha fatto però con garbo e con le buone maniere, quelle stesse che hanno punteggiato i suoi cinque mesi di permanenza alla guida del Foggia. Riflessioni forti, che smontano il castello accusatorio della proprietà, e che restituiscono l’immagine di un uomo, prima ancora che di un allenatore, che soprattutto nell’ultimo mese, è rimasto solo con i suoi pensieri. E con le pressioni di chi ha provocato in tutti i modi a soggiogarlo.
Gallo nell’ora in cui ieri ha deciso di vuotare il sacco non ha mai utilizzato il termine “mobbizzato”, ma a margine di quelli che sono stati i suoi racconti e le sue rivelazioni non ci vuole molto a capire che non è stato messo nelle condizioni di svolgere al meglio il suo ruolo, per vie delle vessazioni e delle pesanti pressioni psicologiche che ha dovuto subire e fronteggiare: “E’ vero da qualche tempo non ero più io e più di qualcuno lo aveva anche notato, ma ciò che ho dovuto subìre sulla mia pelle alla lunga mi ha sfibrato”, ha confidato il 52enne allenatore di Bollate che, non senza commozione, ha fatto chiarezza sulle motivazioni che lo hanno indotto a dire basta: “I miei genitori mi hanno insegnato la correttezza” - ha introdotto così il suo appassionato intervento Gallo -, e questa mia conferenza sarà all’insegna della correttezza, per cui non offenderò nessuno“.
Quindi è andato subito al cuore del problema, la questione rinnovo del contratto, che secondo Canonico è stato l’elemento scatenante del suo abbandono: “Non mi sono dimesso per quello - ha precisato il tecnico - . La famosa clausola di cui si parla esiste ed è una proposta di circa 65 mila euro datata 5 ottobre. Ma prima della partita con il Latina sono venuto a sapere che quell’accordo non era stato depositato, e non certo per mia negligenza. Poi ho saputo che sarebbe stato depositato a fine stagione. Quella clausola prevedeva premi se fossimo arrivati al quinto posto per me e la squadra. Mi è stato chiesto di rinnovare il contratto, non avevo bisogno di premi, sarebbe stata a discrezione di Canonico la gratificazione per il lavoro svolto”.
Lo staff tecnico, il suo staff, resta al suo posto, perché così ha voluto Gallo: “Ai miei collaboratori ho detto di continuare a lavorare - dice - e d’intesa con il sottoscritto resteranno a Foggia”. Quindi a ruota altre due doverose rettifiche: “Fabio Gallo è l’unico allenatore che il signor Canonico non ha scelto, quì mi ha voluto il ds Lauriola, preciso anche che in carriera ad oggi ho subito soltanto un esonero a Potenza”.
Quanto poi ai cinesini in Azerbaijgian chiamati in ballo dal patron in segno di scherno, Gallo ha chiarito: “Sono andato lì a fare il collaboratore di De Biasi, un grande allenatore, e i cinesini li ho messi con dignità. Ieri non ho salutato la squadra, ma l’ho fatto stamattina com’era doveroso che facessi il giorno dopo la mia decisione. Non sto scappando via. Lascio semplicemente perché non ci sono i presupposti per dare il meglio”.
Le continue ed inopportune ingerenze della proprietà hanno finito col rendere tesi i rapporti: “Domenica scorsa ricevo un messaggio da Canonico circa la formazione che scende in campo, e mi dice speriamo che non accada quello che è successo a Francavilla. Gli rispondo che il mister sono io e che mi assumo tutte le responsabilità del caso. Venerdì dopo il rientro da Alessandria mi fermo fino alle 16 allo stadio per studiare la Juve Stabia. Vado via e ricevo una telefonata da Sapio e Milillo che mi convocano per delle comunicazioni: in pratica mi vengono contestate delle scelte e mi avvertono che mi avrebbe chiamato il Presidente. Ci siamo sentiti l’indomani mattina, il confronto è stato serrato ed ho ribadito che il tecnico sono sempre e soltanto io. Prima della gara di Pescara il mio agente mi chiama e mi riferisce che il Foggia avrebbe contattato un dirigente del nord per un altro allenatore perchè potrei anche essere esonerato in caso di sconfitta. Da quella partita in poi sono stato sempre a rischio. Sono arrivato qui a testa bassa con un contratto ridicolo ma la voglia di allenare il Foggia era tanta che avrei accettato qualsiasi somma. La situazione era drammatica, la classifica di adesso parla chiaro. I punti sono frutto del lavoro della squadra. Questa Società così blasonata senza un progetto valido non va da nessuna parte, ripeto quì non si può vivacchiare. Le scelte, alla fine, le ho sempre fatte io: prima di Monopoli sono stato contattato dal figlio di Canonico perchè il padre in quel frangente era out, e mi suggerisce di far giocare un portiere under per fare minutaggio. Il direttore Lauriola che era già al corrente di queste cose ha tratto poi le sue conclusioni. Non sto scappando, ma sentire più volte da Sapio che riferisce al mio agente che anche in caso di sconfitta ad Andria sabato prossimo sarei andato via e non avvertendo più la fiducia della Società ho deciso di togliere il disturbo”.
“Ogni giorno una goccia che continua a bucare da ottobre scorso”, una istantanea che sintetizza mirabilmente quella che è stata la permanenza di Gallo a Foggia con Canonico al fianco.
Ora che è finita, per il tecnico di Bollate facile immaginare che si tratti di una vera e propria liberazione.
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