Il Foggia è ai playoff. Nonostante tutto. E quantunque le bizzarrie e le marachelle di patron Nicola Canonico abbiano rischiato a più riprese di compromettere tutto con largo anticipo. Per la terza stagione di fila i rossoneri prenderanno parte alla post season, resta solo da stabilire come si posizioneranno nella griglia di partenza e quante concrete chance avranno di arrivare fino in fondo. L’avvento di Delio Rossi in panchina, infatti, diventa la variabile impazzita che può far saltare il banco, e dare nuovo slancio alle ambizioni del club dauno. Se alla fine sarà un “crescendo rossiniano”, e il Foggia dell’ultimo corso risulterà il migliore in assoluto del triennio lo si capirà strada facendo, anche se le possibilità di fare da terzo incomodo crescono a vista d’occhio dopo l’ultimo ribaltone.
Due stagioni fa la squadra di Marco Marchionni che si piazzò nona a 51 punti seppe spingersi fino al secondo turno eliminando il Catania (a casa propria), prima di arrendersi al Bari di Auteri al San Nicola. Nella scorsa edizione fece meglio il Foggia targato Zdenek Zeman, alla fine settimo (sarebbe stato sesto senza l’esclusione del Catania ndr) a quota 54, ma in 36 gare complessive disputate. E poi capace di superare al primo turno la Turris (allo Zaccheria), l’Avellino al Partenio-Lombardi nel secondo,e poi nella successiva fase nazionale cedere alla Virtus Entella nella gara di ritorno a Chiavari che si portò dietro qualche legittimo rimpianto.
Il Foggia ultima versione, senza ombra di dubbio il più controverso e bizzarro per tutti gli eventi e le storture che hanno finora punteggiato il suo cammino, potrebbe ora prendersi la scena e passare agli annali come quello che, contro ogni previsione, è riuscito a mettere tutti d’accordo per quello che potrebbe essere l’epilogo inatteso: ipotesi possibile, anche se la strada è ancora lunga da percorrere ed irta di ostacoli.
Ma ora il vento sembra essere cambiato, è stato sufficiente tornare al successo a Messina per scacciare in un angolo i cattivi pensieri e ritrovare l’ottimismo, che da queste parti troppo spesso alberga anche quando magari è immotivato: l’effetto-Rossi ha già contagiato l’ambiente, sarà forse perché il 63enne tecnico romagnolo la C l’ha già vinta (nel ‘94 con la Salernitana nel suo unico precedente in terza serie) ed anche gli spareggi sono una sua specialità, visto che con il Bologna in B fece Bingo nel 2015.
Se davvero l’impresa può essere alla portata lo si capirà fra non molto, per ora però c’è da chiudere al meglio la stagione regolare, davanti ancora 3 gare (doppia casalinga con Giugliano e Turris e trasferta a Catanzaro) per migliorare il piazzamento finale. E perché no, per far meglio del Foggia di Zeman, che ufficialmente chiuse a 54, ma che in realtà sul campo di punti ne totalizzò 60, considerato che contro il Catania fece bottino pieno fra andata e ritorno.
La scorsa stagione al tramonto del campionato furono 13 le vittorie, 15 i pari (dato inusuale per una squadra di Zeman) ed 8 sconfitte. Per 62 gol complessivi e 51 al passivo.
Ad oggi, dopo 35 turni, sono già 16 le vittorie, appena 7 i pari e ben 12 i ko. Per un totale di 52 gol fatti e 42 subìti.
Numeri che nel complesso si equivalgono, anche se le risorse messe in campo da Canonico quest’anno sono di ben altra consistenza rispetto a quelle risicate della stagione scorsa, in cui Zeman e Pavone fecero le nozze coi fichi secchi.
Chiusa frettolosamente la parentesi con il tecnico boemo, la proprietà ha rilanciato, obiettivo dichiarato migliorare l’ultimo piazzamento cercando magari di finire fra le prime 3-4: traguardo che è ancora alla portata, sebbene le due parentesi con Boscaglia prima e Somma poi in panchina hanno fruttato solo 13 punti in 11 gare. Finendo così con il diventare il più grande rammarico di una annata che, fosse stata programmata avvalendosi di specifiche competenze sul piano squisitamente tecnico avrebbe prodotto sicuramente risultati diversi.
Essere rimasti a galla anche nel momento di maggiore affanno, quando soprattutto sono venuti meno determinati riferimenti, è un merito che va ascritto al gruppo, che ha sempre mostrato di essere coeso e compatto. E che ha abbassato la guardia solo nell’ultimissimo scorcio di stagione, quando con Somma in panchina erano venuti meno i presupposti più elementari per raggiungere l’obiettivo dichiarato dei playoff.
A Delio Rossi, che fungerà da “normalizzatore”, spetterà anche il compito di toccare certe corde dei suoi per spingerli ad andare oltre. Non sarà facile dopo questa incredibile annata trascorsa sempre sulle montagne russe e alla perenne ricerca di una stabilità che raramente ha fatto capolino. Ma provarci non costa nulla, e se Canonico dovesse decidere una volta per tutte di farsi più in là limitandosi a fare da semplice spettatore, chissà...
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